Qualche tempo fa scrissi che ho un rapporto controverso col washi tape. Che è un ottimo elemento nell'universo del fai da te. Che non so se lo amo o lo odio. Che quando ho tre minuti per fare una cosa mi salva la vita e lo amo. Che quando decido di fare una cosa sul muro di Vittorio e mi rimane in mano mezzo intonaco della stanza non è che lo odio e basta, vorrei citare in giudizio il signor Washi, giapponese malefico.
In realtà le mie maledizioni dovrebbero andare tutte e violente al muratore che solo tre mesi fa ha pitturato la cameretta e il resto della casa, e lo ha fatto con la stessa attenzione che presto io quando si parla di corner e fuori gioco.
Perché al di là della mia triste e sfigatissima esperienza, frutto di una base di parete sbagliata, al muro con il washi tape si possono fare cose interessanti. E non solo negli ambienti dedicati ai più piccoli. Al di là delle apparenze (quali poi?) sono abbastanza classicotta e tradizionalista in termini di arredo, decoro e interior design in genere, quindi probabilmente nella mia camera da letto non userei nastro adesivo colorato alle pareti (sto facendo di peggio in realtà, ora che ci penso, ma ne parlerò in futuro quando la stanza sarà ultimata). Resta il fatto che di per sé l'idea di arricchire un angolo/un muro vuoto/un soffitto solitario e triste non è affatto cosa sbagliata, anche se si tratta di washi tape, anzi. Ecco alcuni esempi.
Ps: domani e per tre giorni vado FINALMENTE a mettermi zampe all'aria alle terme di Saturnia. Cosa da vecchi? Cosa da giovani che l'anno è iniziato da soli tre giorni e già vorrebbero che fosse il 15 agosto. Mettiamola così. Ma domani c'è pronto un post al quale sono davvero affezionata, e su cui ho indirizzato molte energie. Il risultato è semplice, se vogliamo, ma ognuno ha le sue piccole soddisfazioni. Non dico di più. :)
Trovate tutti i riferimenti a questi spunti nella mia pagina Pinterest, sparsi qui e là. Quelli per la cameretta dei bimbi in particolare nella sezione Kid and Baby Corner.
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venerdì 3 gennaio 2014
washi on the wall
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lunedì 23 dicembre 2013
Chalkboard calligraphy - lavagna sul muro
Sapevo che da qualche parte prima o poi l'avrei infilata. E alla fine la scelta è caduta sotto una delle due finestre della cameretta di Vittorio.
Ama tanto disegnare con i gessetti sulla piccola lavagna che gli ho comprato qualche settimana fa. Disegna "palla", un coso informe che pare più un chicco d'uva spiaccicato.
Ho semplicemente dipinto una porzione di parete con la vernice lavagna (si trova da ogni buon ferramenta fornito in vernici). Una volta asciutta, è pronta da utilizzare. Ovvio che il muro di base deve essere mediamente rasato, altrimenti sarà impossibile scriverci.
Poi, prima che il nano la tempesti con i suoi chicchi d'uva spiaccicati, l'ho inaugurata con una scritta che è un po' un augurio per lui: fai ogni cosa con amore. Che è quello che di solito faccio io.
Ho preso qualche spunto per la calligrafia su Pinterest, sulla mia pagina Chalkboard Calligraphy se ne trovano parecchi.
E infine ho cominciato. Ho capito di avere un metodo basico (prossimamente condividerò un video): tracciare prima delle linee che facciano da guida alla scritta. Comporre la scritta stilizzata e infine rifinirla. Il risultato è questo. Migliorabile ma accettabile!
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mercoledì 13 novembre 2013
Trecentosessantacinque
Trecentosessantacinque giorni. Lungo, scriverli. Brevissimo, invece, viverli. Veloci come un fuso. E allora ti sembra oggi la giornata giusta, quella più consona per ripercorrerli e riassaporarli, riavvolgerli al rallentatore come si fa con le moviole del calcio.
