Qualche tempo fa scrissi che ho un rapporto controverso col washi tape. Che è un ottimo elemento nell'universo del fai da te. Che non so se lo amo o lo odio. Che quando ho tre minuti per fare una cosa mi salva la vita e lo amo. Che quando decido di fare una cosa sul muro di Vittorio e mi rimane in mano mezzo intonaco della stanza non è che lo odio e basta, vorrei citare in giudizio il signor Washi, giapponese malefico.
In realtà le mie maledizioni dovrebbero andare tutte e violente al muratore che solo tre mesi fa ha pitturato la cameretta e il resto della casa, e lo ha fatto con la stessa attenzione che presto io quando si parla di corner e fuori gioco.
Perché al di là della mia triste e sfigatissima esperienza, frutto di una base di parete sbagliata, al muro con il washi tape si possono fare cose interessanti. E non solo negli ambienti dedicati ai più piccoli. Al di là delle apparenze (quali poi?) sono abbastanza classicotta e tradizionalista in termini di arredo, decoro e interior design in genere, quindi probabilmente nella mia camera da letto non userei nastro adesivo colorato alle pareti (sto facendo di peggio in realtà, ora che ci penso, ma ne parlerò in futuro quando la stanza sarà ultimata). Resta il fatto che di per sé l'idea di arricchire un angolo/un muro vuoto/un soffitto solitario e triste non è affatto cosa sbagliata, anche se si tratta di washi tape, anzi. Ecco alcuni esempi.
Ps: domani e per tre giorni vado FINALMENTE a mettermi zampe all'aria alle terme di Saturnia. Cosa da vecchi? Cosa da giovani che l'anno è iniziato da soli tre giorni e già vorrebbero che fosse il 15 agosto. Mettiamola così. Ma domani c'è pronto un post al quale sono davvero affezionata, e su cui ho indirizzato molte energie. Il risultato è semplice, se vogliamo, ma ognuno ha le sue piccole soddisfazioni. Non dico di più. :)
Trovate tutti i riferimenti a questi spunti nella mia pagina Pinterest, sparsi qui e là. Quelli per la cameretta dei bimbi in particolare nella sezione Kid and Baby Corner.
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venerdì 3 gennaio 2014
washi on the wall
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giovedì 2 gennaio 2014
Eames chairs, le intramontabili
Passano le mode, passano gli anni. Passano i gusti e anche le etichette si modificano col tempo e con i costumi. Ma ci sono oggetti intramontabili, elementi d'arredo che non cedono sotto il peso del nuovo che incombe. Una è la serie di sedie disegnate da Charles Eames per Vitra. Nella versione a dondolo, la RAR plastic armchair, meravigliosa, che ho scelto in azzurro per casa. Datata 1950 ma che pare disegnata l'altroieri. O la più classica, con i piedi di acciaio o legno. Poi c'è una delle mie preferite, la più semplice e lineare, che vorrei mettere intorno al tavolo da pranzo: la plastic side chair DSR. Anche questa con tante soluzioni sia per le sedute che per i piedi. La bellezza di questi elementi è il fatto che fossero progettati e pensati in plastica. Un unico stampo. Una vera avanguardia del design per l'epoca.
Ormai stanno bene ovunque. Le riviste d'arredo ne sono tappezzate (soprattutto ora che imperversa il ritorno ai '50). Ma sono convinta che questa tendenza non tramonterà. Basti guardare come si sposano con strutture e arredi contemporanei, ma anche vicino a pezzi antichi. Le amo, s'era capito?
Tutti i riferimenti alle foto qui sotto li trovate sulla mia pagina Pinterest (come sempre), sia nella sezione Home che in Home office. Ne troverete ancora delle altre.
Ormai stanno bene ovunque. Le riviste d'arredo ne sono tappezzate (soprattutto ora che imperversa il ritorno ai '50). Ma sono convinta che questa tendenza non tramonterà. Basti guardare come si sposano con strutture e arredi contemporanei, ma anche vicino a pezzi antichi. Le amo, s'era capito?
Tutti i riferimenti alle foto qui sotto li trovate sulla mia pagina Pinterest (come sempre), sia nella sezione Home che in Home office. Ne troverete ancora delle altre.
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venerdì 20 dicembre 2013
Interiors 32, il paradiso secondo me
Un paio di giorni fa ho pubblicato un disegno del tavolino dei miei sogni. Non è solo nei sogni. Purtroppo o per fortuna non so.
Esiste e l'ho opzionato in uno dei miei negozi preferiti di design anni '50 qui a Roma.
