AAAAAiaiaiaaaaaaaaai, canta y no lloresssssssssssss... Mio figlio adora Cielito Lindo. Io gliela canto e lui fa le giravolte. E canta anche lui, anche se ha più l'aria di un lungo lamento di uno che s'è fatto parecchio male.
Ogni volta che cantiamo Cielito Lindo io penso ai Mariachi messicani, ai sombreri, ai cactus, a quelle spiagge infinite e deserte, bianchissime che vidi anni fa in Messico. Alla siesta, anche. Negli anni '50 una delle seggiole "chiave" su cui riposavano i messicani erano degli ovetti con un telaio tondo, la cui seduta era una raggiera di fili in plastica. E' per quello che quel disegno unico poi ha assunto il nome di Acapulco.
Bene. Oggi la riproducono nuovamente diverse case di design, ma non tutte si attengono all'originale.
Fluo, pastello o bianche e nere. Perfino multicolor. Sono il massimo della comodità! Vi ricordate quando proposi la straeconomica versione proposta da Maisons du Monde? Vittorio ed io la amiamo alla follia, ci regala il nostro momento d'intimità serale. Ci accoccoliamo lì sopra, guardiamo per aria l'aeroplano gonfiabile che volteggia sospeso e sogniamo di volare in giro per il mondo. "Dove andiamo oggi Vittorio?" "A Pagigi". "Bene, mi piaci, bella Parigi. Certo ci sarebbe anche New...." "Okkk". "Bravo amore. Magari ci andiamo domani sera. Ora dormi però..."
AAAAAiaiaiaaaaaaiiiii.....
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martedì 7 gennaio 2014
giovedì 2 gennaio 2014
Eames chairs, le intramontabili
Passano le mode, passano gli anni. Passano i gusti e anche le etichette si modificano col tempo e con i costumi. Ma ci sono oggetti intramontabili, elementi d'arredo che non cedono sotto il peso del nuovo che incombe. Una è la serie di sedie disegnate da Charles Eames per Vitra. Nella versione a dondolo, la RAR plastic armchair, meravigliosa, che ho scelto in azzurro per casa. Datata 1950 ma che pare disegnata l'altroieri. O la più classica, con i piedi di acciaio o legno. Poi c'è una delle mie preferite, la più semplice e lineare, che vorrei mettere intorno al tavolo da pranzo: la plastic side chair DSR. Anche questa con tante soluzioni sia per le sedute che per i piedi. La bellezza di questi elementi è il fatto che fossero progettati e pensati in plastica. Un unico stampo. Una vera avanguardia del design per l'epoca.
Ormai stanno bene ovunque. Le riviste d'arredo ne sono tappezzate (soprattutto ora che imperversa il ritorno ai '50). Ma sono convinta che questa tendenza non tramonterà. Basti guardare come si sposano con strutture e arredi contemporanei, ma anche vicino a pezzi antichi. Le amo, s'era capito?
Tutti i riferimenti alle foto qui sotto li trovate sulla mia pagina Pinterest (come sempre), sia nella sezione Home che in Home office. Ne troverete ancora delle altre.
Ormai stanno bene ovunque. Le riviste d'arredo ne sono tappezzate (soprattutto ora che imperversa il ritorno ai '50). Ma sono convinta che questa tendenza non tramonterà. Basti guardare come si sposano con strutture e arredi contemporanei, ma anche vicino a pezzi antichi. Le amo, s'era capito?
Tutti i riferimenti alle foto qui sotto li trovate sulla mia pagina Pinterest (come sempre), sia nella sezione Home che in Home office. Ne troverete ancora delle altre.
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venerdì 20 dicembre 2013
Interiors 32, il paradiso secondo me
Un paio di giorni fa ho pubblicato un disegno del tavolino dei miei sogni. Non è solo nei sogni. Purtroppo o per fortuna non so.
Esiste e l'ho opzionato in uno dei miei negozi preferiti di design anni '50 qui a Roma.
Si chiama Interiors 32 ed è un concentrato di buon gusto, soprattutto sul fronte dell'illuminazione. Prevale il design tedesco, ma si trovano anche bei pezzi italiani. Il proprietario è un medico che ha questo gioiello di punto vendita quasi per hobby. E Davide, che lo aiuta, è un giovane biologo che di quegli oggetti meravigliosi ne sa a pacchi. Vita morte e miracoli.