Parti da una casa quasi finita, con dentro un bimbo di quindici mesi proprio oggi. Che corre e gioca e prova a parlare e dà mille baci al giorno. C'è anche un nuovo progetto che sta prendendo piede e forza, che ti fa tremare e sognare. Ci sono parole non dette, frasi dette in fretta, incomprensioni e dolori.
Indietro di qualche frame, una lunga vacanza con mari turchesi e giri in motorino senza casco e vento nei capelli e ritrovarsi ragazzini insieme, ritrovarsi e basta dopo periodi di silenzi e incomprensioni. C'è il primo compleanno di un bambino vestito alla greca, che cresce alla velocità della luce, che ha gli occhi verde intenso e un sorriso che ti porta lontano. Prima ancora nuvole bianche di polvere e cemento, dentro la stessa casa da stravolgere e rendere nostra. C'è il non vedere mai luce, c'è l'avvelenarsi perché mai nulla è esattamente come lo vorresti. Ci sono tempi lenti, tempi morti, rabbia e stanchezza.
Indietro. Una casa piccola piccola incastrata in un rione popolare, piena di noi, piena di oggetti e di ricordi. Una casa da svuotare e abbandonare, in una mattina grigia scura dei primi di luglio.
C'è una festa a sopresa in bicicletta nei vicoli di Roma, un apritivo con fragole e champagne, ci sono gli amici di sempre. Fiumi di cene e pranzi e i primi progetti sulla casa nuova.
Indietro. Riprendere a lavorare dopo 5 mesi di stacco. Ricerchi i ritmi, la voglia, l'energia, la testa. Indietro ancora. Eccolo là, Vittorio che rende il Natale nuovamente Natale, per la prima volta. Vestito da piccolo alpino ma col cappello di Santa Claus. Ci sono le risate di tua madre, gli sguardi, le liti e poi le riappacificazioni e l'amore di tuo padre, le nuove idee che crescono, ma che prima ancora nascono.
Poi c'è il 13 novembre 2012. Tre mesi di tuo figlio che ti sembrano una vita lunga e complicata. Ma anche il primo giorno di questo luogo che da allora ti aiuta sempre un po' a capire meglio chi sei e cosa ti piace.
Ora che il nastro è riavvolto te ne stai seduta per un po' sul tuo letto nuovo. Ti guardi intorno. Ti godi la memoria e alla fine pensi che dopo tutto ci sia ancora molto da fare, ma sicuramente moltissimo da festeggiare. Un mare di palloncini colorati e svolazzanti per me, grazie. E una fetta di red velvet, anche. Bella grossa.
Parti da una casa quasi finita, con dentro un bimbo di quindici mesi proprio oggi. Che corre e gioca e prova a parlare e dà mille baci al giorno. C'è anche un nuovo progetto che sta prendendo piede e forza, che ti fa tremare e sognare. Ci sono parole non dette, frasi dette in fretta, incomprensioni e dolori.
Indietro di qualche frame, una lunga vacanza con mari turchesi e giri in motorino senza casco e vento nei capelli e ritrovarsi ragazzini insieme, ritrovarsi e basta dopo periodi di silenzi e incomprensioni. C'è il primo compleanno di un bambino vestito alla greca, che cresce alla velocità della luce, che ha gli occhi verde intenso e un sorriso che ti porta lontano. Prima ancora nuvole bianche di polvere e cemento, dentro la stessa casa da stravolgere e rendere nostra. C'è il non vedere mai luce, c'è l'avvelenarsi perché mai nulla è esattamente come lo vorresti. Ci sono tempi lenti, tempi morti, rabbia e stanchezza.
Indietro. Una casa piccola piccola incastrata in un rione popolare, piena di noi, piena di oggetti e di ricordi. Una casa da svuotare e abbandonare, in una mattina grigia scura dei primi di luglio.
C'è una festa a sopresa in bicicletta nei vicoli di Roma, un apritivo con fragole e champagne, ci sono gli amici di sempre. Fiumi di cene e pranzi e i primi progetti sulla casa nuova.
