AAAAAiaiaiaaaaaaaaai, canta y no lloresssssssssssss... Mio figlio adora Cielito Lindo. Io gliela canto e lui fa le giravolte. E canta anche lui, anche se ha più l'aria di un lungo lamento di uno che s'è fatto parecchio male.
Ogni volta che cantiamo Cielito Lindo io penso ai Mariachi messicani, ai sombreri, ai cactus, a quelle spiagge infinite e deserte, bianchissime che vidi anni fa in Messico. Alla siesta, anche. Negli anni '50 una delle seggiole "chiave" su cui riposavano i messicani erano degli ovetti con un telaio tondo, la cui seduta era una raggiera di fili in plastica. E' per quello che quel disegno unico poi ha assunto il nome di Acapulco.
Bene. Oggi la riproducono nuovamente diverse case di design, ma non tutte si attengono all'originale.
Fluo, pastello o bianche e nere. Perfino multicolor. Sono il massimo della comodità! Vi ricordate quando proposi la straeconomica versione proposta da Maisons du Monde? Vittorio ed io la amiamo alla follia, ci regala il nostro momento d'intimità serale. Ci accoccoliamo lì sopra, guardiamo per aria l'aeroplano gonfiabile che volteggia sospeso e sogniamo di volare in giro per il mondo. "Dove andiamo oggi Vittorio?" "A Pagigi". "Bene, mi piaci, bella Parigi. Certo ci sarebbe anche New...." "Okkk". "Bravo amore. Magari ci andiamo domani sera. Ora dormi però..."
AAAAAiaiaiaaaaaaiiiii.....
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martedì 7 gennaio 2014
venerdì 20 dicembre 2013
Interiors 32, il paradiso secondo me
Un paio di giorni fa ho pubblicato un disegno del tavolino dei miei sogni. Non è solo nei sogni. Purtroppo o per fortuna non so.
Esiste e l'ho opzionato in uno dei miei negozi preferiti di design anni '50 qui a Roma.
Si chiama Interiors 32 ed è un concentrato di buon gusto, soprattutto sul fronte dell'illuminazione. Prevale il design tedesco, ma si trovano anche bei pezzi italiani. Il proprietario è un medico che ha questo gioiello di punto vendita quasi per hobby. E Davide, che lo aiuta, è un giovane biologo che di quegli oggetti meravigliosi ne sa a pacchi. Vita morte e miracoli.
Dalle lampade da osteria alle piantane in ottone. Dalle appliques nere d'acciaio a vecchi mobili cucina in condizioni praticamente perfette. Quando entro mi caricherei anche le pareti in macchina, per trasferirle da me. Prossima mission, mostrare il mio nuovo "quasi" acquisto nella sua nuova collocazione: casa mia. Ah, la gioia.
P.s.: non c'è cosa migliore che essere i Babbi Natali di se stessi.
Esiste e l'ho opzionato in uno dei miei negozi preferiti di design anni '50 qui a Roma.
Si chiama Interiors 32 ed è un concentrato di buon gusto, soprattutto sul fronte dell'illuminazione. Prevale il design tedesco, ma si trovano anche bei pezzi italiani. Il proprietario è un medico che ha questo gioiello di punto vendita quasi per hobby. E Davide, che lo aiuta, è un giovane biologo che di quegli oggetti meravigliosi ne sa a pacchi. Vita morte e miracoli.
Dalle lampade da osteria alle piantane in ottone. Dalle appliques nere d'acciaio a vecchi mobili cucina in condizioni praticamente perfette. Quando entro mi caricherei anche le pareti in macchina, per trasferirle da me. Prossima mission, mostrare il mio nuovo "quasi" acquisto nella sua nuova collocazione: casa mia. Ah, la gioia.
P.s.: non c'è cosa migliore che essere i Babbi Natali di se stessi.
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giovedì 3 ottobre 2013
Maisons du Monde 1, Tom Cruise 0
Ti dissangui per l'ultimo ritrovato di design. Ti prosciughi per quel mobile della cucina anni '50 che senza come si fa. Ti Levi uno stipendio per una poltroncina da recuperare e rifoderare con il più bello dei velluti. E poi va a finire che la vera chicca della casa è questa. Sessantaeurisessanta, da Maisons du Monde. Sarà pure una copia della copia della copia di qualche sediola anni '70. Ma tu senti comunque tanto furba, oltre che tanto, tanto più povera.
Ah, dimenticavo. La comodità. Anzi no, la stracomodità. Quel moto quasi perpetuo del dondolo. I cavi di plastica morbidi morbidi ma fitti fitti che ti accolgono come fossi dentro un uovo. Tanto da farti addormentare pure davanti a Tom Cruise in Cocktail, ossia nella più bona e irresistibile delle sue fasi. E ho detto tutto.
Ah, dimenticavo. La comodità. Anzi no, la stracomodità. Quel moto quasi perpetuo del dondolo. I cavi di plastica morbidi morbidi ma fitti fitti che ti accolgono come fossi dentro un uovo. Tanto da farti addormentare pure davanti a Tom Cruise in Cocktail, ossia nella più bona e irresistibile delle sue fasi. E ho detto tutto.
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