Dalle lampade da osteria alle piantane in ottone. Dalle appliques nere d'acciaio a vecchi mobili cucina in condizioni praticamente perfette. Quando entro mi caricherei anche le pareti in macchina, per trasferirle da me. Prossima mission, mostrare il mio nuovo "quasi" acquisto nella sua nuova collocazione: casa mia. Ah, la gioia.
P.s.: non c'è cosa migliore che essere i Babbi Natali di se stessi.
Esiste e l'ho opzionato in uno dei miei negozi preferiti di design anni '50 qui a Roma.
Si chiama Interiors 32 ed è un concentrato di buon gusto, soprattutto sul fronte dell'illuminazione. Prevale il design tedesco, ma si trovano anche bei pezzi italiani. Il proprietario è un medico che ha questo gioiello di punto vendita quasi per hobby. E Davide, che lo aiuta, è un giovane biologo che di quegli oggetti meravigliosi ne sa a pacchi. Vita morte e miracoli.
Dalle lampade da osteria alle piantane in ottone. Dalle appliques nere d'acciaio a vecchi mobili cucina in condizioni praticamente perfette. Quando entro mi caricherei anche le pareti in macchina, per trasferirle da me. Prossima mission, mostrare il mio nuovo "quasi" acquisto nella sua nuova collocazione: casa mia. Ah, la gioia.
P.s.: non c'è cosa migliore che essere i Babbi Natali di se stessi.
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sabato 14 dicembre 2013
Del sonno e del divano da tappezzare
Stamattina avevo da fare circa un milione e mezzo di cose. Non ne ho fatta nemmeno una. Il sonno mi ha ingollata nella sua morsa e ho appena messo il naso fuori dalla porta, ore 11.20.
Missione del giorno: trovare la stoffa per un divanetto e due poltroncine anni 50, che chi mi segue da un po' ha visto in qualche post precedente.
Il divanetto andrà abbinato al letto ma soprattutto a una servante azzurra. Le poltroncine invece andranno insieme a un divano chesterfield che ho ritappezzato verde acido.
Si accettano consigli, per ora lascio qui qualche spunto...
giovedì 21 novembre 2013
Yellow palette e malumore a pacchi
Lo so che in un blog che si propone di essere colorato, che parla di arredo, di creatività, di sogni e buoni propositi questo post è un cazzotto.
Ma se io mi sveglio con un malumore cosmico non posso fare a meno di esternarlo. Sarà perché ieri sera sono tornata a casa felice e contenta, con un sacco di novità da voler condividere e di cui aver piacere di parlare fino a notte fonda con chi mi è accanto. E invece ho ricevuto una come sempre educata e molto "polite" porta in faccia.
Sarà che ho sonno. Sarà che oggi proprio non ce la posso fare. Sarà che mi si è allagato il terrazzo con la grandine. Sarà che mi sono fradiciata dalla testa ai piedi. Sarà.
Quindi può darsi che il giallo non rappresenti esattamente il mio colore del cuore. La mia palette di oggi è questa. Fatene ciò che volete. Amen.
venerdì 15 novembre 2013
Cosa vuoi di più dalla vita?
Capita anche di tornare a casa tardi dal lavoro, un po' provata dalla giornata fitta fitta di cose, e trovare lui che addormenta Vittorio nel suo lettino. E che quando ha finito ti prende per mano, apre piano la porta del salone accostata. Ed eccolo là, splendido splendente. Il tavolino déco che avevi visto al mercatino! Caro abbastanza per non comprarlo subito, abbastanza per metterti lì a pensare come starebbe in salone e se ne valga la pena.
E quando ti avvicini scopri che non solo è assolutamente perfetto nelle condizioni (a parte il piccolo restauro di cui necessita sulle zampe di legno laccate), ma che sta benissimo lì. E poi ti gusti tutto quello che c'è sopra: una selezione di formaggi ricercati, le marmellate e le mostarde, i taralli, una bottiglia di ottimo rosso. Due calici. E una giovane pianta di girasole.
Cosa vuoi di più dalla vita?
E quando ti avvicini scopri che non solo è assolutamente perfetto nelle condizioni (a parte il piccolo restauro di cui necessita sulle zampe di legno laccate), ma che sta benissimo lì. E poi ti gusti tutto quello che c'è sopra: una selezione di formaggi ricercati, le marmellate e le mostarde, i taralli, una bottiglia di ottimo rosso. Due calici. E una giovane pianta di girasole.
