lunedì 31 dicembre 2012

Un buon proposito

Nel 2013 vorrei imparare ad essere come mio figlio. Cioè ridere con tutta la faccia quando mi diverto.

Urlare di gioia o di rabbia senza paura che gli altri disapprovino. Ribellarmi con forza a quello che non mi piace. Cambiare posizione a tutti i costi quando qualcosa mi annoia.

Essere pura, semplice, coerente, un po' rompipalle. Bella. Curiosa. Simpatica.

Guardare ancora tutto con stupore, scoprire la vita poco a poco senza fretta.

Mangiare con gusto, non lasciare nulla indietro, afferrare le cose come se non dovessero più tornare.

Piangere. Tanto, spesso, forte. Tirare tutto fuori. Dire agli altri che ci sono anch'io. Essere egocentrica, ecco. Molto egocentrica.

E crescere, vorrei crescere a vista d'occhio come lui. Non credere di sapere tutto, di controllare tutto, di aver visto tutto, di aver fatto tutto. Avere la sensazione inconscia che tutto deve ancora passarmi davanti. E che il meglio deve ancora venire. Buon anno.

venerdì 21 dicembre 2012

Il giorno della marmotta

Certo che come fine del mondo è un po' debole.

Passata la mezzanotte è andato in scena il solito concertino d'oboe, padre e figlio, uno da un lato e uno dall'altro. Se si dovesse mai dubitare su chi sia il padre di ET, basta ascoltarli di notte. Una prova inconfutabile.

Stamattina Vittorio si è pisciato sulla tutina pulita come tutte le mattine degli ultimo quattro mesi.

Io sono inciampata sul solito filo elettrico dell'albero di Natale (che io stessa ho intelligentemente posizionato su un passaggio della casa) rischiando di morire per la seicentesima volta.

Sono andata a fare la doccia e ho anche oggi dimenticato di avvertire la tata, che ha prontamente e diligentemente riempito il secchio di acqua calda mentre mi sciacquavo la testa.

Più che la fine del mondo mi pare il giorno della marmotta. Insomma mi aspettavo una roba un filo più scenica.

mercoledì 19 dicembre 2012

La verità subito

A diventare madri infami è un attimo. Basta andare a fare una passeggiata. Giornata di sole e vento forte, ET vestito come se i Maya fossero in anticipo di due giorni, il nuovo genialissimo marsupio della BabyBjorn, un papà allegro e insolitamente libero per pranzo.

Via della Pace, caffettino, e ti imbatti in una gigantesca carrozzina con dentro un nano di una cinquantina di cm. Senza guardare chi ci sia intorno esclamo spontanea: "guardalo, dorme come un angelo". Fuori campo una vocina tenue e un po' irritata: "a-ha.. Questo non dorme mai".

Alzo gli occhi e incrocio lo sguardo di una poco più che ventenne. Capello esploso, occhiaie color sottobosco, carnagione giallo pallido. Praticamente me tre mesi fa.
Mi fissa come se fossi Fatima pronta a svelarle il terzo segreto.

Io: lo allatti al seno?
Lei: sì, ha preso un chilo in 20 giorni. Ma di notte si sveglia ogni ora. però a un certo punto dormirà, no?

Lì le alternative erano due. Dirle la verità o mentire spudoratamente come avrebbe voluto lei. Una bugia a fin di bene. No. Ho scelto la prima.

"Cara, no, non dormirà per ancora molto, molto tempo. Fattene una ragione e passa in fretta al latte artificiale, così di notte glielo dà anche il padre... Lo vedo molto più riposato di te".

Lui mi ha lanciato un'occhiata che mi ha carbonizzato il cappotto. Lei ci ha ragionato su e poi sconsolata ha sussurrato "è un'ipotesi".

Ho lasciato in fretta il bar per paura che oltre il cappotto finisse carbonizzato anche ET.