Indietro. Riprendere a lavorare dopo 5 mesi di stacco. Ricerchi i ritmi, la voglia, l'energia, la testa. Indietro ancora. Eccolo là, Vittorio che rende il Natale nuovamente Natale, per la prima volta. Vestito da piccolo alpino ma col cappello di Santa Claus. Ci sono le risate di tua madre, gli sguardi, le liti e poi le riappacificazioni e l'amore di tuo padre, le nuove idee che crescono, ma che prima ancora nascono.
Poi c'è il 13 novembre 2012. Tre mesi di tuo figlio che ti sembrano una vita lunga e complicata. Ma anche il primo giorno di questo luogo che da allora ti aiuta sempre un po' a capire meglio chi sei e cosa ti piace.
Ora che il nastro è riavvolto te ne stai seduta per un po' sul tuo letto nuovo. Ti guardi intorno. Ti godi la memoria e alla fine pensi che dopo tutto ci sia ancora molto da fare, ma sicuramente moltissimo da festeggiare. Un mare di palloncini colorati e svolazzanti per me, grazie. E una fetta di red velvet, anche. Bella grossa.
mercoledì 16 ottobre 2013
Una stella DIY per il terrorista
Odia i cartoni animati. Tutti. Ma pure quelli mediamente evoluti, quelli non da bimbiminchia. Li odia. Anzi peggio, non se li caca proprio. Li guarda con un disprezzo assoluto e si volta dall'altra parte nemmeno fossero insetti spiaccicati. Spongebob. Pippi calzelunghe. Vai Diego. Angelina Ballerina (che un tempo amava follemente con mia somma preoccupazione). I sirenetti che non mi ricordo come si chiamino ma che adoro.
Niente. Preferisce le bombolette di deodorante altamente esplosive. Gli accendini. Il forno. La lavastoviglie. Le prese della corrente. I pennarelli indelebili. L'aspirapolvere.
È un terrorista. Cioè attenta quotidiamente alla mia salute mentale.
Ma c'è qualcosa per cui va in un brodo di giuggiole, l'unica in grado di calmarlo anche dopo il pianto più convulso. L'unica in grado di farlo sembrare il tenero bambino unenne che in teoria dovrebbe essere. Parlo di Twinkle Twinkle Little Star. Non ho capito ancora se in realtà ami la stella o piuttosto il gufo, del quale chiaramente riproduce il suono meglio di un professionista.
Allora gli ho costruito una vera stella gigante per la sua cameretta ancora semivuota. Con tanto di lucine intermittenti. Risultato: quando l'ha vista è rimasto imbambolato per buoni due minuti; poi si è girato verso di me e indicandola ha esclamato TITÌ. Twinkle Twinkle. Ha capito. E ha gradito. Molto.
Materiali:
5 pezzi di legno lunghi 1 metro.
5 viti per fermarli alle estremità.
Un filo di lucine natalizie.
Trapano.
Tanta santissima pazienza per praticare un'infinità di forellini. E dei vicini di casa con cuffie anti rumore.
Costo: 15€ per il legno, da Blasi legnami. Le lucine le avevo. Gli attrezzi pure.
Tempo: 2 orette e mezzo (nel mio caso scaglionate in quarti d'ora, tra il lavoro prima e l'influenza poi).
Sto pensando di dipingerla di giallo, ma anche al naturale non è male.
Niente. Preferisce le bombolette di deodorante altamente esplosive. Gli accendini. Il forno. La lavastoviglie. Le prese della corrente. I pennarelli indelebili. L'aspirapolvere.
È un terrorista. Cioè attenta quotidiamente alla mia salute mentale.
Ma c'è qualcosa per cui va in un brodo di giuggiole, l'unica in grado di calmarlo anche dopo il pianto più convulso. L'unica in grado di farlo sembrare il tenero bambino unenne che in teoria dovrebbe essere. Parlo di Twinkle Twinkle Little Star. Non ho capito ancora se in realtà ami la stella o piuttosto il gufo, del quale chiaramente riproduce il suono meglio di un professionista.
