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mercoledì 15 gennaio 2014

Vittorio in da country - outfit campagnolo



Prendi un pezzo di campagna toscana fra Cetona e Siena. Aggiungici un pollaio pieno di galline e uova appena deposte. Infilaci dentro un bambino di un anno e mezzo e mettigli addosso le cose giuste. Otterrai sorrisi e urletti di gioia, il bambino già citato che non vorrà più tornare a casa e la parola "uovo" pronunciata male ma a ripetizione per i seguenti tre giorni.

L'outfit di questa settimana è perfetto per la campagna, perché vede presenti le insostituibili calosce Hunter, un cappello caldo caldo rivestito di pile, un gilet imbottito e un calzone scozzese da monello. Stile più divertimento più comodità. E Vittorio è servito.



Vittorio's outfit
Maglione Oeuf Be Good
Gilet imbottito Gap
Pantaloni MAD
Boots Hunter (Maros Roma)
Beanie OVS

giovedì 2 gennaio 2014

Eames chairs, le intramontabili

Passano le mode, passano gli anni. Passano i gusti e anche le etichette si modificano col tempo e con i costumi. Ma ci sono oggetti intramontabili, elementi d'arredo che non cedono sotto il peso del nuovo che incombe. Una è la serie di sedie disegnate da Charles Eames per Vitra. Nella versione a dondolo, la RAR plastic armchair, meravigliosa, che ho scelto in azzurro per casa. Datata 1950 ma che pare disegnata l'altroieri. O la più classica, con i piedi di acciaio o legno. Poi c'è una delle mie preferite, la più semplice e lineare, che vorrei mettere intorno al tavolo da pranzo: la plastic side chair DSR. Anche questa con tante soluzioni sia per le sedute che per i piedi. La bellezza di questi elementi è il fatto che fossero progettati e pensati in plastica. Un unico stampo. Una vera avanguardia del design per l'epoca.

Ormai stanno bene ovunque. Le riviste d'arredo ne sono tappezzate (soprattutto ora che imperversa il ritorno ai '50). Ma sono convinta che questa tendenza non tramonterà. Basti guardare come si sposano con strutture e arredi contemporanei, ma anche vicino a pezzi antichi. Le amo, s'era capito?

Tutti i riferimenti alle foto qui sotto li trovate sulla mia pagina Pinterest (come sempre), sia nella sezione Home che in Home office. Ne troverete ancora delle altre.













sabato 7 dicembre 2013

Cose, luci, colori. Il mio Natale DIY

Ci siamo. Domani è il giorno in cui per me da sempre comincia il Natale. E' il giorno in cui sistemo l'albero dove mi sembra stia meglio e respiro l'odore dell'abete che mi sale su fino al cervello. E mi ricorda quando da bambina aiutavo mia madre, una maestra nel mettere gli addobbi ma una vera tragedia a nascondere i fili delle luci.

Pre due anni ho sostituito le palline con dei semplici biscotti allo zenzero a forma di omino, di renna o di guanto, grezzi e colorati solo dal fiocco rosso. Le luci rigorosamente bianche, possibilmente fisse. Quest'anno ho voglia di cambiare ma disorganizzata come sono non ho preparato nulla avanti tempo.

Mi piacerebbe mettere un piccolo albero o un sonaglio o una ghirlanda in camera di Vittorio, devo solo capire cosa. Sono la regina della disorganizzazione, è risaputo. Ma alla fine me la cavo sempre.

Farò sicuramente i biscotti con le formine, perché per me significano "Natale". Ci sarà del rosso, e in casa si sentirà odore di zenzero e cannella. Lucine e pendagli, stelle e fiocchi. Perché per me natale significa tornare bambina, pensare che il superfluo ogni tanto serve agli occhi quanto al cuore. Che mettere i regali sotto l'albero è un dono per te per primo, perché significa che hai a chi farne.

Tutto questo per dire che la rabbia, la stanchezza, il nervosismo, i ritmi, gli automatismi della quotidianità, non dovrebbero impedire a ciascuno di noi di rallentare. Di fermarci un secondo. Di guardarci intorno. Di respirare. Di annusare. Di ascoltare. Anche il silenzio.




giovedì 14 novembre 2013

Voglio vivere al Civico4

Hai presente quel posto che non conosci, in cui non sei mai stato prima, che però ti fa sentire bene ancora prima di entrarci? A me non capita quasi mai.

Stamattina alle nove mi sono catapultata a Monti. Ero lì per un appuntamento al 2 periodico, di cui racconterò presto. E quando sono uscita, passeggiando, spontaneamente mi sono inchiodata davanti all'ingresso di Civico4. Maurizio, il proprietario, trafficava con il cellulare poggiato di spalle sul muro del locale, appena ristrutturato. Due battute e in un attimo eravamo dentro e mi raccontava di quel design perfetto studiato e realizzato da Alessandra, il suo architetto.

Quando ho visto gli specchi tutti diversi su quella prima parete, nello stile di cui parlo qui, ho avuto un sussulto e devo aver sfoderato un sorriso enorme. "Dove ci sono gli specchi c'è sempre di mezzo una donna". Maurizio ha ragione, è quasi sempre così.

