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lunedì 16 dicembre 2013

Una ghirlanda DIY da tre euro

Ad ogni spazio il suo decor. Quindi in cucina, dove regnano il bianco e il verde, ho fatto una roba semplicissima e veloce, con le mollette, il filo di lana, il washi tape e i filtri per pulire i termosifoni.

Ah. Dimenticavo. Per la prima volta nella mia vita, credo, mi sono messa di santa pazienza con ago e filo. In realtà per decorare queste quattro cosine ho impiegato il tempo di un film pallosissimo (chiaramente scelto non da me...), quindi massima facilità e velocità. Costo totale, circa 3 euro.






lunedì 7 ottobre 2013

Il regalo del buongiorno


C'è chi ti fa trovare una rosa rossa sul comodino e un biglietto con le quattro parole magiche in grado di far svegliare bene anche la più irritabile delle donne: "buona giornata amore mio".

E poi c'è quello che ti conosce abbastanza bene da sapere che in questa fase della tua vita con la rosa rossa ti aumenta solo il giramento di zebedei. Perché se anche dovessi trovare un vaso in cui metterla (non prima di aver rovistato nei dodici scatoloni che ancora popolano casa nuova, sparsi qui e là) non avresti poi dove appoggiarla. Perché i mobili non ci sono. E a quel punto che fa, il tuo Lui? Ti regala direttamente il mobile.

Un paio di giorni fa. Vieni svegliata dal citofono alle ore otto, nell'unico giorno storico in cui il mostro aveva deciso di lasciarti dormire mezz'ora in più. Vai ad aprire bofonchiando cose irripetibili, risoluta che se si tratti di pubblicità o di testimoni di Geova scenderai le scale quattro a quattro per fare uno dei tuoi show preferiti, quelli in stile zia Peppina, con occhio sbarrato e ciabatte ai piedi, ché la mattina è sacra e il sonno è sacro e lei come si permette e ma lei se ne vada affa... Vabè. Non fai nemmeno in tempo a pensarle, queste cose, perché quando alzi la cornetta un signore gentile esclama "Buongiorno, Lelli, per il mobile".

I due neuroni del turno della mattina si mettono in moto molto prima di te e in un attimo associ quel nome con il mobile bar bianco che hai visto solo un paio di giorni prima a via Margutta.

Quel posto è il paradiso dei tessuti (e in particolare dei velluti lavorati), e tu ci trascorreresti la tua intera esistenza sperando di avere un numero sufficiente di poltrone da ritappezzare usando almeno un decimo del ben di dio che c'è là dentro. Tu ci trascorri il tempo sufficiente a: innamorarti di un paio di pezze colorate; far comprendere a tutti gli avventori che tuo figlio è un cagacazzi egocentrico che manco due stoffe in pace che quello urla come un'aquila; fregartene completamente che quello è un mobile bar da usare come isola (davanti è aperto e dietro ha la scritta "bar" in legno grezzo) e invece a te serve una roba da appiccicare a un muro in un corridoio. Esci con il biglietto da visita del signor Andrea, con l'ordine per 2.50 mt di velluto meraviglioso (del cui uso parlerò più avanti), con la scimmia urlatrice e con Lui assai scoglionato perché le stoffe gli dicono più o meno quanto il fantacalcio dice a te.

Che dire? Sei una donna fortunata. A parte i canyon che ti lascia sul pavimento nuovo dopo la doccia, a parte i peli della barba irti che ti si infilzano sotto i piedi perché sono un po' ovunque, a parte il dentifricio spremuto dal capo anziché dalla coda, a parte che ti frega lo shampoo per portarselo in palestra e non te lo rimette a posto, a parte il monopolio pressoché assoluto del bagno alla mattina e alla sera, ogni tanto Lui una la azzecca. Adesso che hai dove metterla non ti resta che aspettare la rosa rossa.

Piatti, posate, bicchieri, vasi e vasetti. Un paio di scatoloni così sono fuori gioco. Te ne rimangono solo dieci. Ancora non hai capito bene come arrederai questo angolo. Per adesso ci hai messo i vasi di vetro di Studio Forme. Poi si vedrà.

