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venerdì 25 ottobre 2013

Un weekend per.

Per dormire.

Per fumare una sigaretta fino alla fine, senza fretta.

Per leggere.

Per stare con i vostri figli.

Per fare shopping.

Per un lungo bacio al vostro uomo.

Per viaggiare.

Per vedere un film sotto le coperte.

Per camminare su un prato verde.

Per lavorare, se vi tocca.

Per fare le sei di mattina con la vostra migliore amica.

Per pensare e basta.

Per respirare, di nuovo.

Buon weekend a tutte...










mercoledì 3 aprile 2013

In campagna elettorale

E' un po' che seguo i candidati sindaci della mia città nelle loro corse elettorali. Strette di mano, sorrisi ammicanti, "farò", "risolverò", "vedrete". E stamattina pensavo che anche noi donne, per un certo periodo della vita, viviamo in una costante campagna elettorale. Unico grande competitor, quello che non vorremmo mai sfidare: noi stesse. Noi. Le più grandi critiche delle nostre azioni e dei nostri comportamenti, delle scelte e degli errori, perfino dei più insignificanti. Che il mondo esterno non sia un reale contendente lo sappiamo bene: nessuno è così preso dagli altri quanto lo è da se stesso. Morale della favola, il nostro modo di essere e di apparire conta soprattutto per noi e per una strettissima cerchia di persone che ci circondano.

La nostra campagna elettorale è fatta di pochi strumenti essenziali, fra cui uno spot elementare composto dal modo in cui ci vestiamo e dall'attenzione che dedichiamo alla cura del corpo. Conviviamo con regole precise e invalicabili, che corrispondono al "farò" dei politici: niente smalto sbeccato. Niente calzerotti di licra al polpaccio. Niente ricrescita alta due dita sui capelli. Niente unghie smangiucchiate. Un rapporto costante e intenso con l'estetista per la lotta al pelo superfluo. Massima intransigenza su lingerie e accessori. Rigore assoluto su alimentazione e training.

Poi ci sono i diktat comportamentali, che contano più di tutto il resto. Dobbiamo essere simpatiche, ma non troppo. Romantiche, ma non troppo. Impulsive, ma non troppo. Femministe, ma senza esagerare. Egocentriche, ma con equilibrio. Sportive, goderecce, sensuali, aggressive, ammiccanti, leggere, però al punto giusto.

È un manifesto utopico, il nostro. Che crolla solo ogni tanto, sotto il peso della vita che va al ritmo di un rullo compressore. O di un figlio che sposta altrove le priorità della nostra privatissima campagna elettorale. Quando questo accade dimentichiamo tutto. Regole, obiettivi, ispirazioni. E usciamo di casa con lo smalto sbeccato, i calzerotti di licra, il primo vestito che capita. Troppo poco simpatiche/ammiccanti/leggere per meritare anche solo il più incerto dei voti. I nostri, di voti. Perché agli uomini - agli altri, in generale - quasi sempre andiamo benissimo anche così.

























mercoledì 19 dicembre 2012

La verità subito

A diventare madri infami è un attimo. Basta andare a fare una passeggiata. Giornata di sole e vento forte, ET vestito come se i Maya fossero in anticipo di due giorni, il nuovo genialissimo marsupio della BabyBjorn, un papà allegro e insolitamente libero per pranzo.

Via della Pace, caffettino, e ti imbatti in una gigantesca carrozzina con dentro un nano di una cinquantina di cm. Senza guardare chi ci sia intorno esclamo spontanea: "guardalo, dorme come un angelo". Fuori campo una vocina tenue e un po' irritata: "a-ha.. Questo non dorme mai".

Alzo gli occhi e incrocio lo sguardo di una poco più che ventenne. Capello esploso, occhiaie color sottobosco, carnagione giallo pallido. Praticamente me tre mesi fa.
Mi fissa come se fossi Fatima pronta a svelarle il terzo segreto.

Io: lo allatti al seno?
Lei: sì, ha preso un chilo in 20 giorni. Ma di notte si sveglia ogni ora. però a un certo punto dormirà, no?

Lì le alternative erano due. Dirle la verità o mentire spudoratamente come avrebbe voluto lei. Una bugia a fin di bene. No. Ho scelto la prima.

"Cara, no, non dormirà per ancora molto, molto tempo. Fattene una ragione e passa in fretta al latte artificiale, così di notte glielo dà anche il padre... Lo vedo molto più riposato di te".

Lui mi ha lanciato un'occhiata che mi ha carbonizzato il cappotto. Lei ci ha ragionato su e poi sconsolata ha sussurrato "è un'ipotesi".