Si chiama Interiors 32 ed è un concentrato di buon gusto, soprattutto sul fronte dell'illuminazione. Prevale il design tedesco, ma si trovano anche bei pezzi italiani. Il proprietario è un medico che ha questo gioiello di punto vendita quasi per hobby. E Davide, che lo aiuta, è un giovane biologo che di quegli oggetti meravigliosi ne sa a pacchi. Vita morte e miracoli.
Dalle lampade da osteria alle piantane in ottone. Dalle appliques nere d'acciaio a vecchi mobili cucina in condizioni praticamente perfette. Quando entro mi caricherei anche le pareti in macchina, per trasferirle da me. Prossima mission, mostrare il mio nuovo "quasi" acquisto nella sua nuova collocazione: casa mia. Ah, la gioia.
P.s.: non c'è cosa migliore che essere i Babbi Natali di se stessi.
Esiste e l'ho opzionato in uno dei miei negozi preferiti di design anni '50 qui a Roma.
Si chiama Interiors 32 ed è un concentrato di buon gusto, soprattutto sul fronte dell'illuminazione. Prevale il design tedesco, ma si trovano anche bei pezzi italiani. Il proprietario è un medico che ha questo gioiello di punto vendita quasi per hobby. E Davide, che lo aiuta, è un giovane biologo che di quegli oggetti meravigliosi ne sa a pacchi. Vita morte e miracoli.
Dalle lampade da osteria alle piantane in ottone. Dalle appliques nere d'acciaio a vecchi mobili cucina in condizioni praticamente perfette. Quando entro mi caricherei anche le pareti in macchina, per trasferirle da me. Prossima mission, mostrare il mio nuovo "quasi" acquisto nella sua nuova collocazione: casa mia. Ah, la gioia.
P.s.: non c'è cosa migliore che essere i Babbi Natali di se stessi.
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sabato 14 dicembre 2013
Del sonno e del divano da tappezzare
Stamattina avevo da fare circa un milione e mezzo di cose. Non ne ho fatta nemmeno una. Il sonno mi ha ingollata nella sua morsa e ho appena messo il naso fuori dalla porta, ore 11.20.
Missione del giorno: trovare la stoffa per un divanetto e due poltroncine anni 50, che chi mi segue da un po' ha visto in qualche post precedente.
Il divanetto andrà abbinato al letto ma soprattutto a una servante azzurra. Le poltroncine invece andranno insieme a un divano chesterfield che ho ritappezzato verde acido.
Si accettano consigli, per ora lascio qui qualche spunto...
giovedì 21 novembre 2013
Yellow palette e malumore a pacchi
Lo so che in un blog che si propone di essere colorato, che parla di arredo, di creatività, di sogni e buoni propositi questo post è un cazzotto.
Ma se io mi sveglio con un malumore cosmico non posso fare a meno di esternarlo. Sarà perché ieri sera sono tornata a casa felice e contenta, con un sacco di novità da voler condividere e di cui aver piacere di parlare fino a notte fonda con chi mi è accanto. E invece ho ricevuto una come sempre educata e molto "polite" porta in faccia.
Sarà che ho sonno. Sarà che oggi proprio non ce la posso fare. Sarà che mi si è allagato il terrazzo con la grandine. Sarà che mi sono fradiciata dalla testa ai piedi. Sarà.
Quindi può darsi che il giallo non rappresenti esattamente il mio colore del cuore. La mia palette di oggi è questa. Fatene ciò che volete. Amen.
venerdì 15 novembre 2013
Cosa vuoi di più dalla vita?
Capita anche di tornare a casa tardi dal lavoro, un po' provata dalla giornata fitta fitta di cose, e trovare lui che addormenta Vittorio nel suo lettino. E che quando ha finito ti prende per mano, apre piano la porta del salone accostata. Ed eccolo là, splendido splendente. Il tavolino déco che avevi visto al mercatino! Caro abbastanza per non comprarlo subito, abbastanza per metterti lì a pensare come starebbe in salone e se ne valga la pena.
E quando ti avvicini scopri che non solo è assolutamente perfetto nelle condizioni (a parte il piccolo restauro di cui necessita sulle zampe di legno laccate), ma che sta benissimo lì. E poi ti gusti tutto quello che c'è sopra: una selezione di formaggi ricercati, le marmellate e le mostarde, i taralli, una bottiglia di ottimo rosso. Due calici. E una giovane pianta di girasole.
Cosa vuoi di più dalla vita?