Allora gli ho costruito una vera stella gigante per la sua cameretta ancora semivuota. Con tanto di lucine intermittenti. Risultato: quando l'ha vista è rimasto imbambolato per buoni due minuti; poi si è girato verso di me e indicandola ha esclamato TITÌ. Twinkle Twinkle. Ha capito. E ha gradito. Molto.
Materiali:
5 pezzi di legno lunghi 1 metro.
5 viti per fermarli alle estremità.
Un filo di lucine natalizie.
Trapano.
Tanta santissima pazienza per praticare un'infinità di forellini. E dei vicini di casa con cuffie anti rumore.
Costo: 15€ per il legno, da Blasi legnami. Le lucine le avevo. Gli attrezzi pure.
Tempo: 2 orette e mezzo (nel mio caso scaglionate in quarti d'ora, tra il lavoro prima e l'influenza poi).
Sto pensando di dipingerla di giallo, ma anche al naturale non è male.
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venerdì 11 ottobre 2013
Giochi DIY - una casetta di cartone per Vittorio
Ogni giorno che passa senti il bisogno crescente di fare piccole cose. Tagliare. Incollare. Pitturare. Avvitare e poi svitare. Costruire.
Quando le certezze che avevi sono un po' meno certe, quando pensarci ti fa salire un tappo su su fino alla bocca dello stomaco, fai. Piccole cose. Per tenere la mente e le mani occupate. Una casetta da una scatola di cartone, per far giocare Vittorio. Che invece quando lo guardi che ride e si rotola nei suoi trabiccoli colorati, lì i pensieri tuoi sono solo ossigeno, aria purissima.
L'idea è di farne diverse, di casette, e poi metterle una vicino all'altra. L'effetto finale è molto carino.
Ho usato:
Scatola di cartone vecchia
Taglierino
Colori già in uso per altri lavori
Nastro adesivo da imballaggio
Costo:
Zero
Tempo di realizzazione:
20 minuti
Quando le certezze che avevi sono un po' meno certe, quando pensarci ti fa salire un tappo su su fino alla bocca dello stomaco, fai. Piccole cose. Per tenere la mente e le mani occupate. Una casetta da una scatola di cartone, per far giocare Vittorio. Che invece quando lo guardi che ride e si rotola nei suoi trabiccoli colorati, lì i pensieri tuoi sono solo ossigeno, aria purissima.
L'idea è di farne diverse, di casette, e poi metterle una vicino all'altra. L'effetto finale è molto carino.
Ho usato:
Scatola di cartone vecchia
Taglierino
Colori già in uso per altri lavori
Nastro adesivo da imballaggio
Costo:
Zero
Tempo di realizzazione:
20 minuti
venerdì 10 maggio 2013
Il corso di acquaticità per neonati
Quando è tornata la primavera, con le sue giornate tiepide e il sole alto, mi sono fatta coraggio e ho portato di nuovo Vittorio in piscina. Al corso di acquaticità.
Quando l'avevo iscritto era bastata una sola lezione, la prima mezz'ora in ammollo, per riportarmelo a casa malaticcio e catarroso come un vecchio di ottant'anni. Da lì si era innescata una catena letale di febbriciattole che ci siamo amabilmente tramandati in famiglia per un mese abbondante. Mi ero ripromessa che non gli avrei fatto rivedere l'acqua (nemmeno quella del bagnetto, con sdegno di nonna e tata) finché non si fosse finalmente rimesso un po' in sesto.
Insomma rieccoci, con questo corso di acquaticità. Che meraviglia. Mio figlio in un'altra vita era un pesce. Uno scorfano, così a occhio e croce. Ma uno scorfano simpaticissimo e sorridente, sguazzante, gioioso, incredibilmente a suo agio nell'acqua.
Guarda i giochi di luce con meraviglia, osserva attento le gocce che gli scorrono addosso, giocherella con le palline colorate galleggianti che prova ad afferrare e gli sfuggono di mano. Insomma si diverte da matti e quando lo tiri fuori la sua espressione è: "già finito?".