Non so in quale momento esatto sia accaduto di passare dall'altro lato della barricata. Da pecorella smarrita a madre infame. Eppure è accaduto. Sarà perché a me il primo mese non è mai successo di sentire la verità. Incontravo solo donne Napisan "Miofigliodormetuttalanottedalgiornoprimadinasceremachestranocheiltuonondormemavedraicheèsoloquestionedigiornimagaridiore". Morite tutte, donne Napisan. Non mi avrete.

lunedì 17 dicembre 2012

Battesimo DIY #3 - bomboniere

Dopo una lunga preparazione, ieri finalmente abbiamo celebrato il nano-battesimo. E come mi ero ripromessa, dopo gli addobbi e i biglietti oggi pubblico il tutorial delle bomboniere DIY.

Perché il solito ninnolo d'argento che finisce dimenticato e ricoperto di polvere in qualche cassetto? Io ho scelto "i biscotti di Vittorio", un barattolo pieno degli ingredienti per realizzare a casa i biscotti aggiungendo pochi semplici elementi. E poi il vasetto si può usare come contenitore.

Ho comprato barattoli di vetro da 500ml senza scritte. Non quelli 'quattro stagioni' di Bormioli perché hanno i rilievi e l'effetto finale è pessimo. Poi ho versato (e pressato bene sul fondo) nell'ordine:

Farina 150gr
avena e gocce di cioccolato a piacimento. Nel mio caso, anche le M&M's azzurre e avorio con scritto Vittorio
zucchero di canna 70gr
zucchero bianco 70gr

Per il cappuccio, fogli di feltro e spago da pacchi. E sul retro le istruzioni per l'uso.

Poi le etichette. Io le ho disegnate apposta per questa occasione, ma se ne possono trovare di mille tipi su internet gratuitamente.
Facile :)

Scrivo qui il testo riportato sul retro, così che chiunque volesse tentare possa copiare e incollare:

"Accendi il forno a 180 gradi. Versa il contenuto di questo vasetto in una ciotola. Aggiungi per prima cosa una bustina di lievito e mescola bene. Poi un uovo, 100 grammi di burro sciolto, una bustina di vanillina. Forma delle palline di un diametro di max 3 cm e disponile su carta da forno. Assicurati che siano ben distanziate sulla teglia per evitare che i biscotti si uniscano fra loro. Cuoci per 8/10 minuti fino a doratura."

Seguiranno resoconto del battesimo e foto della splendida torta realizzata da Tatiana Rendo, di Taty's Patisserie.








sabato 15 dicembre 2012

Problemi di empatia

Dottore, mi sono stancata di allattare al seno.

Di già? Come si stanca facile, lei.

Ma... Sono quattro mesi che lo allatto al seno.

E allora? Lei lo sa che ci sono donne bravissime che lo allattano fino ai nove mesi? Anche un anno?

Ma... Io ho di nuovo bisogno dei miei spazi, di pensare un po' a me. Mi sento spossata, faccio fatica.

Spazi, spazi, che vuol dire? Lei lo sa quante donne vorrebbero avere il lusso che ha lei, allattare al seno, e non possono perché non hanno il latte?

Ma... Si, lo capisco... Infatti speravo di potermi tirare il mio per farlo dare da altri. Purtroppo con il tiralatte non esce granché...

Ma figuriamoci, ora lei mi vuole dire che non riesce a tirarsi il latte... Lo fanno tutte. Se c'è, c'è. A un certo punto esce.

Ma veramente... Io sto due ore in bagno a tirare... Ed escono 50ml... Vittorio ne beve quasi 200 alla volta...

Esagerata. Ma non mi interessa. Lei lo sa che nel suo latte ci sono gli anticorpi, e che il suo latte è il prodotto migliore che può dare a suo figlio? Lo sa?

Sì, lo so... Ma... a gennaio ricomincio a lavorare e devo capire se la tata è capace di dargli da mangiare al posto mio...

Mi faccia capire, SSSignora. La baby-sitter (detto con ghigno di sdegno, ndr) ha bisogno di un corso di laurea per dare il latte a un neonato? Non credo, no?

Ma... vorrei un distacco graduale...