Ho lasciato in fretta il bar per paura che oltre il cappotto finisse carbonizzato anche ET.

Non so in quale momento esatto sia accaduto di passare dall'altro lato della barricata. Da pecorella smarrita a madre infame. Eppure è accaduto. Sarà perché a me il primo mese non è mai successo di sentire la verità. Incontravo solo donne Napisan "Miofigliodormetuttalanottedalgiornoprimadinasceremachestranocheiltuonondormemavedraicheèsoloquestionedigiornimagaridiore". Morite tutte, donne Napisan. Non mi avrete.

lunedì 3 dicembre 2012

Angeli e scarrafoni

Le donne con un figlio si dividono in due categorie. Nella prima rientrano quelle della pubblicità del Napisan. Sono la maggioranza. Eternamente sorridenti. Serafiche. Filo di perle al collo. Coda di cavallo e gonna al ginocchio da suora laica. Si aggirano in una casa con muri bianchi, pavimento in mattonella bianca, mobili bianchi, divano bianco, nessun oggetto in circolazione, nessun nano in giro. Molto in stile 'deserto dei Tartari'. Si girano verso la telecamera e con una calma granitica ti spiegano: "io metto Napisan nel bucato del mio bambino, così ammazzo tutti i germi". Mostrano una tutina bianco latte con una macchiettina visibile solo con microscopio da laboratorio, nella quale secondo loro si anniderebbero germi pericolosissimi, da combattere con le unghie e coi denti per la sopravvivenza del loro piccolo 'angelo'. Aggressività contro i batteri, mille. Fiducia nel sistema immunitario del pargolo, zero.

Questa categoria di donne nella vita reale ti direbbe: "cara vedrai, quando nascerà il tuo 'angelo' la tua vita improvvisamente acquisterà un senso. Devi prenderti cura di lui ed eliminare ogni fonte di pericolo. Guarda me. Lavo tutto con Amuchina e i capi delicati con Napisan (aridaje), i pannolini me li faccio lavabili, li cucio io a mano di notte, dieci di ogni misura, così poi li lavo in lavatrice e uccido fino all'ultimo germo, e salvo anche l'ambiente".

Poi c'è l'altra categoria di donne: io.
In casa mia sono rimasti bianchi solo un paio di muri, gli altri sono stati tutti battezzati dalle ruote della carrozzina.

Mio figlio Vittorio non ha tutine bianco latte, o meglio ne aveva ma non ne ha più. Perché mio figlio Vittorio fa cacche color arancione fluorescente quattro volte al giorno, indelebili pure con la candeggina (figuriamoci col Napisan), sfuggenti pure al Pampers studiato apposta per le cacche sfuggenti. I pannolini sono bombe a mano di 8kg l'una, da maneggiare con cura, da buttare coi rifiuti speciali. Lavo le tutine a mano fino allo scorticamento, ci metto sei ore a tutina e il risultato è penoso. Motivo per il quale può indossare solo tutine che mimetizzino il fluorescente.

Le donne della mia categoria, specie se allattano al seno, hanno estrema fiducia nel sistema immunitario dei figli. Anche perché altrimenti i germi delle cacche fluorescenti li avrebbero già eliminati da tempo.

Sono donne fataliste, che mangiano tutto, che l'Amuchina la odiano, che mordono le mele con rabbia, con tutta la buccia, lavate male quasi apposta per fare un dispetto alle donne Napisan.

Quando fanno la lavatrice la fanno in tutozza, sudaticce, e dei microbi se ne fregano perché - come dice il saggio - "fanno anticorpi". Il loro unico vero chiodo fisso è: "ma poi perché arancione fluorescente? Che mi so' mangiata ieri?"

Poi voglio affrontare questo concetto di "angelo" una volta per tutte. Ci sono pittori grandiosi che gli angeli ce li hanno raccontati per secoli. L'iconografia dell'angelo parla chiaro. Ha le ali, sorride, ha i boccoli. I lineamenti sono dolci e regolari. Ma soprattutto, è muto. L'angelo è muto, non può che essere rigorosamente, definitivamente, eternamente MUTO.

E invece Vittorio non è muto. Vittorio ha 3 mesi e mezzo e modula la voce. Per un mese è andata di lusso perché sperimentava gli "oh". Adesso però sta sintonizzando gli "ih". Acuti, tanto acuti. Che va bene di giorno quando connetti, ma a notte fonda è uno shock. Di solito alle ore cinque del mattino, dopo la poppata, molla una delle sue scariche radioattive. Tu lo cambi con un occhio chiuso e l'altro aperto e lui ti prende proprio alla sprovvista, quando sei più vulnerabile, quando lo tieni vicino vicino sulla spalla per fargli fare il "ruttino". Lui fa il suo boato fantozziano e poi "modula", ti spacca un timpano. E poi ride soddisfatto, l''angelo'.