Unico elemento un po' controverso è l'immersione. Il metodo adottato dalla nostra istruttrice - che guarda un po' si chiama... MARINA - non prevede segnali o comandi che abituino il bambino ad aspettarsi di essere immerso con la testa. Morale: il piccolo malcapitato viene preso alla sprovvista e appozzato, beve sei o sette litri di piscina, lo tiri fuori che annaspa e ha la faccia dell'urlo di Munch, e quando la lezione finisce ha una panza gonfia d'acqua che pare un gavettone di fine anno scolastico.
Se ve lo state chiedendo, la risposta è NO: non mi sento affatto una madre snaturata. Il corso di acquaticità aiuta genitore e figlio a stabilire un fortissimo legame di fiducia e un contatto fisico basato sull'istinto. Vittorio si affida a me, non ha paura e si lascia condurre verso l'indipendenza in acqua (così come avverrà nella vita). Dalla prima lezione che imponeva di tenerlo stretto al petto per farlo sentire protetto, in soli tre incontri lui afferra con le mani i miei pollici e sgambetta per conto suo. No, non sa nuotare. Non è un corso di nuoto, è un corso di acquaticità. Che è diverso. Per farlo diventare Ian Thorpe c'è tempo.
Quando l'avevo iscritto era bastata una sola lezione, la prima mezz'ora in ammollo, per riportarmelo a casa malaticcio e catarroso come un vecchio di ottant'anni. Da lì si era innescata una catena letale di febbriciattole che ci siamo amabilmente tramandati in famiglia per un mese abbondante. Mi ero ripromessa che non gli avrei fatto rivedere l'acqua (nemmeno quella del bagnetto, con sdegno di nonna e tata) finché non si fosse finalmente rimesso un po' in sesto.
Insomma rieccoci, con questo corso di acquaticità. Che meraviglia. Mio figlio in un'altra vita era un pesce. Uno scorfano, così a occhio e croce. Ma uno scorfano simpaticissimo e sorridente, sguazzante, gioioso, incredibilmente a suo agio nell'acqua.
Guarda i giochi di luce con meraviglia, osserva attento le gocce che gli scorrono addosso, giocherella con le palline colorate galleggianti che prova ad afferrare e gli sfuggono di mano. Insomma si diverte da matti e quando lo tiri fuori la sua espressione è: "già finito?".
Unico elemento un po' controverso è l'immersione. Il metodo adottato dalla nostra istruttrice - che guarda un po' si chiama... MARINA - non prevede segnali o comandi che abituino il bambino ad aspettarsi di essere immerso con la testa. Morale: il piccolo malcapitato viene preso alla sprovvista e appozzato, beve sei o sette litri di piscina, lo tiri fuori che annaspa e ha la faccia dell'urlo di Munch, e quando la lezione finisce ha una panza gonfia d'acqua che pare un gavettone di fine anno scolastico.
Se ve lo state chiedendo, la risposta è NO: non mi sento affatto una madre snaturata. Il corso di acquaticità aiuta genitore e figlio a stabilire un fortissimo legame di fiducia e un contatto fisico basato sull'istinto. Vittorio si affida a me, non ha paura e si lascia condurre verso l'indipendenza in acqua (così come avverrà nella vita). Dalla prima lezione che imponeva di tenerlo stretto al petto per farlo sentire protetto, in soli tre incontri lui afferra con le mani i miei pollici e sgambetta per conto suo. No, non sa nuotare. Non è un corso di nuoto, è un corso di acquaticità. Che è diverso. Per farlo diventare Ian Thorpe c'è tempo.
venerdì 22 marzo 2013
Salvavita a basso costo per neomamme
Piccoli oggetti/prodotti di uso quotidiano poco costosi ai quali vorrei fare un po' di pubblicità non occulta (anzi molto esplicita, nonostante nessuno mi abbia pagata per farla) in virtù della loro capacità di far svoltare momenti cruciali nella disastratissima e lunghissima giornata neomammica.
Per voi:
Il roll-on antiocchiaie di Garnier. Lentamente, silenziosamente, FA. Credetemi. Alcune settimane di un suo uso costante possono nascondere al mondo (incosciente delle vostre maratone notturne) che avete un neonato che la notte sembra dopato con sangue di cavallo.