Cosa vuoi di più dalla vita?
giovedì 14 novembre 2013
Voglio vivere al Civico4
Hai presente quel posto che non conosci, in cui non sei mai stato prima, che però ti fa sentire bene ancora prima di entrarci? A me non capita quasi mai.
Stamattina alle nove mi sono catapultata a Monti. Ero lì per un appuntamento al 2 periodico, di cui racconterò presto. E quando sono uscita, passeggiando, spontaneamente mi sono inchiodata davanti all'ingresso di Civico4. Maurizio, il proprietario, trafficava con il cellulare poggiato di spalle sul muro del locale, appena ristrutturato. Due battute e in un attimo eravamo dentro e mi raccontava di quel design perfetto studiato e realizzato da Alessandra, il suo architetto.
Quando ho visto gli specchi tutti diversi su quella prima parete, nello stile di cui parlo qui, ho avuto un sussulto e devo aver sfoderato un sorriso enorme. "Dove ci sono gli specchi c'è sempre di mezzo una donna". Maurizio ha ragione, è quasi sempre così.
Le lampade industriali dei primi del Novecento, ma anche gli elementi di luce più contemporanei, come quelli scelti sopra al bancone. La cucina d'acciaio a vista. La credenza riesumata da una vecchia farmacia francese.
Le cementine recuperate ad Assisi (ma che si possono trovare anche da Maffettone, a via di Panico, a Roma), sui toni del non colore e con il disegno geometrico retró mi hanno trasportata in un istante nelle scelte stilistiche che ho incontrato qualche giorno fa nei locali newyorchesi più riusciti.
Tutto molto al suo posto. Ricercato. Pensato ma non ridondante. Una bella luce e un bel mood. La romanità giusta. Sia del proprietario, sia quella che dalla strada si insinua nel locale attraverso le grandi aperture verso l'esterno, sfruttate ad arte come punti d'approdo del cliente che seduto su uno sgabello può osservare cosa accade fuori.
Amo Monti. È chic. È un ombelico di creatività. È un concentrato di originalità e buon gusto. Nei ristoranti, negli empori, nei cafè, nei concept store. Ognuno unico e pieno di fascino.
Se oggi dovessi pensare a una zona di Roma in cui rispecchiarmi e vivere, è lì.
Stamattina alle nove mi sono catapultata a Monti. Ero lì per un appuntamento al 2 periodico, di cui racconterò presto. E quando sono uscita, passeggiando, spontaneamente mi sono inchiodata davanti all'ingresso di Civico4. Maurizio, il proprietario, trafficava con il cellulare poggiato di spalle sul muro del locale, appena ristrutturato. Due battute e in un attimo eravamo dentro e mi raccontava di quel design perfetto studiato e realizzato da Alessandra, il suo architetto.
Quando ho visto gli specchi tutti diversi su quella prima parete, nello stile di cui parlo qui, ho avuto un sussulto e devo aver sfoderato un sorriso enorme. "Dove ci sono gli specchi c'è sempre di mezzo una donna". Maurizio ha ragione, è quasi sempre così.
Le lampade industriali dei primi del Novecento, ma anche gli elementi di luce più contemporanei, come quelli scelti sopra al bancone. La cucina d'acciaio a vista. La credenza riesumata da una vecchia farmacia francese.
Le cementine recuperate ad Assisi (ma che si possono trovare anche da Maffettone, a via di Panico, a Roma), sui toni del non colore e con il disegno geometrico retró mi hanno trasportata in un istante nelle scelte stilistiche che ho incontrato qualche giorno fa nei locali newyorchesi più riusciti.
Tutto molto al suo posto. Ricercato. Pensato ma non ridondante. Una bella luce e un bel mood. La romanità giusta. Sia del proprietario, sia quella che dalla strada si insinua nel locale attraverso le grandi aperture verso l'esterno, sfruttate ad arte come punti d'approdo del cliente che seduto su uno sgabello può osservare cosa accade fuori.
Amo Monti. È chic. È un ombelico di creatività. È un concentrato di originalità e buon gusto. Nei ristoranti, negli empori, nei cafè, nei concept store. Ognuno unico e pieno di fascino.
Se oggi dovessi pensare a una zona di Roma in cui rispecchiarmi e vivere, è lì.
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