E quando ti avvicini scopri che non solo è assolutamente perfetto nelle condizioni (a parte il piccolo restauro di cui necessita sulle zampe di legno laccate), ma che sta benissimo lì. E poi ti gusti tutto quello che c'è sopra: una selezione di formaggi ricercati, le marmellate e le mostarde, i taralli, una bottiglia di ottimo rosso. Due calici. E una giovane pianta di girasole.
Cosa vuoi di più dalla vita?
giovedì 14 novembre 2013
Voglio vivere al Civico4
Hai presente quel posto che non conosci, in cui non sei mai stato prima, che però ti fa sentire bene ancora prima di entrarci? A me non capita quasi mai.
Stamattina alle nove mi sono catapultata a Monti. Ero lì per un appuntamento al 2 periodico, di cui racconterò presto. E quando sono uscita, passeggiando, spontaneamente mi sono inchiodata davanti all'ingresso di Civico4. Maurizio, il proprietario, trafficava con il cellulare poggiato di spalle sul muro del locale, appena ristrutturato. Due battute e in un attimo eravamo dentro e mi raccontava di quel design perfetto studiato e realizzato da Alessandra, il suo architetto.
Quando ho visto gli specchi tutti diversi su quella prima parete, nello stile di cui parlo qui, ho avuto un sussulto e devo aver sfoderato un sorriso enorme. "Dove ci sono gli specchi c'è sempre di mezzo una donna". Maurizio ha ragione, è quasi sempre così.
Le lampade industriali dei primi del Novecento, ma anche gli elementi di luce più contemporanei, come quelli scelti sopra al bancone. La cucina d'acciaio a vista. La credenza riesumata da una vecchia farmacia francese.
Le cementine recuperate ad Assisi (ma che si possono trovare anche da Maffettone, a via di Panico, a Roma), sui toni del non colore e con il disegno geometrico retró mi hanno trasportata in un istante nelle scelte stilistiche che ho incontrato qualche giorno fa nei locali newyorchesi più riusciti.
Tutto molto al suo posto. Ricercato. Pensato ma non ridondante. Una bella luce e un bel mood. La romanità giusta. Sia del proprietario, sia quella che dalla strada si insinua nel locale attraverso le grandi aperture verso l'esterno, sfruttate ad arte come punti d'approdo del cliente che seduto su uno sgabello può osservare cosa accade fuori.
Amo Monti. È chic. È un ombelico di creatività. È un concentrato di originalità e buon gusto. Nei ristoranti, negli empori, nei cafè, nei concept store. Ognuno unico e pieno di fascino.
Se oggi dovessi pensare a una zona di Roma in cui rispecchiarmi e vivere, è lì.
Stamattina alle nove mi sono catapultata a Monti. Ero lì per un appuntamento al 2 periodico, di cui racconterò presto. E quando sono uscita, passeggiando, spontaneamente mi sono inchiodata davanti all'ingresso di Civico4. Maurizio, il proprietario, trafficava con il cellulare poggiato di spalle sul muro del locale, appena ristrutturato. Due battute e in un attimo eravamo dentro e mi raccontava di quel design perfetto studiato e realizzato da Alessandra, il suo architetto.
Quando ho visto gli specchi tutti diversi su quella prima parete, nello stile di cui parlo qui, ho avuto un sussulto e devo aver sfoderato un sorriso enorme. "Dove ci sono gli specchi c'è sempre di mezzo una donna". Maurizio ha ragione, è quasi sempre così.
Le lampade industriali dei primi del Novecento, ma anche gli elementi di luce più contemporanei, come quelli scelti sopra al bancone. La cucina d'acciaio a vista. La credenza riesumata da una vecchia farmacia francese.
Le cementine recuperate ad Assisi (ma che si possono trovare anche da Maffettone, a via di Panico, a Roma), sui toni del non colore e con il disegno geometrico retró mi hanno trasportata in un istante nelle scelte stilistiche che ho incontrato qualche giorno fa nei locali newyorchesi più riusciti.
Tutto molto al suo posto. Ricercato. Pensato ma non ridondante. Una bella luce e un bel mood. La romanità giusta. Sia del proprietario, sia quella che dalla strada si insinua nel locale attraverso le grandi aperture verso l'esterno, sfruttate ad arte come punti d'approdo del cliente che seduto su uno sgabello può osservare cosa accade fuori.
Amo Monti. È chic. È un ombelico di creatività. È un concentrato di originalità e buon gusto. Nei ristoranti, negli empori, nei cafè, nei concept store. Ognuno unico e pieno di fascino.
Se oggi dovessi pensare a una zona di Roma in cui rispecchiarmi e vivere, è lì.
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