Non capivo perché col diluvio universale, con la stanchezza di una giornata d'inferno, con Vittorio da sciacquettare e una cena un po' triste ma incredibilmente pronta in frigo, Lui insistesse tanto perché andassimo a cena nel mio ristorante preferito. A tutti i costi.
Una volta seduti davanti a quel sushi bar gonfio dei miei amati piattini colorati, e io lì a seguire tutto quel ben di dio con lo sguardo come una che non mangia da due vite, mi dice: "e il vino non lo vuoi?". Lui che non lo beve da quasi un anno, in totale adempimento di un fioretto durissimo fatto per scongiurare gli effetti della toxoplasmosi su Vittorio: niente fumo e alcol per 12 mesi.
Una volta avuto il mio bel calice di bianco, e lui con la sua misera acqua liscia, compiamo il solito rito. Intingo un dito nel mio bicchiere e ci bagno il suo, cosicché possiamo brindare.
"Non ti sembra un po' esagerato tutto questo per l'onomastico di nostro figlio? Io il mio non so nemmeno quand'è."
"Non è un buon motivo per brindare?"
"Mah... Per carità eh... Però..."
"Hai ragione. Te ne do uno migliore?"
"Ecco, sì, grazie..."
"Mi hanno firmato i documenti del divorzio. Dopo l'estate ci sarà l'udienza... E poi..."
Ci siamo guardati ridendo, con la stessa cosa in testa: "...Abbiamo esaurito le scuse per non sposarci".
Abbiamo brindato a noi. E poi mi sono ingozzata di sushi, come sempre. E sono tornata a casa satolla, felice e vagamente nauseata dal wasabi.
P.s.: dovevamo convolare a nozze fra un mese esatto da oggi. Il 22 giugno. Ma il "destino" ha voluto che l'iter per chiudere i conti col passato fosse più lungo e in salita del previsto. Guardo il bicchiere mezzo pieno: Vittorio fra un anno sarà perfettamente in grado di portarci le fedi. O di scappare via con esse, ipotesi niente affatto da escludere.
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mercoledì 22 maggio 2013
martedì 19 marzo 2013
My black tuesday
Ho le borse sotto gli occhi.
Le labbra secche.
Sonno, una montagna invalicabile di sonno arretrato. Cinque caffè macchiati al ginseng del distributore automatico nello stomaco.
Ho fame. Mi perdo gli anelli (sono a dieta da tre mesi ma per ora mi sono dimagrite solo le dita).
Sono sopraffatta da materiale giocoliero di Telefono Casa che spunta come i funghi da ogni angolo della mia vita.
Ho litigato con Lui proprio il giorno della sua prima festa del papà. Vorrei affogare in una piscina di bignè di San Giuseppe, rigorosamente fritti.
Devo scrivere due servizi. Uno sulle primarie del centrosinistra a Roma. Un altro sulle consultazioni.
Speriamo che domani arrivi presto.
Le labbra secche.
Sonno, una montagna invalicabile di sonno arretrato. Cinque caffè macchiati al ginseng del distributore automatico nello stomaco.
Ho fame. Mi perdo gli anelli (sono a dieta da tre mesi ma per ora mi sono dimagrite solo le dita).
Sono sopraffatta da materiale giocoliero di Telefono Casa che spunta come i funghi da ogni angolo della mia vita.
Ho litigato con Lui proprio il giorno della sua prima festa del papà. Vorrei affogare in una piscina di bignè di San Giuseppe, rigorosamente fritti.
Devo scrivere due servizi. Uno sulle primarie del centrosinistra a Roma. Un altro sulle consultazioni.
Speriamo che domani arrivi presto.
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mercoledì 13 febbraio 2013
Auguri!
Ciao, tu.
Oggi compi sei mesi, lo sai? Sei grande. Hai il doppio dell'età rispetto a quando ho deciso di dare il via a questo blog.
Nel frattempo sono successe un sacco di cose. La prima è che ti amo il doppio di quando sei nato.