Graduale dice? E le serve un mese per un distacco graduale? Basta molto meno, su. Tutte storie.

Dottore... Posso farle una domanda?

Dica.

Lei ha figli? Una moglie?

No, sono single.

Dottore...

Sì?

Ma...vaaaaaafffancuuuuuulo.

venerdì 14 dicembre 2012

Una data, una garanzia

14 dicembre 2010. Divento giornalista professionista. La sera brindo con champagne e amatriciana alla Taverna Trilussa; poi torno a casa, la mia casa nuova di trinca, a piedi con il mio boyfriend. Mi faccio un bagno caldo, ascolto un po' di musica. Il pensiero del giorno è: nella vita non mi manca niente.

14 dicembre 2011. Poggio una provetta sul lavandino, dopo tre secondi si colora una tacca. Dopo 5 anche l'altra. Scopro così, da sola a casa mia, di essere incinta. Piango ininterrottaamente - di gioia / di paura / di tutto - fino all'ora di cena. E brindo all'Enoteca Ferrara con gulash e brunello. Una cosetta leggera che Vittorio deve aver gradito. Torno a casa a piedi col mio boyfriend. Mi stendo sul letto con lui e comincio a realizzare che l'anno prossimo di questo periodo avrò un figlio di circa quattro mesi. Oddio. Però che bello, il prossimo Natale siamo in tre. Pensiero del giorno: nella vita non mi sto facendo mancare niente.

14 dicembre 2012: eccolo qua. Il mostro ieri ha compiuto i famosi 4 mesi e nel frattempo:
- Sono andata in groppa a un cammello nel cuore del deserto marocchino mentre lui era un fagiolo di 3 cm, per la gioia dei nonni e del mio ginecologo.
- Ho adottato felicemente il metodo "ciò che non strozza ingrassa", mangiando ogni cosa commestibile per quasi dieci mesi e prendendo DICIOTTO CHILI CIRCA. Da lì ho capito quanto mi ama mia madre, che mi incontrava e diceva "amore, come sei bella, non ti sei ingrassata per niente". A Parigi il commesso di Ladurée mi guardava con gli occhi di fuori: "ma sono tutti per lei?". Ed era solo l'inizio, ero incinta e non lo sapevo. Figuriamoci dopo.




- All'ottavo mese ho contratto la Toxoplasmosi (in un mare di cretinate, consentitemi una parentesi molto seria). Quante ne ho sentite... "un pezzetto di prosciutto crudo che sarà mai? Ti pare che uso l'amuchina per lavare la verdura? La carne stracotta mi fa schifo, se la mangio al sangue non mi succederà niente". Bene, mettete su un piatto della bilancia il vostro irrinunciabile pezzo di prosciutto; sull'altro, la possibilità (poi non così remota) che vostro figlio nasca malformato, epilettico, ritardato, sordo, cieco, autistico. Che scegliete? Io sono stata fortunata perché ho contratto il parassita tardi, Vittorio era già perfettamente formato. Ma mi sono imbottita di antibiotici e non ho chiuso occhio per due mesi. Oltre ad essermi sentita una perfetta idiota. Chi si imbatte nella toxo nel primo trimestre rischia molto, molto di più. Datemi retta, il gioco non vale la candela.
- Torniamo alle stupidaggini. Ho assistito a una delle estati più calde della storia, con punte di 44 gradi reali e 120 percepiti (da me): mi aggiravo per il quartiere con Birkenstock taglia 40 ai piedi, leggings vecchi di vent'anni, magliette XXXXL, una pancia che di profilo ero Vito Catozzo, le mani sui lombari e con scritto in faccia "se non ti muovi a uscire da qui il motorino te lo scordi". La gattara di Trastevere in confronto a me era una pariolina snob.
- Il fatto di nascere non era una prerogativa di mio figlio. Stava bene là dentro, mangiava come un camionista e nuotava felice in litri di liquido amniotico. Il 13 agosto gli ho dovuto dare lo sfratto esecutivo. Per convincerlo che c'erano cose interessanti anche qui fuori mi ci sono volute otto ore più due di anestesia totale, un'anemia che ero gialla come un limone, un livido sulle chiappe che sembravo il capo del Pianeta delle scimmie. Insomma, Vittorio è un osso duro.
Ieri ho festeggiato la sua presenza sulla Terra e le sue prime OTTO ore di sonno (seguirà post) con massaggio rilassante, doccia chilometrica e sushi. Che sensazione di... benessere, leggerezza, mancanza. L'ho sbolognato per la prima volta ai nonni. Ha giocato, ha guardato la televisione, ha emesso i suoi urletti spaccatimpani, ma soprattutto ha pianto come solo lui sa fare. L'osso duro. Quando sono tornata a prenderlo, il tempo di suonare al citofono e ho trovato la guida rossa dal portone alla macchina, Vittorio già vestito e mio padre che apriva le porte per aiutarci a uscire. Della serie, ripigliatevelo.
Pensiero di oggi: nella vita mi manca il sonno, ma per il resto ho proprio tutto tutto.

