1. Move over - Janis Joplin
2. A woman left lonely - Cat Power
3. Raining again - Moby
4. Dog days are over - Florence+the Machine
5. Ain't got no - Nina Simone
6. Via con me - Paolo Conte
7. Scar tissue - RHCP
8. Blindsided - Bon Iver
9. Con il nastro rosa - Lucio Battisti
10. Think - Aretha Franklin
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venerdì 15 marzo 2013
mercoledì 27 febbraio 2013
Analisi di un sostantivo utile
zebedei [ze-be-dèi]
s.m. pl. • pop. o scherz.
Testicoli, palle, usato quasi solo nella loc. con valore scherz. rompere gli z., seccare, importunare, infastidire
• a. 1879
Passiamo all'analisi di una frase tipica. La prima che mi viene in mente.
Soggetto: Telefono Casa
Verbo: rompe
Complemento oggetto: gli zebedei, per l'appunto
Complemento di termine (a chi?): a me
Complemento di tempo (quando?): sempre.
Non sono riuscita a trovare su internet chi fosse questo Zebedeo. Ma è evidente che si trattasse di un neonato di sei mesi scassamaroni. Non riesco a non pensare alla mamma di questo Zebedeo. Nel 1879. Non deve avere avuto una vita facile. Il figlio è diventato un emblema.
Magari fra duecento anni si dirà "non rompere i Vittorii". Con due i, plurale di Vittorio. Lo specificherò nelle mie ultime volontà. Non troppo remote, se vado avanti così.
s.m. pl. • pop. o scherz.
Testicoli, palle, usato quasi solo nella loc. con valore scherz. rompere gli z., seccare, importunare, infastidire
• a. 1879
Passiamo all'analisi di una frase tipica. La prima che mi viene in mente.
Soggetto: Telefono Casa
Verbo: rompe
Complemento oggetto: gli zebedei, per l'appunto
Complemento di termine (a chi?): a me
Complemento di tempo (quando?): sempre.
Non sono riuscita a trovare su internet chi fosse questo Zebedeo. Ma è evidente che si trattasse di un neonato di sei mesi scassamaroni. Non riesco a non pensare alla mamma di questo Zebedeo. Nel 1879. Non deve avere avuto una vita facile. Il figlio è diventato un emblema.
Magari fra duecento anni si dirà "non rompere i Vittorii". Con due i, plurale di Vittorio. Lo specificherò nelle mie ultime volontà. Non troppo remote, se vado avanti così.
mercoledì 13 febbraio 2013
Auguri!
Ciao, tu.
Oggi compi sei mesi, lo sai? Sei grande. Hai il doppio dell'età rispetto a quando ho deciso di dare il via a questo blog.
Nel frattempo sono successe un sacco di cose. La prima è che ti amo il doppio di quando sei nato.
Che altro dire? Con te gli schemi saltano, il tempo vola, il controllo è precluso, le priorità si invertono. E mi ci è voluto un po' per accettare una mole tanto grande di cambiamenti.
Non ti vedo da domenica perché entrambi siamo sotto scacco dell'influenza. E mi manchi! Mi manchi un casino. Non vedo l'ora di riabbracciarti, cullarti fino al sonno più profondo, nutrirti, farti ridere. Esserci.
Auguri, amore mio!
Oggi compi sei mesi, lo sai? Sei grande. Hai il doppio dell'età rispetto a quando ho deciso di dare il via a questo blog.
Nel frattempo sono successe un sacco di cose. La prima è che ti amo il doppio di quando sei nato.
Che altro dire? Con te gli schemi saltano, il tempo vola, il controllo è precluso, le priorità si invertono. E mi ci è voluto un po' per accettare una mole tanto grande di cambiamenti.
Non ti vedo da domenica perché entrambi siamo sotto scacco dell'influenza. E mi manchi! Mi manchi un casino. Non vedo l'ora di riabbracciarti, cullarti fino al sonno più profondo, nutrirti, farti ridere. Esserci.
Auguri, amore mio!
martedì 5 febbraio 2013
Vecchi cliché
Lui: "amore, guarda che il cliché del marito che ci prova con la tata giovane e attraente del figlio è roba vecchia".
Io: "Che vuoi dire?"
Lui: "Lo sai, cosa voglio dire."
Io: "Certo che lo so. Ma voglio vedere se hai il coraggio di dirlo..."
Lui: "Lo dico. La nuova tata di Telefono Casa è brutta".
Io: "Diciamo che non è una modella. Ok. Ma in compenso è brava. È dolce. Trasmette sicurezza. E Telefono Casa sembra molto contento di lei. Non credo si sia accorto che è brutta, a 6 mesi non dovrebbe rientrare nelle sue priorità."
Lui: "Sì ma è brutta. E parla male l'Italiano."