Lo sterilizzatore liquido per mani tascabile, di qualsiasi marca. Rigurgiti acidi, bava a litri, secrezioni non meglio identificate. Non aggiungo altro.
BB Cream di Garnier. Cremina da viso colorata, economica, che lungi dal fare miracoli, vi dona un colorito da viventi nelle giornate in cui siete più di là che di qua.
Per lui/lei:
Un giochino. Più sfigato è, meglio è. Quei marchingegni carissimi griffati, accompagnati da packaging accattivante, sonagli placcati d'oro, mio figlio li guarda e poi si volge verso di me con un'espressione che tradotta dice "con questo ce giochi te, passami la bottiglia di plastica vuota". Un giochino lo distrae mentre piange disperato, proprio nel momento in cui ti arriva la telefonata per quel famoso colloquio di lavoro. Il pinguino scemo nel mio caso è perfetto.
La "penna magica". Un semplice Uniposca col tappo rosso. Ormai ha capito che se lo sbatacchia in giro, quello fa suonare le cose. Per lui è magico. Bisogna cominciare dagli oggetti che fanno meno rumore. Il muro, una sedia, una scatola. Poi i bicchieri, magari calici appesi per aria. Fanno una sinfonia che lo fa andare in visibilio, ti guarda come se fosse Uto Ughi.
Il giochino inventato. Fantasia, donne. Fantasia. Andate per tentativi. Io con un barattolo trasparente e gli zuccherini che fanno rumore ho vinto. All'inizio gli è preso un colpo e ha pianto, non si aspettava che quel coso suonasse. Ora gli piace un casino. Un barattolo salva la vita.
Per voi:
Il roll-on antiocchiaie di Garnier. Lentamente, silenziosamente, FA. Credetemi. Alcune settimane di un suo uso costante possono nascondere al mondo (incosciente delle vostre maratone notturne) che avete un neonato che la notte sembra dopato con sangue di cavallo.
Lo sterilizzatore liquido per mani tascabile, di qualsiasi marca. Rigurgiti acidi, bava a litri, secrezioni non meglio identificate. Non aggiungo altro.
BB Cream di Garnier. Cremina da viso colorata, economica, che lungi dal fare miracoli, vi dona un colorito da viventi nelle giornate in cui siete più di là che di qua.
Per lui/lei:
Un giochino. Più sfigato è, meglio è. Quei marchingegni carissimi griffati, accompagnati da packaging accattivante, sonagli placcati d'oro, mio figlio li guarda e poi si volge verso di me con un'espressione che tradotta dice "con questo ce giochi te, passami la bottiglia di plastica vuota". Un giochino lo distrae mentre piange disperato, proprio nel momento in cui ti arriva la telefonata per quel famoso colloquio di lavoro. Il pinguino scemo nel mio caso è perfetto.
La "penna magica". Un semplice Uniposca col tappo rosso. Ormai ha capito che se lo sbatacchia in giro, quello fa suonare le cose. Per lui è magico. Bisogna cominciare dagli oggetti che fanno meno rumore. Il muro, una sedia, una scatola. Poi i bicchieri, magari calici appesi per aria. Fanno una sinfonia che lo fa andare in visibilio, ti guarda come se fosse Uto Ughi.
Il giochino inventato. Fantasia, donne. Fantasia. Andate per tentativi. Io con un barattolo trasparente e gli zuccherini che fanno rumore ho vinto. All'inizio gli è preso un colpo e ha pianto, non si aspettava che quel coso suonasse. Ora gli piace un casino. Un barattolo salva la vita.
sabato 8 dicembre 2012
Le Mostrolimpiadi
Il mostro ha un rapporto molto particolare con i sonagli e i giochi in generale. O li ama come se al mondo nient'altro abbia realmente un senso. Vedi la giostrina con le apette, che per un mese mi ha concesso l'opportunità di andare al bagno in pace senza la sirena in sottofondo. Credevo sarebbe durato per sempre, quello sguardo innamorato e sognatore al passaggio dell'ape arancione, sua unica indiscussa passione. E invece mi sbagliavo. Un bel giorno il mostro ha deciso che le apette gli piacevano ma solo se a guardarle c'ero anch'io. Della serie, tu me le affibbi, e ora te le subisci con me. Appena provavo in punta di piedi ad allontanarmi girava la testa come il velociraptor di Jurassic Park. Tempo 6 secondi e scattava l'allarme. Fine di un sogno.