Che altro dire? Con te gli schemi saltano, il tempo vola, il controllo è precluso, le priorità si invertono. E mi ci è voluto un po' per accettare una mole tanto grande di cambiamenti.
Non ti vedo da domenica perché entrambi siamo sotto scacco dell'influenza. E mi manchi! Mi manchi un casino. Non vedo l'ora di riabbracciarti, cullarti fino al sonno più profondo, nutrirti, farti ridere. Esserci.
Auguri, amore mio!
Oggi compi sei mesi, lo sai? Sei grande. Hai il doppio dell'età rispetto a quando ho deciso di dare il via a questo blog.
Nel frattempo sono successe un sacco di cose. La prima è che ti amo il doppio di quando sei nato.
Che altro dire? Con te gli schemi saltano, il tempo vola, il controllo è precluso, le priorità si invertono. E mi ci è voluto un po' per accettare una mole tanto grande di cambiamenti.
Non ti vedo da domenica perché entrambi siamo sotto scacco dell'influenza. E mi manchi! Mi manchi un casino. Non vedo l'ora di riabbracciarti, cullarti fino al sonno più profondo, nutrirti, farti ridere. Esserci.
Auguri, amore mio!
giovedì 22 novembre 2012
Pane, Roma e fantasia
Roma sa trasformare una giornata qualsiasi in poesia.
Un muro che cade a pezzi, due tappeti, un gatto. Qualche luce natalizia e una vecchia lanterna. A Roma basta poco per farti sentire parte di qualcosa di romantico e reale.
Una passeggiata fra le rovine del Ghetto, quel forno piccolo piccolo ma che profuma di frolla tutto il Portico d'Ottavia. Due passi verso piazza Campitelli, quella salita stretta e tortuosa nascosta dietro una porticina che in pochi notano. Farla scoprire a due amiche e riscoprirla tu stessa ogni volta.
Un passeggino con un nano che dorme sereno e ti fa respirare, guardare, assaporare. Ricordare per due ore che sei anche ragazza, oltre che mamma.
Quella vetrina con le prime ghirlande natalizie, i segnaposto coi pupazzi di neve, gli gnomi e le bacche rosse e tornare a 20 anni fa, quando facevi già il conto alla rovescia e buttavi giù una prima bozza della lista di regali da chiedere a mamma e papà. E pensare con un brivido che fra qualche anno quella lista arriverà a te. Ti fa venire voglia di vestire il nano da elfo, fargli mille foto e farti odiare quando da grande gliele mostrerai.
Piazza Farnese, un caffè e quattro chiacchiere e la gente e la vita che ti scorre intorno frenetica e colorata e quei sampietrini così belli e così sconnessi, un po' come me.
Una voglia infinita di rimanere ferma qui per sempre, ai miei trent'anni, alle amiche nuove che mi piace come ridono, a una Roma che ancora mi commuove e mi fa stare bene, mi abbraccia e mi rincuora.
Un muro che cade a pezzi, due tappeti, un gatto. Qualche luce natalizia e una vecchia lanterna. A Roma basta poco per farti sentire parte di qualcosa di romantico e reale.
Una passeggiata fra le rovine del Ghetto, quel forno piccolo piccolo ma che profuma di frolla tutto il Portico d'Ottavia. Due passi verso piazza Campitelli, quella salita stretta e tortuosa nascosta dietro una porticina che in pochi notano. Farla scoprire a due amiche e riscoprirla tu stessa ogni volta.
Un passeggino con un nano che dorme sereno e ti fa respirare, guardare, assaporare. Ricordare per due ore che sei anche ragazza, oltre che mamma.
Quella vetrina con le prime ghirlande natalizie, i segnaposto coi pupazzi di neve, gli gnomi e le bacche rosse e tornare a 20 anni fa, quando facevi già il conto alla rovescia e buttavi giù una prima bozza della lista di regali da chiedere a mamma e papà. E pensare con un brivido che fra qualche anno quella lista arriverà a te. Ti fa venire voglia di vestire il nano da elfo, fargli mille foto e farti odiare quando da grande gliele mostrerai.