Ps: a proposito del mobile bar, dopo la bella sorpresa abbiamo scoperto che da Maisons du Monde vendono Newport, quasi identico e che chiaramente costa quasi la metà. Per non darti due chiodate continui a ripetere a te stessa che ha i ripiani meno mossi e che dopo la sedia a dondolo la fortuna là dentro ti ha già baciata.





























giovedì 26 settembre 2013

Come innamorarsi di una lampadina

Fino a ieri erano importanti nella tua vita quanto il fantacalcio. Ti accorgevi di loro solo quando ne esplodeva una in giro per casa, magari sul tuo comodino. Solamente a quel punto diventava vitale averci a che fare, perché altrimenti non vedevi più una mazza e rischiavi lo sfracello.

Oggi che arredi una casa, la TUA casa, ti informi. Guardi. Le osservi. Stai alla frutta, è chiaro, ma ormai non puoi più tornare indietro. E così scopri che odi quelle al neon. E' più forte di te. Ci sono ambienti contemporanei arredati con gran gusto, in cui stanno anche bene. Ma tu le odi lo stesso, sono proprio brutte. Fredde. Non fanno per te.

Poi inciampi in quelle grandissime, trasparenti, identiche alle classiche lampadine di un tempo, ma in versione gulliveriana: i bulbi. E te ne innamori in maniera irreversibile al punto da chiamare l'elettricista e far spostare il punto luce sul soffitto per vederle calare dall'alto. Tre. Il numero perfetto. Ora in cucina c'è di nuovo polvere e calcinaccio ovunque ma tu te ne freghi, perché quando ti affacci eccole là, appese. Si riflettono su una bella specchiera in legno marino pitturato di bianco, che hai comprato da un rigattiere tanti mesi fa e finché non l'hai vista attaccata al muro credevi di aver fatto il peggior acquisto della tua vita.

Allora navighi e navighi tra Pinterest e il web, in generale, e scopri che quello stile così, le lampadine a vista, casuali, sparpagliate, coi fili neri penzoloni o sui tralicci, ti piacciono sopra ogni cosa.

E le vuoi mettere da tutte le parti: in bagno, in camera da letto, in salone, nel corridoio. Ma Lui ti argina e alla fine ti convince: "mica sei un rappresentante di lampadine, tu". E', vero. Non sei un rappresentante di lampadine, tu. Quindi ti accontenti di quelle in cucina e trascorrerai tutta la prossima vita seduta sui fornelli a guardarle.
























Ps: le mie le ho comprate a Roma, da Piccola Bottega. Lì ho potuto scegliere tipo di bulbo e colore/tipo di cavo. Tornerò a parlare della bottega perché mi sta per realizzare un lampadario splendido.



domenica 18 novembre 2012

Domenica dolce domenica

Belli e buoni. Ma non erano come gli originali. Per farli ho usato la ricetta della Parodi:

275 gr di farina di mandorle ben mixata con 210 gr di zucchero semolato.
6 albumi montati a neve con 250 gr di zucchero a velo.
Ho incorporato i due composti e aggiunto un filo di colorante in polvere; ho formato i dischetti con la sac-à-poche su carta da forno e lasciato asciugare 1h.
Infornato a 150 gradi per 10 minuti e lasciato freddare. Unito i due dischetti di meringa con ganache al cioccolato, crema di cioccolato bianco, crema di pistacchio, dulce de leche (questi ultimi somigliano ai macarons caramel au beurre salé).
Riposto in frigo per una notte e servito a temperatura ambiente.

Vabè. Di sapore ci siamo. Ma erano ruvidi sulla superficie (che però aveva la crosticina giusta) e non avevano la tipica aureola arricciata che hanno quelli perfetti.

Primo set: Macarons 1 - Manuela 0.
Ma il match è lungo e io sono un osso duro. Appuntamento al prossimo tentativo.

Intanto il brunch è stato come sempre. Un piacere per l'umore e per i buchi di cellulite. Scrumbled eggs, sausages, fagottini di sfoglia e formaggio, polentine al forno, salmone affumicato e burro, cupcakes con creamcheese, biscotti alle mandorle, pane alle noci, torta caprese e panna montata fresca... Solo a riscriverlo mi sale la glicemia.

Dopo essere stato in braccio a chiunque e aver profuso sorrisi, Vittorio ha dormito tutto il tempo. Che meraviglia.