Le lampade industriali dei primi del Novecento, ma anche gli elementi di luce più contemporanei, come quelli scelti sopra al bancone. La cucina d'acciaio a vista. La credenza riesumata da una vecchia farmacia francese.

Le cementine recuperate ad Assisi (ma che si possono trovare anche da Maffettone, a via di Panico, a Roma), sui toni del non colore e con il disegno geometrico retró mi hanno trasportata in un istante nelle scelte stilistiche che ho incontrato qualche giorno fa nei locali newyorchesi più riusciti.

Tutto molto al suo posto. Ricercato. Pensato ma non ridondante. Una bella luce e un bel mood. La romanità giusta. Sia del proprietario, sia quella che dalla strada si insinua nel locale attraverso le grandi aperture verso l'esterno, sfruttate ad arte come punti d'approdo del cliente che seduto su uno sgabello può osservare cosa accade fuori.

Amo Monti. È chic. È un ombelico di creatività. È un concentrato di originalità e buon gusto. Nei ristoranti, negli empori, nei cafè, nei concept store. Ognuno unico e pieno di fascino.

Se oggi dovessi pensare a una zona di Roma in cui rispecchiarmi e vivere, è lì.





















venerdì 25 ottobre 2013

Gli otto comandamenti secondo me

Non avrai altro dio all'infuori del tuo arredatore, o di te stesso. Ma accertati di essere in grado. Altrimenti rileggi la frase dall'inizio e fermati alla virgola.

I centrini di pizzo ingialliti di nonna Clementina sono bellissimi. Chiusi a quattro mandate in un cassetto e la chiave dispersa in lidi ignoti.

Se la parola "collezioni" non ti procura un brivido gelido sulla schiena, hai un problema. No, non sto parlando dell'a/w 2015 di Yves Saint Laurent. Parlo delle vetrinole con dentro seicentomila oggettini totalmente inutili all'economia abitativa, messi in file da due. Magari con due belle dita di polvere sopra. Le tartarughine di ceramica, nella migliore delle ipotesi. Gli animaletti di swarovski nella più catastrofica. Le collezioni sono l'antitesi dell'interior design contemporaneo, ergo sono vietate. L'unica ammessa è la cara e vecchia "collezione di farfalle", puramente ideologica, immateriale e trombereccia. Vi sono tuttavia alcune eccezioni, prodotte da menti e gusti finissimi, sistemate con stile inarrivabile. Accertati di averne.

La formica. Non quella che litiga con la cicala. Quella con l'accento sulla o. Fòrmica. È molto trendy oggi, ma va usata con le pinze. Per chi manca in originalità è il nemico. Combattilo.

Napoleone Bonaparte è morto nel 1805. Tienilo sempre a mente quando decidi di arredare il tuo bagno come se fosse ancora vivo e si lavasse in casa tua. Foglia d'oro e marmi pregiati, boiserie a tutta parete, rubinetterie d'oro zecchino. Ci vuole il buongusto inarrivabile già citato e un appartamento che si trovi in uno stabile d'epoca. Il tutto per evitare l'effetto indesiderato paragonabile a chi si veste in lungo per andare in trattoria.

Poco è meglio. Sempre. O quasi.

Parola d'ordine, personalità. La presenza di elementi di Ikea/Maisons du Monde/Mondo Convenienza in casa vostra è accettabile solo nel rapporto 1 a 10. Un pezzo di Ikea, dieci provenienti dal tuo vissuto, qualsiasi esso sia. Se hai intenzione di riprodurre in toto la cameretta in esposizione nel negozio, fai prima a farti assumere da Ikea e intrattenerti per la notte.

Lo stile shabby era di moda. ERA. Smettila di decaparti anche le sopracciglia, ti prego. Fallo per me.





















venerdì 23 novembre 2012

Datemi una bambina, vi prego
















Vi prego, prestatemi una bambina piccola. Dai due ai quattro anni. Mi bastano solo un paio di mesi. La vesto con tutto quello che vedo su Pinterest e poi ve la restituisco. Dai.

Voglio dire. Va bene Vittorio. Va bene che volevo un maschio. Ma sapete cosa significa entrare in un negozio di abbigliamento per bambini ed essere costretti a mettere a paragone la fantasia, l'originalità, la delicatezza, il romanticismo dei vestiti da bambina... con la banalità, la mosceria, la mancanza di stile di quelli da bimbo? Una frustrazione esagerata.

Per creare combinazioni che si allontanino diametralmente dai completini agghiaccianti della Chicco ci viene richiesto uno sforzo sovrumano. Oltretutto siamo costrette a svenarci, strizzarci le meningi, avvelenarci, escluse le rare occasioni in cui H&M e Zara ci salvano vita e portafogli.

Invece alle fortunatissime mamme di una figlia femmina basta un fiorellino in testa. Uno stupidissimo fiocco fatto in casa. Un abbinamento grunge. Una calza a trame fitte e una ballerina di vernice. Adoro.

E non ditemi "fai una bambina". No. Non ditelo. Che se poi esce di nuovo maschio che faccio? L'unico vantaggio sarebbe l'operazione riciclo: spogliare un altare per vestirne un altro.

Oggi cerco in giro qualcosa di decente per Vittorio, domani resoconto.


Foto Pinterest - Etsy