mercoledì 12 dicembre 2012

Una svolta al black thursday

Quando tata Thelma si dà malata per la terza volta in dieci giorni.

Quando ti dà un preavviso di venti minuti scarsi.

Quando casa tua sembra Marrakech nell'ora di punta.

Quando E.T. decide che in fondo la notte è molto più divertente del giorno e che per dormire ha tutta la vita davanti.

Quando il biscotto Plasmon in polvere dentro la pera lo manda in estasi e decide di sputazzarlo come una mitragliatrice sul tuo golf di cachemire nuovo - sul muro - per terra - sui capelli - sui calzini - in faccia.

Quando ti maledici per il battesimo fai-da-te e l'albero fai-da-te e i regali fai-da-te e decidi che d'ora in poi vuoi solo fatelo-voi.

Quando i tuoi jeans preferiti non ti entrano.

Quando non ti entrano nemmeno i non preferiti.

Quando questo VBT (very black thursday) sembra durare centoquindici ore.

Soprattutto, quando realizzi che sono le 16 e non hai ancora fatto nulla per ingrassare, c'è solo un rimedio. Entrare da Cristalli di Zucchero e spazzolare tutto quello che trovi. Partire col salato e planare sul dolce.

Minicakedisalmoneemango. Stop. Crostinoconuovodiquaglia. Stop. Creminapiselliepeperoniconpancettacroccante. Stop. Crostinocaprinoealbicoccaetimo. Stop. Minicheesecake. Stop. Minidolcettoconearlgrey. Stop. Minicannolino. Stop.

Ok, ora va MOLTO meglio. La cellulite è salva. Morirò?

















martedì 11 dicembre 2012

I grandi progressi di E.T.


video


Inspiegabilmente, senza preavviso, tutto d'un tratto. E.T. si è alzato. Si è semplicemente tirato su. Così.

Da sdraiato (cioè dalla sua tipica posizione in cui nell'ordine: mi fa la pipì in faccia quando gli cambio il pannolino; fa la cacca sulle lenzuola appena cambiate; rigurgita mezza poppata sul vestitino nuovo che gli ha regalato la nonna; diventa blu quando gli infilo le maniche lunghe, vai a capire perché ce l'ha tanto con le maniche lunghe) si è messo seduto. Davanti agli occhi increduli miei e di suo padre. Lo sguardo concentrato, le labbra arricciate nello sforzo, il busto tremolante e instabile, gli occhi fissi sui piedi, quegli sconosciuti. E poi quell'espressione beata di chi si sta auto-adulando: "quanto sono bravo". Un sorrisetto impercettibile.

I passaggi epocali avvengono così, senza gradualità, in due minuti. Si vede che ci teneva a dirci "guardate che sono diventato grandissimo". Effettivamente in un battito di ciglia sono trascorsi tredici mesi da quando era solo un fagiolo millimetrico. Oggi pesa sette chili, è lungo sessantasette centimetri. Un totano gigante. Che ora si mette pure seduto. Ecco il suo regalo di Natale anticipato.