Io: "Esagerato, è solo... imprecisa. Dice 'Sciau bèlu. Sei ragassu motto bèlu. Tu cresce altu e bèlu'."
Lui: "Ecco, nostro figlio imparerà l'italiano a 8 anni"
Io: "Beh meglio così, visto che il nonno per addormentarlo gli canta le osterie e Fanfulla da Lodi. Almeno non le riproduce all'asilo e non si fa riconoscere subito".
Due giorni dopo.
Lo zio: "Cognata, guarda che il cliché del marito che ci prova con la tata giovane e attraente del figlio è roba datata".
Io: "Ma allora è roba genetica. Pure tu..."
Lo zio: "Io lo dico per mio fratello. Vuoi mettere una bella gnocca che ti gira per casa... Con... Con..."
Legge di Murphy per neomamme in cerca di una tata: il cliché del marito che ci prova con la tata giovane e attraente del figlio non è mai stato tanto credibile. Brutte. Sceglietele brutte. Una parola è poca e due so' troppe.
Io: "Che vuoi dire?"
Lui: "Lo sai, cosa voglio dire."
Io: "Certo che lo so. Ma voglio vedere se hai il coraggio di dirlo..."
Lui: "Lo dico. La nuova tata di Telefono Casa è brutta".
Io: "Diciamo che non è una modella. Ok. Ma in compenso è brava. È dolce. Trasmette sicurezza. E Telefono Casa sembra molto contento di lei. Non credo si sia accorto che è brutta, a 6 mesi non dovrebbe rientrare nelle sue priorità."
Lui: "Sì ma è brutta. E parla male l'Italiano."
Io: "Esagerato, è solo... imprecisa. Dice 'Sciau bèlu. Sei ragassu motto bèlu. Tu cresce altu e bèlu'."
Lui: "Ecco, nostro figlio imparerà l'italiano a 8 anni"
Io: "Beh meglio così, visto che il nonno per addormentarlo gli canta le osterie e Fanfulla da Lodi. Almeno non le riproduce all'asilo e non si fa riconoscere subito".
Due giorni dopo.
Lo zio: "Cognata, guarda che il cliché del marito che ci prova con la tata giovane e attraente del figlio è roba datata".
Io: "Ma allora è roba genetica. Pure tu..."
Lo zio: "Io lo dico per mio fratello. Vuoi mettere una bella gnocca che ti gira per casa... Con... Con..."
Legge di Murphy per neomamme in cerca di una tata: il cliché del marito che ci prova con la tata giovane e attraente del figlio non è mai stato tanto credibile. Brutte. Sceglietele brutte. Una parola è poca e due so' troppe.
mercoledì 30 gennaio 2013
Tempo taglia 52
15 giorni secchi.
Si chiamerebbe "blocco dello scrittore". Se non fosse che io non sono una scrittrice.
Non è nemmeno "blocco del blogger", perché oltre a suonare male è pure inesatto. Non sono una blogger. Cioè un po' lo sono perché questo è un blog. Però non sento di avere il "blocco del blogger".
È più il "blocco di una trentenne che ha un figlio di quasi sei mesi e un blog su cui riversa fiumi di parole quasi inutili e che non riesce ad aggiornarlo perché la sua giornata sfortunatamente dura solo 24 ore, ma solo 13 o 14 percepite, nelle quali lavora a tempo essenzialmente pieno e fa altre milleduecentotrentatré cose". Ecco.
Mi sento un po' in colpa verso questo coso qui, il blog appunto. È come avere un cagnolino che alla prima difficoltà abbandoni sul ciglio della strada. Perfino mia madre, che ancora non ha capito a cosa serva scrivere di me e del nipote su un computer a fruizione di non si sa bene chi, mi ha detto: "ma il blob non lo scrivi più?".
Mi sento ancora più in colpa quando mi guardo intorno e vedo mamme molto sprint che sono sempre sul pezzo e aggiornano di brutto. Un post al giorno minimo e passa la paura.
Il figlio si alza in piedi? Loro aggiornano. Il figlio dice "palla"? Aggiornano. Fa la cacca? Sbava? Rutta? Aggiornano imperterrite. Tenaci. Delle macchine da guerra. Beate loro.
E io le capisco. L'istinto ce l'ho pure io. Certe volte guardo quell'elemento buffo che mi arreda la casa da agosto e lo noto fare delle cose divertentissime. Una decina di giorni fa ad esempio ha cominciato a "lallare" con grande convinzione. Appena sveglio, steso sul letto accanto a me, mi fissava come se avesse visto Luke Skywalker al supermercato e di botto è partito: "Da. Dada. Dadaaaa-A-eeeeeDDe. DU. Aeeeeh."