Piazza Farnese, un caffè e quattro chiacchiere e la gente e la vita che ti scorre intorno frenetica e colorata e quei sampietrini così belli e così sconnessi, un po' come me.
Una voglia infinita di rimanere ferma qui per sempre, ai miei trent'anni, alle amiche nuove che mi piace come ridono, a una Roma che ancora mi commuove e mi fa stare bene, mi abbraccia e mi rincuora.
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Vittorio
domenica 18 novembre 2012
Una notte, per caso
Sabato notte di un autunno travestito da inverno. Sabato di pioggia e di pigrizia. Il giorno perfetto per dare peso al tempo, per assaporare un momento a tre. In cui ognuno fa qualcosa di diverso, ma sotto lo stesso tetto, insieme.
Lui che sonnecchia beato.
Io che provo per la prima volta alle 2 di notte a fare i macarons (bello potersi nuovamente misurare con una ricetta complessa dopo la nascita di Vittorio. Magari la prossima volta scelgo un orario normale).
Il nano che scopre le manine. Il nano proprio oggi, nel giro di poche ore, scopre le sue paffute, frenetiche, meravigliose manine. Sdraiato sul lettone, le guarda come se fossero l'unica cosa che importa al mondo, in silenzio, le muove e le studia con l'attenzione di un adulto. E io mi sento così indifesa davanti a lui, all'amore immenso che provo, alla pace che mi dà osservare le sue conquiste. Basta un momento così breve e semplice per regalare un senso profondo a tutto.
Una giornata pura, fatta di niente ma piena di belle cose. Tirare fuori dall'armadio quel maglione gigante di lana che non vedi l'ora che finisca l'estate per indossarlo di nuovo. Il cappuccino gigante con un cuore sottile disegnato sulla schiuma, che ormai fanno a tutti ma che ti fa sentire tanto "a casa".
Pensare che domani anzi oggi è domenica e vedi gli amici di sempre e farai scorrere via con loro le ultime ore di una settimana importante. Il pensiero falsissimo che "tanto da lunedì dieta", e che quindi il menù del brunch sarà da ciccioni e che va bene, benissimo così.
Lui che sonnecchia beato.
Io che provo per la prima volta alle 2 di notte a fare i macarons (bello potersi nuovamente misurare con una ricetta complessa dopo la nascita di Vittorio. Magari la prossima volta scelgo un orario normale).
Il nano che scopre le manine. Il nano proprio oggi, nel giro di poche ore, scopre le sue paffute, frenetiche, meravigliose manine. Sdraiato sul lettone, le guarda come se fossero l'unica cosa che importa al mondo, in silenzio, le muove e le studia con l'attenzione di un adulto. E io mi sento così indifesa davanti a lui, all'amore immenso che provo, alla pace che mi dà osservare le sue conquiste. Basta un momento così breve e semplice per regalare un senso profondo a tutto.
Una giornata pura, fatta di niente ma piena di belle cose. Tirare fuori dall'armadio quel maglione gigante di lana che non vedi l'ora che finisca l'estate per indossarlo di nuovo. Il cappuccino gigante con un cuore sottile disegnato sulla schiuma, che ormai fanno a tutti ma che ti fa sentire tanto "a casa".
Pensare che domani anzi oggi è domenica e vedi gli amici di sempre e farai scorrere via con loro le ultime ore di una settimana importante. Il pensiero falsissimo che "tanto da lunedì dieta", e che quindi il menù del brunch sarà da ciccioni e che va bene, benissimo così.
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Vittorio
giovedì 15 novembre 2012
Mille modi di tradire
Una mia amica e una mia conoscente dividono lo stesso uomo. Già "uomo" mi suona male, ma andiamo avanti. La prima è amante, la seconda cornuta.
Mi sono venuti in mente ieri sera prima di andare a dormire, quando navigando su Facebook sono incappata in momenti di vita quotidiana di questa coppia felice. Loro due in spiaggia. Lui ride di gusto, lei lo guarda divertita. Loro due a un ricevimento. Lei lo stringe forte, lui guarda dritto in camera con l'aria di chi ha le idee chiare su tutto. In fondo felici lo sono davvero. Lei perché ignora che da qualche anno l'uomo che a breve sposerà va a letto con un'altra a intervalli regolari. Lui perché ha quello che vuole: una compagna fedele e un diversivo sessuale. Solo un diversivo sessuale, la mia amica per lui non è altro. Si vedono, lo fanno, si rivestono e si salutano.