Diciamo che questa meravigliosa novità va a compensare la sterzata nei ritmi notturni delle ultime settimane. Ero così felice, fiera, quasi tronfia di poter rispondere a chi mi chiedeva scettico: "ma la notte dorme?". Che spettacolo potergli dire "beh non mi lamento, sei ore più o meno le regge". 

Ora si sveglia ogni due. Sciocca, sciocca, sciocchissima me.

lunedì 10 dicembre 2012

Piazza Navona Pop

Non si poteva non fare. Le donne Napisan non lo avrebbero fatto, ovvio. A maggior ragione io DOVEVO farlo. Andare a piazza Navona nel weekend dell'8 dicembre. Anzi, nello specifico di domenica alle 3. Che è un po' come mangiare i bucatini all'amatriciana senza fazzoletto. Sai già cosa ti aspetta.

E così, in barba ad ogni legge fisica sulla saturazione dello spazio e soprattutto contro tutte le ragioni del buon senso, io e il papà di E.T. lo abbiamo messo sottovuoto causa freddo gelido e vento forte. E lo abbiamo portato in quel luogo magico in cui a Natale da piccolina mi perdevo con lo sguardo.

Diciamo che l'effetto finale è sempre lo stesso, ma in trent'anni le cose sono un po' cambiate. Ai miei tempi il massimo del palloncino gonfiato erano Titti e Silvestrino. Oggi c'è Avatar in dimensione originale, che per carità, è anche bellino ma ti mette in soggezione da morire.

Le calze della befana erano di iuta, piccole, sobrie. Ieri un indiano me ne voleva vendere per forza una alta un metro e venti che per riempirla gli avrei dovuto fare un bonifico. Fucsia. Zebrata. Con le paillettes. Per Vittorio. Va bene che sono moderna ma c'è un limite a tutto.

E poi le ciambelle con lo zucchero transgeniche, identiche al passato ma di sette taglie più grandi.

Babbo Natale, quello che sta fisso da quarant'anni sotto la chiesa con la slitta e le renne di peluche, sembrava Dan Akroyd nel film 'Una poltrona per due' quando diventa povero e ruba i salmoni al ricevimento. Che io mi chiedo quale bambino lobotomizzato mai potrà credere che quello è Babbo Natale. Neanche a spiegargli che è un delegato in tempo di crisi, tanto è brutto e magrolino.

Era tutto comunque bello, il cielo azzurro intenso, la piazza illuminata dal sole. Un'orda di alieni come il mio di tutte le dimensioni, alcuni già parlanti, anzi strillanti, scorrazzanti, urtanti, nevrotici, "mammamicompriilleccaleccaaaaaaadaiiiiiiicompramicompramicompramiiiiiiiiiidaiiiiiidaaaaaaaaaaAAAAAAAiiiii" "papà matteomihadatouncalcioooooooluinonlosgridiiiiiieadessoglicompripureilgiocooooocattivOoOoooooo". Scene di ordinaria nanofollia alle quali dovrò abituarmi, credo.

Il mostro per fortuna non è ancora in quella fase: ha dormito sottovuoto per quasi tutto il tempo senza vedere assolutamente nulla.

Direte voi: che ce l'hai portato a fa'? La tradizione intanto è cominciata, e averne mi fa sentire meravigliosamente bene.













sabato 8 dicembre 2012

Le Mostrolimpiadi

Il mostro ha un rapporto molto particolare con i sonagli e i giochi in generale. O li ama come se al mondo nient'altro abbia realmente un senso. Vedi la giostrina con le apette, che per un mese mi ha concesso l'opportunità di andare al bagno in pace senza la sirena in sottofondo. Credevo sarebbe durato per sempre, quello sguardo innamorato e sognatore al passaggio dell'ape arancione, sua unica indiscussa passione. E invece mi sbagliavo. Un bel giorno il mostro ha deciso che le apette gli piacevano ma solo se a guardarle c'ero anch'io. Della serie, tu me le affibbi, e ora te le subisci con me. Appena provavo in punta di piedi ad allontanarmi girava la testa come il velociraptor di Jurassic Park. Tempo 6 secondi e scattava l'allarme. Fine di un sogno.