Gli ho risposto "Mi avevi già convinta al primo Da". Lui ha continuato a disquisire per circa mezz'ora. A parte la pelata, le gengive senza l'ombra di un dente e un debito di 100cm in altezza, sembrava un adulto.
Ogni mattina va così. Allora mi sono detta: che bello, mo' lo scrivo subito sul blog. Poi però ogni volta mi assale un doppio freno.
Quello interiore: tutti i bambini dell'età di Vittorio fanno esattamente le stesse identiche cose. Mica vorremo noi madri illuderci di avere il bambino più intelligente. Il più sveglio. Il più simpatico. Quello che si alza prima. Quello che mangia la pappa in anticipo. L'ingenuità dei primi tempi l'ho messa nel cassetto quando mi sono guardata intorno e ho visto gli altri nani. Cloni di mio figlio. Un pianeta popolato di alieni piccoli e tutti uguali. Non c'è scampo.
Poi il freno esteriore: come dicevo in cima, il tempo che non c'è. In questa fase della mia vita mi sento come quelle grassone che a un certo punto dimagriscono decine di chili ma quando vanno a comprare i pantaloni nuovi continuano a chiedere la taglia 52. È una roba mentale, credo. Il non volersi disancorare dalla propria coperta di Linus. Nel mio caso specifico temo di non voler accettare che le mie proporzioni temporali siano definitivamente stravolte.
Ma mi hanno assicurato che passa. E io mi fido.
Si chiamerebbe "blocco dello scrittore". Se non fosse che io non sono una scrittrice.
Non è nemmeno "blocco del blogger", perché oltre a suonare male è pure inesatto. Non sono una blogger. Cioè un po' lo sono perché questo è un blog. Però non sento di avere il "blocco del blogger".
È più il "blocco di una trentenne che ha un figlio di quasi sei mesi e un blog su cui riversa fiumi di parole quasi inutili e che non riesce ad aggiornarlo perché la sua giornata sfortunatamente dura solo 24 ore, ma solo 13 o 14 percepite, nelle quali lavora a tempo essenzialmente pieno e fa altre milleduecentotrentatré cose". Ecco.
Mi sento un po' in colpa verso questo coso qui, il blog appunto. È come avere un cagnolino che alla prima difficoltà abbandoni sul ciglio della strada. Perfino mia madre, che ancora non ha capito a cosa serva scrivere di me e del nipote su un computer a fruizione di non si sa bene chi, mi ha detto: "ma il blob non lo scrivi più?".
Mi sento ancora più in colpa quando mi guardo intorno e vedo mamme molto sprint che sono sempre sul pezzo e aggiornano di brutto. Un post al giorno minimo e passa la paura.
Il figlio si alza in piedi? Loro aggiornano. Il figlio dice "palla"? Aggiornano. Fa la cacca? Sbava? Rutta? Aggiornano imperterrite. Tenaci. Delle macchine da guerra. Beate loro.
E io le capisco. L'istinto ce l'ho pure io. Certe volte guardo quell'elemento buffo che mi arreda la casa da agosto e lo noto fare delle cose divertentissime. Una decina di giorni fa ad esempio ha cominciato a "lallare" con grande convinzione. Appena sveglio, steso sul letto accanto a me, mi fissava come se avesse visto Luke Skywalker al supermercato e di botto è partito: "Da. Dada. Dadaaaa-A-eeeeeDDe. DU. Aeeeeh."
Gli ho risposto "Mi avevi già convinta al primo Da". Lui ha continuato a disquisire per circa mezz'ora. A parte la pelata, le gengive senza l'ombra di un dente e un debito di 100cm in altezza, sembrava un adulto.
Ogni mattina va così. Allora mi sono detta: che bello, mo' lo scrivo subito sul blog. Poi però ogni volta mi assale un doppio freno.
Quello interiore: tutti i bambini dell'età di Vittorio fanno esattamente le stesse identiche cose. Mica vorremo noi madri illuderci di avere il bambino più intelligente. Il più sveglio. Il più simpatico. Quello che si alza prima. Quello che mangia la pappa in anticipo. L'ingenuità dei primi tempi l'ho messa nel cassetto quando mi sono guardata intorno e ho visto gli altri nani. Cloni di mio figlio. Un pianeta popolato di alieni piccoli e tutti uguali. Non c'è scampo.
Poi il freno esteriore: come dicevo in cima, il tempo che non c'è. In questa fase della mia vita mi sento come quelle grassone che a un certo punto dimagriscono decine di chili ma quando vanno a comprare i pantaloni nuovi continuano a chiedere la taglia 52. È una roba mentale, credo. Il non volersi disancorare dalla propria coperta di Linus. Nel mio caso specifico temo di non voler accettare che le mie proporzioni temporali siano definitivamente stravolte.
Ma mi hanno assicurato che passa. E io mi fido.
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