Mi sono ritrovata davanti a quelle foto a pensare. Perché lei non si è accorta di niente? Lui è davvero così bravo? Ma soprattutto... Se lei lo sapesse, perdonerebbe e lo sposerebbe comunque?
E poi la constatazione che nessuna donna vorrebbe affrontare. Quella che di uomini come lui, con QUEL segreto nel cassetto, è pieno il mondo. Ce ne sono dietro ad ogni angolo. Magari proprio l'angolo di casa mia.
Sono andata a dormire con questo chiodo in testa: perché non io? Non potrei anch'io non essermi accorta che il mio compagno ha un'altra? Ho chiuso gli occhi pensando che se lo scoprissi, se mi rendessi conto che è solo sesso, perdonerei.
Ma poi mi sono addormentata. Tardi, alle 4, con Vittorio che di dormire non ne voleva sapere. E ho sognato. Quel maledetto sogno in cui lui mi tradisce con quella ragazza bionda che conosco ormai così bene. Non esiste nella realtà, ma ormai è così vera. Un sogno ricorrente. Ogni volta la mia immaginazione crea una specie di triangolo, in cui io sono a conoscenza di tutto ma non muovo un dito, per orgoglio, per non perdere lui. La vedo entrare dentro una casa luminosa, enorme, sulla spiaggia. La nostra casa. Spogliarsi lentamente e fargli segno di andare con lei. Lui la segue sereno, mi sorride. Dopo qualche minuto tutto è come prima, lei se ne va da dove è venuta, lui mi bacia.
Tranne stanotte. Li vedo entrare nella stanza e impazzisco di gelosia. Entro, la prendo per i capelli e la scaravento fuori dalla casa e dalla nostra vita. Vittorio nel sogno non esiste.
Ma a prescindere da lui forse no, non perdonerei.
Comunque stamattina mi sono svegliata con un macigno sullo stomaco. Il risultato però è questo. La migliore risposta che una donna possa ottenere. Che dice a modo suo: "no, non ti ho tradita".
Mi sono venuti in mente ieri sera prima di andare a dormire, quando navigando su Facebook sono incappata in momenti di vita quotidiana di questa coppia felice. Loro due in spiaggia. Lui ride di gusto, lei lo guarda divertita. Loro due a un ricevimento. Lei lo stringe forte, lui guarda dritto in camera con l'aria di chi ha le idee chiare su tutto. In fondo felici lo sono davvero. Lei perché ignora che da qualche anno l'uomo che a breve sposerà va a letto con un'altra a intervalli regolari. Lui perché ha quello che vuole: una compagna fedele e un diversivo sessuale. Solo un diversivo sessuale, la mia amica per lui non è altro. Si vedono, lo fanno, si rivestono e si salutano.
Mi sono ritrovata davanti a quelle foto a pensare. Perché lei non si è accorta di niente? Lui è davvero così bravo? Ma soprattutto... Se lei lo sapesse, perdonerebbe e lo sposerebbe comunque?
E poi la constatazione che nessuna donna vorrebbe affrontare. Quella che di uomini come lui, con QUEL segreto nel cassetto, è pieno il mondo. Ce ne sono dietro ad ogni angolo. Magari proprio l'angolo di casa mia.
Sono andata a dormire con questo chiodo in testa: perché non io? Non potrei anch'io non essermi accorta che il mio compagno ha un'altra? Ho chiuso gli occhi pensando che se lo scoprissi, se mi rendessi conto che è solo sesso, perdonerei.
