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lunedì 2 dicembre 2013

Heading back home

Il weekend è trascorso e di Amsterdam ti restano

- la gente esaurita che ti urla HUE perché non corri abbastanza in bicicletta e non tieni la destra.

- la vetrina di vibratori a doppia, tripla e quarta uscita che ti hanno bloccato la crescita per sempre.

- le prostitute ciccione cellulitiche in vetrina, che ti fanno sentire super in forma nonostante il doppio caramel brownie di Starbucks che ti sei mangiata sotto lo sguardo attonito dei tuoi amici.

- le vedute dei canali la sera al tramonto, che ti fanno venire voglia di dipingerle anche se non sai dipingere.

- il mercatino di natale, la pista di pattinaggio e la scritta "I AMsterdam", che sogni di fotografare da quando l'hai vista in chissà quale cartolina turistica del passato, e di salirci sopra. Ma siccome sei cresciuta alla fine ti limiti a infilare la testa nel buco della "e".

- SUMO, il sushi all you can eat. Una tavolata schifosamente gonfia che fa gioire i commensali ma che attenta duramente alla vita del tuo compagno, il quale non mangerà mai più sushi se non sotto tortura e pagato.

- le case che pendono in avanti e le mille ipotesi e suggestioni sul perché da parte di ciascuno di noi, che sommate danno seimila suggestioni, la cui chiosa è stata un disinvolto "ma anche sti ca**i".

- Le Nike Jordan da teppista del Bronx taglia 23.

- Flow, che nella sua edizione annuale mi ha regalato una gioia immensa in aeroporto, sulla via del ritorno. Il migliore acquisto del viaggio per le paper addicted.















venerdì 18 ottobre 2013

Goodbye Trastevere, un video


Come ho scritto già più volte, da un paio di mesi ci siamo trasferiti. Un evento epocale, almeno per me che sono legata all'elemento "casa" in maniera quasi malata.

Pochi giorni prima di andarcene abbiamo fatto una piccola festa per dire addio a quel luogo che ci ha accolti per tre anni. Che ha accolto risate e amici, liti furiose, piatti che volavano e un bimbo appena sfornato. Avevo realizzato un videoclip da condividere con chi ha vissuto questo percorso con noi. Eccolo.

domenica 18 novembre 2012

Domenica dolce domenica

Belli e buoni. Ma non erano come gli originali. Per farli ho usato la ricetta della Parodi:

275 gr di farina di mandorle ben mixata con 210 gr di zucchero semolato.
6 albumi montati a neve con 250 gr di zucchero a velo.
Ho incorporato i due composti e aggiunto un filo di colorante in polvere; ho formato i dischetti con la sac-à-poche su carta da forno e lasciato asciugare 1h.
Infornato a 150 gradi per 10 minuti e lasciato freddare. Unito i due dischetti di meringa con ganache al cioccolato, crema di cioccolato bianco, crema di pistacchio, dulce de leche (questi ultimi somigliano ai macarons caramel au beurre salé).
Riposto in frigo per una notte e servito a temperatura ambiente.

Vabè. Di sapore ci siamo. Ma erano ruvidi sulla superficie (che però aveva la crosticina giusta) e non avevano la tipica aureola arricciata che hanno quelli perfetti.

Primo set: Macarons 1 - Manuela 0.
Ma il match è lungo e io sono un osso duro. Appuntamento al prossimo tentativo.

Intanto il brunch è stato come sempre. Un piacere per l'umore e per i buchi di cellulite. Scrumbled eggs, sausages, fagottini di sfoglia e formaggio, polentine al forno, salmone affumicato e burro, cupcakes con creamcheese, biscotti alle mandorle, pane alle noci, torta caprese e panna montata fresca... Solo a riscriverlo mi sale la glicemia.

Dopo essere stato in braccio a chiunque e aver profuso sorrisi, Vittorio ha dormito tutto il tempo. Che meraviglia.

Una notte, per caso

Sabato notte di un autunno travestito da inverno. Sabato di pioggia e di pigrizia. Il giorno perfetto per dare peso al tempo, per assaporare un momento a tre. In cui ognuno fa qualcosa di diverso, ma sotto lo stesso tetto, insieme. 

Lui che sonnecchia beato.

Io che provo per la prima volta alle 2 di notte a fare i macarons (bello potersi nuovamente misurare con una ricetta complessa dopo la nascita di Vittorio. Magari la prossima volta scelgo un orario normale).

Il nano che scopre le manine. Il nano proprio oggi, nel giro di poche ore, scopre le sue paffute, frenetiche, meravigliose manine. Sdraiato sul lettone, le guarda come se fossero l'unica cosa che importa al mondo, in silenzio, le muove e le studia con l'attenzione di un adulto. E io mi sento così indifesa davanti a lui, all'amore immenso che provo, alla pace che mi dà osservare le sue conquiste. Basta un momento così breve e semplice per regalare un senso profondo a tutto.

Una giornata pura, fatta di niente ma piena di belle cose. Tirare fuori dall'armadio quel maglione gigante di lana che non vedi l'ora che finisca l'estate per indossarlo di nuovo. Il cappuccino gigante con un cuore sottile disegnato sulla schiuma, che ormai fanno a tutti ma che ti fa sentire tanto "a casa".

Pensare che domani anzi oggi è domenica e vedi gli amici di sempre e farai scorrere via con loro le ultime ore di una settimana importante.  Il pensiero falsissimo che "tanto da lunedì dieta", e che quindi il menù del brunch sarà da ciccioni e che va bene, benissimo così.