Dicevo, o ama i giochi alla follia, oppure li guarda con un'espressione che in sintesi dice: "Non capisco. Da che pianeta arriva?". Mi verrebbe da rispondergli "dal tuo, piccolo mostro a cui non piace niente di niente e che non lasci nemmeno la tua navicella madre andare al bagno in santa pace". Ma poi mi trattengo pensando alle donne Napisan e gli sfodero un bel sorriso.
Comunque ho tirato le somme e ho indetto le Mostrolimpiadi. Le olimpiadi dei sonagli che Vittorio possiede al momento.
In quinta posizione, il coniglio appeso. Firmato Gap. L'ho comprato con un entusiasmo tale che sembrava lo stessi scegliendo per me. Senza contare che lo tiri e lui fa una musichina dolcissima. E.T. l'ha guardato, ghigno schifato, si è voltato dall'altra parte e ha fissato la parete per un quarto d'ora. C'è esplicitazione più chiara e trasparente di questa?
Dicevo, o ama i giochi alla follia, oppure li guarda con un'espressione che in sintesi dice: "Non capisco. Da che pianeta arriva?". Mi verrebbe da rispondergli "dal tuo, piccolo mostro a cui non piace niente di niente e che non lasci nemmeno la tua navicella madre andare al bagno in santa pace". Ma poi mi trattengo pensando alle donne Napisan e gli sfodero un bel sorriso.
Comunque ho tirato le somme e ho indetto le Mostrolimpiadi. Le olimpiadi dei sonagli che Vittorio possiede al momento.
In quinta posizione, il coniglio appeso. Firmato Gap. L'ho comprato con un entusiasmo tale che sembrava lo stessi scegliendo per me. Senza contare che lo tiri e lui fa una musichina dolcissima. E.T. l'ha guardato, ghigno schifato, si è voltato dall'altra parte e ha fissato la parete per un quarto d'ora. C'è esplicitazione più chiara e trasparente di questa?
In quarta posizione, l'orsetto dudu firmato Ikea. Poco pagare, poco avere. Lo dice anche Tata Thelma, è una garanzia. Glielo abbiamo comprato prima che arrivasse da Marte. Non se lo è mai filato, ma non lo accettavo e ho sempre voluto darmi delle giustificazioni: "E' piccolo, ancora non vede, non mette a fuoco e non può apprezzarlo" - "E' un dudu senza musichina, deve ancora crescere per vederlo con altri occhi". Sono passati quasi 4 mesi e continua a guardare con più interesse le ombre sul soffitto.
Veniamo alla terza posizione. La rana verde e rosa della Chicco. Sonaglio potente. Così potente che all'inizio il mostro ne è rimasto traumatizzato. Poi ha capito che era innocua e ad oggi è convinto che il gioco sia infilarla tutta in bocca, ignorando l'abc della geometria. Continua a non avere la più pallida idea di come usare il sonaglio. Sulla scatola c'è scritto che è per bambini superiori ai 3 mesi, perciò tutto torna. Lui non è un bambino, è un mostro. Per questo non è capace.

Seconda posizione. A una spanna dal primo posto, c'è lui. L'ORSO BUCO. Giuro che ogni riferimento alla sessualità del sonaglio è puramente casuale. Il nome infausto è stato scelto dal papà di Vittorio alle 21.30, in orario di cena e con il miraggio dell'ossobuco che io cucino tanto bene.
Il nano ADORA l'orso buco e glielo dimostra addentandolo. Ma il pelo corto lo fa sputazzare per delle mezze ore e così desiste lanciandolo per terra. E' il cosiddetto sonaglio paraculo: ci hanno messo il cuore di gomma per farlo mordere, ma il resto è di peluche. Ora va bene che il neonato è essere pensante... ma non abbastanza da sapere cosa infilare in bocca.