Ma poi mi sono addormentata. Tardi, alle 4, con Vittorio che di dormire non ne voleva sapere. E ho sognato. Quel maledetto sogno in cui lui mi tradisce con quella ragazza bionda che conosco ormai così bene. Non esiste nella realtà, ma ormai è così vera. Un sogno ricorrente. Ogni volta la mia immaginazione crea una specie di triangolo, in cui io sono a conoscenza di tutto ma non muovo un dito, per orgoglio, per non perdere lui. La vedo entrare dentro una casa luminosa, enorme, sulla spiaggia. La nostra casa. Spogliarsi lentamente e fargli segno di andare con lei. Lui la segue sereno, mi sorride. Dopo qualche minuto tutto è come prima, lei se ne va da dove è venuta, lui mi bacia.
Tranne stanotte. Li vedo entrare nella stanza e impazzisco di gelosia. Entro, la prendo per i capelli e la scaravento fuori dalla casa e dalla nostra vita. Vittorio nel sogno non esiste.
Ma a prescindere da lui forse no, non perdonerei.
Comunque stamattina mi sono svegliata con un macigno sullo stomaco. Il risultato però è questo. La migliore risposta che una donna possa ottenere. Che dice a modo suo: "no, non ti ho tradita".
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Vittorio
martedì 13 novembre 2012
Anche Vittorio ha un segreto.
Riparto da qui. Da via Titta Scarpetta. Dalla mia casa nel cuore di Trastevere, compagna di tante giornate. Delle feste incasinate che non sai dove infilare gli amici ritardatari. Dei brunch la domenica che quel chiostro pieno di fiori ne ha sentite di tutti i colori. Dei film in bianco e nero con Lui sotto il piumone e i calzini di lana e i biscotti appena sfornati. Delle mattine di pioggia fatte di pigrizia e cappuccino a guardare fuori e perdersi.Riparto da qui perché a via Titta Scarpetta ho scoperto che la casa non è solo quattro mura. Si può trasformare con te. Può racchiudere segreti inconfessabili. Può assorbire le risate forti dei tuoi amici e cancellare un cattivo pensiero.Una compagna silenziosa e avvolgente, come devono essere le dimore che ti restano dentro per tutta la vita. Un'amica piccola e solare, che ti viene voglia di cambiarla continuamente ma poi ti piace così e resta sempre uguale. Una confidente speciale che merita fiori freschi sul tavolo. Anche quando fa freddo: dentro tulipani colorati, fuori ciclamini bianchi e rossi.
Può farti sentire indipendente, mediamente gnocca talvolta, tremendamente cessa nelle giornate no, con quello specchio terra-cielo che non fa sconti a nessuno, nemmeno a te.
La casa è in grado di metterti di fronte ai tuoi limiti.
Ti fa annegare nel tuo disordine cronico, sprofondare sotto dune di vestiti-oggetti-appunti-cianfrusaglie. O all'inverso ti dice che la mania della pulizia quella delle casalinghe disperate è passata di moda negli anni 50, perché una casa troppo pulita e troppo precisa non è casa. Ti insegna cosa non sai fare, te lo grida quando bruci la roba nel forno o fai diventare il tuo maxipull preferito un golfino che ti arriva all'ombelico.
In certi casi il luogo in cui abiti può immortalare qualcosa di sfuggente com'è la gioia. A me è successo esattamente tre mesi fa, quando per la prima volta ho varcato la soglia con mio figlio in braccio. Uscire in due una domenica mattina di sole rovente, 40 gradi fuori, con la fatica e l'emozione e la paura e un grande punto interrogativo che da nove mesi ti trapana il cervello. E poi una manciata di ore dopo rientrare da quella stessa porta in tre, inevitabilmente in tre, improrogabilmente in tre, naturalmente in tre, come se quel miracolo fosse la cosa più ovvia del mondo.
Ecco, oggi Vittorio ha tre mesi esatti. E per festeggiare mi regalo una pagina bianca da riempire.
Con le cose che amo.
Con quelle che detesto.
Con quelle che otterrò.
Con quelle che voglio e che ho.
Con quelle che vorrei e non avrò mai.
Con tutto e niente, che è esattamente come sono io.
Ps: i neonati sono pieni di segreti. Anche Vittorio ne ha uno.
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