Dicevo, o ama i giochi alla follia, oppure li guarda con un'espressione che in sintesi dice: "Non capisco. Da che pianeta arriva?". Mi verrebbe da rispondergli "dal tuo, piccolo mostro a cui non piace niente di niente e che non lasci nemmeno la tua navicella madre andare al bagno in santa pace". Ma poi mi trattengo pensando alle donne Napisan e gli sfodero un bel sorriso.

Comunque ho tirato le somme e ho indetto le Mostrolimpiadi. Le olimpiadi dei sonagli che Vittorio possiede al momento.

In quinta posizione, il coniglio appeso. Firmato Gap. L'ho comprato con un entusiasmo tale che sembrava lo stessi scegliendo per me. Senza contare che lo tiri e lui fa una musichina dolcissima. E.T. l'ha guardato, ghigno schifato, si è voltato dall'altra parte e ha fissato la parete per un quarto d'ora. C'è esplicitazione più chiara e trasparente di questa?

In quarta posizione, l'orsetto dudu firmato Ikea. Poco pagare, poco avere. Lo dice anche Tata Thelma, è una garanzia. Glielo abbiamo comprato prima che arrivasse da Marte. Non se lo è mai filato, ma non lo accettavo e ho sempre voluto darmi delle giustificazioni: "E' piccolo, ancora non vede, non mette a fuoco e non può apprezzarlo" - "E' un dudu senza musichina, deve ancora crescere per vederlo con altri occhi". Sono passati quasi 4 mesi e continua a guardare con più interesse le ombre sul soffitto.

Veniamo alla terza posizione. La rana verde e rosa della Chicco. Sonaglio potente. Così potente che all'inizio il mostro ne è rimasto traumatizzato. Poi ha capito che era innocua e ad oggi è convinto che il gioco sia infilarla tutta in bocca, ignorando l'abc della geometria. Continua a non avere la più pallida idea di come usare il sonaglio. Sulla scatola c'è scritto che è per bambini superiori ai 3 mesi, perciò tutto torna. Lui non è un bambino, è un mostro. Per questo non è capace.

Seconda posizione. A una spanna dal primo posto, c'è lui. L'ORSO BUCO. Giuro che ogni riferimento alla sessualità del sonaglio è puramente casuale. Il nome infausto è stato scelto dal papà di Vittorio alle 21.30, in orario di cena e con il miraggio dell'ossobuco che io cucino tanto bene.
Il nano ADORA l'orso buco e glielo dimostra addentandolo. Ma il pelo corto lo fa sputazzare per delle mezze ore e così desiste lanciandolo per terra. E' il cosiddetto sonaglio paraculo: ci hanno messo il cuore di gomma per farlo mordere, ma il resto è di peluche. Ora va bene che il neonato è essere pensante... ma non abbastanza da sapere cosa infilare in bocca.





Vince a mani basse Mister Palle (anche questo nome è stato individuato con non si sa quale logica dal padre di E.T.). Gioco della ItsImagical pensato per neonati di almeno 6 mesi. Ma Vittorio se ne frega e lo guarda roteare sul tavolo con ammirazione totale. 

venerdì 7 dicembre 2012

Battesimo DIY #2 - addobbi






Organizzazione del battesimo di un povero bimbo figlio di una casalinga disperata. Parte seconda.

Nella prima c'erano i biglietti d'invito. Ora veniamo ai simpatici addobbini da piazzare in giro per il luogo deputato al mini rinfresco. I mitici pom pom di carta. Di tutte le dimensioni e (volendo) di tutti i colori. Venghino, siori, venghino.

Comincio con 10 fogli di carta velina A4. Li piego a soffietto. Poi spunto le estremità - si possono fare stondate o a punta. Poi lego il centro con un filo di ferro sottile. Va bene anche quello plastificato verde da giardino.