Vince a mani basse Mister Palle (anche questo nome è stato individuato con non si sa quale logica dal padre di E.T.). Gioco della ItsImagical pensato per neonati di almeno 6 mesi. Ma Vittorio se ne frega e lo guarda roteare sul tavolo con ammirazione totale.
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mercoledì 5 dicembre 2012
L'arrivo di tata Thelma
Da due giorni il mostro ha una tata. Tata Thelma. Avete presente quella della mitica coppia del film? Lei non c'entra niente.
E' filippina, simpatica, cicciotta. La prima volta che l'ho incontrata si è girata verso il nano e gli ha esclamato: "Ciao, Bittò". Lui l'ha studiata 4 secondi e poi ha sfoderato il più sdentato dei suoi sorrisi. Da lì è solo amore. E speriamo che sia duraturo, perché io ho la schiena rotta e sono l'ombra di me stessa. Magari riesco pure a riprendere in mano la mia vita, hai visto mai.
Ad ora i due sembrano avere una certa intesa. Dopo pochi minuti dal suo arrivo, lei lo ha guardato e gli ha detto: "Bittò, tata Thelma ti fa fare ghimnastica". Gli ha preso le mani e ha cominciato a dimenarle su e giù, fuori e dentro, destra sinistra, come se fossero le sue. "Uno e due, one two three. Uno e due, one two three". Un misto di itafilippinglese non proprio rassicurante per la crescita verbale del nano. Comunque. Lei sostiene che la 'ghimnastica' lo farà crescere bene. Bah.
Già me lo vedevo piangere come un pazzo, diventare blu come fa sempre. Invece la guardava come se avesse visto la Madonna, e una volta preso il ritmo ha cominciato a trovare la cosa molto più divertente della ranocchia coi sonagli che gli propino io. Il ragionier Fantozzi in versione ginnica. Dopo tre mesi io di mio figlio non ho capito assolutamente niente.
Mi solleva pensare che diventerà grande in un attimo. Via i pannolini. Via il latte. Via i pianti ininterrotti. Un miraggio, una chimera. Ma poi penso a quello che mi dicono tutti. "Goditela, Manuela, che in un baleno te lo ritrovi in piedi, alto due metri, che fa lo scemo dietro alle donne."
Ora non corriamo troppo. Mi va tutto bene, ma immaginarlo con l'altro sesso all'infuori di me, per adesso può solo limitarsi a questo.
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venerdì 23 novembre 2012
Datemi una bambina, vi prego
Vi prego, prestatemi una bambina piccola. Dai due ai quattro anni. Mi bastano solo un paio di mesi. La vesto con tutto quello che vedo su Pinterest e poi ve la restituisco. Dai.
Voglio dire. Va bene Vittorio. Va bene che volevo un maschio. Ma sapete cosa significa entrare in un negozio di abbigliamento per bambini ed essere costretti a mettere a paragone la fantasia, l'originalità, la delicatezza, il romanticismo dei vestiti da bambina... con la banalità, la mosceria, la mancanza di stile di quelli da bimbo? Una frustrazione esagerata.
Per creare combinazioni che si allontanino diametralmente dai completini agghiaccianti della Chicco ci viene richiesto uno sforzo sovrumano. Oltretutto siamo costrette a svenarci, strizzarci le meningi, avvelenarci, escluse le rare occasioni in cui H&M e Zara ci salvano vita e portafogli.
Invece alle fortunatissime mamme di una figlia femmina basta un fiorellino in testa. Uno stupidissimo fiocco fatto in casa. Un abbinamento grunge. Una calza a trame fitte e una ballerina di vernice. Adoro.
E non ditemi "fai una bambina". No. Non ditelo. Che se poi esce di nuovo maschio che faccio? L'unico vantaggio sarebbe l'operazione riciclo: spogliare un altare per vestirne un altro.
Oggi cerco in giro qualcosa di decente per Vittorio, domani resoconto.
Foto Pinterest - Etsy
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