Poi armata di santa pazienza comincio a sfogliare le pieghe una per una, prima un lato e poi l'altro. Va fatto con delicatezza altrimenti vi resta in mano mezzo pom pom.



Risultato finale, eccolo. Sono veloci da fare ed economici. Martha Stewart li vende in set da 5 e costano intorno ai 30$... A me 5 pom pom grandi sono costati poco più di 5€. 




mercoledì 5 dicembre 2012

L'arrivo di tata Thelma

Da due giorni il mostro ha una tata. Tata Thelma. Avete presente quella della mitica coppia del film? Lei non c'entra niente.

E' filippina, simpatica, cicciotta. La prima volta che l'ho incontrata si è girata verso il nano e gli ha esclamato: "Ciao, Bittò". Lui l'ha studiata 4 secondi e poi ha sfoderato il più sdentato dei suoi sorrisi. Da lì è solo amore. E speriamo che sia duraturo, perché io ho la schiena rotta e sono l'ombra di me stessa. Magari riesco pure a riprendere in mano la mia vita, hai visto mai.

Ad ora i due sembrano avere una certa intesa. Dopo pochi minuti dal suo arrivo, lei lo ha guardato e gli ha detto: "Bittò, tata Thelma ti fa fare ghimnastica". Gli ha preso le mani e ha cominciato a dimenarle su e giù, fuori e dentro, destra sinistra, come se fossero le sue. "Uno e due, one two three. Uno e due, one two three". Un misto di itafilippinglese non proprio rassicurante per la crescita verbale del nano. Comunque. Lei sostiene che la 'ghimnastica' lo farà crescere bene. Bah. 

Già me lo vedevo piangere come un pazzo, diventare blu come fa sempre. Invece la guardava come se avesse visto la Madonna, e una volta preso il ritmo ha cominciato a trovare la cosa molto più divertente della ranocchia coi sonagli che gli propino io. Il ragionier Fantozzi in versione ginnica. Dopo tre mesi io di mio figlio non ho capito assolutamente niente.

Mi solleva pensare che diventerà grande in un attimo. Via i pannolini. Via il latte. Via i pianti ininterrotti. Un miraggio, una chimera. Ma poi penso a quello che mi dicono tutti. "Goditela, Manuela, che in un baleno te lo ritrovi in piedi, alto due metri, che fa lo scemo dietro alle donne."

Ora non corriamo troppo. Mi va tutto bene, ma immaginarlo con l'altro sesso all'infuori di me, per adesso può solo limitarsi a questo.










martedì 4 dicembre 2012

Battesimo DIY - gli inviti



Un Battesimo fai-da-te. O abbreviato in inglese, DIY, do it yourself. Le bomboniere, gli addobbi, i cupcakes, gli inviti. Della serie, non avere niente di meglio da fare.

Nella noia mortale di alcuni - rari - pomeriggi in cui il mostro dormiva, ho pensato che avrei potuto sfruttare il tempo per usare le mani. Volevo che al mini rinfresco ci fosse un tema ricorrente e ho scelto un elefantino stilizzato, segno di buona fortuna. E poi i colori, azzurro chiarissimo e avorio. E qualche macchia di rosso.

I biglietti d'invito eccoli.



Sono partita stampando in serie le immagini da ritagliare e poi incollare sul cartoncino.
...dietro ad ogni elefantino ho incollato un rialzo. si può usare qualunque cosa, ma una molla fatta con la carta è la cosa migliore per dargli mobilità.
...poi ho tagliato un pezzo di fil di ferro, che ho modellato con le mani e avvolto sulla base del palloncino.
...ho incollato il fil di ferro già modellato e unito al palloncino sul retro dell'elefante. La colla a caldo lo blocca completamente ed evita che si giri.
...infine ho incollato la molla sul biglietto, che ho ritagliato da un enorme foglio di cartoncino da 250 gr ruvido. Per tenerlo unito con il foglietto interno si può usare un filo di iuta o simile, da annodare alla base del biglietto.