E poi per favore, un po' di onestà e di autocritica. 'Bello' e 'buffo' sono concetti diversi. Impariamo a distinguerli.
Vittorio ha una pappagorgia importante, le punte delle orecchie sono un po' all'infuori e lui non contento le stritola con le mani per peggiorare una situazione già abbastanza compromessa dalla natura. Certe volte quando lo tiro fuori dal bagnetto e gli copro la testa tremolante con l'asciugamano mi aspetto che da un momento all'altro sussurri ...te-le-fo-no ...ca-sa...
E se non mi muovo a vestirlo piange, ma non un pianto normale. Diventa blu e la boccuccia di rosa diventa un forno.
È nato pieno di capelli neri che piano piano sta perdendo, con un conseguente effetto ad ascella non proprio rassicurante che lo rende un ibrido tra Lino Banfi e Bruno Vespa.

Però se lo chiamo NANO, MOSTRO, POLPETTA, RAGNO, RAZZO, PUZZOLA, SORCIO, PULCE, il popolo delle donne Napisan tira fuori le antenne e mi punta il dito contro. Un figlio va pubblicizzato, bisogna dire che è bello, che la notte dorme 12 ore, che non piange mai, che la 'popò' è santa (uccidetemi vi prego quando mi sentirete pronunciare la parola 'popò'), che cambiarlo è una gioia. Mi sembra di sentirle. "Tu / madre snaturata / ogni scarrafone è bell' a mamma soia."

Sarà bello per voi. Per me e per quelle come me... sempre scarrafone resta.

venerdì 16 novembre 2012

Elogio della normalità





Non sono Carrie Bradshaw.
Non entro in iperventilazione davanti a una vetrina di Manolo.
Non esco in tutù per andare a fare colazione.
Non sto con un uomo che per il mio compleanno si presenta sotto casa in berlina e autista e tira fuori dal finestrino un camion di palloncini rossi.
Non faccio di lavoro "quella che tiene una rubrica di sesso e poi ci scrive un libro".

Sono una ragazza normale. Semplice. Magari banale.
Faccio la fila alla posta, come stamattina, con il mio marsupio pieno di Vittorio e la gente che lo guarda sorridere divertita.
Faccio la spesa al supermercato, di corsa, la macchina in doppia fila, e quando torno a casa realizzo sempre di aver dimenticato di comprare qualcosa. Anche se mi piace ogni tanto dedicarmi mezz'ora e girare fra i banchi dei mercatini sparsi nelle piazze della mia città, Roma. Godermi i profumi e i colori di quelle cassette tutte in fila, i fiori freschi, la frutta di stagione, campo de' fiori piena di gente e di sole e di energia.

Faccio la giornalista in una tv locale, mi sporco i piedi nel fango dei campi rom quando li sgomberano, quando i bambini in fila con i genitori abbandonano le loro case precarie e le loro biciclette e i loro giocattoli sporchi di terra. Vado alle manifestazioni, alle conferenze stampa. Parlo con la gente, provo a raccontare quello che ho intorno con onestà. Mi piace il mio lavoro e cerco di tenerlo sempre a mente.

Non ho il guardaroba di Anna Dello Russo, non ho il fisico di Eva Herzigova. Ho sempre quella manciata di chili in più, frutto della vita che scorre e non ti lascia sempre il tempo di ragionare su quello che mangi e quanto sport fai e perché questa settimana niente palestra.

Certe mattine esco in pigiama e all-star a comprare il latte.

Mi piace riempire la casa di amici, organizzo il brunch ma insieme ai pancakes faccio la pastasciutta. Cucino io, solo io, perché mi piace così, perché è un regalo da fare a chi viene, perché mentre impasto e bollo e sminuzzo e friggo e affetto... Penso e ripenso e viaggio col cervello.

Non ho vicino Mr. Big, l'uomo dei sogni ma che sul più bello ti molla a piedi. Ho un uomo normale come me. Che torna a casa con un girasole e il sorriso stampato in faccia. Che ogni tanto cambia il pannolino di Vittorio e gli fa le facce idiote per farlo ridere. Che mi ha chiesto di sposarlo senza inginocchiarsi, ma per farlo ha aspettato il giorno del ritorno a casa con nostro figlio.

Sono una donna normale. E vorrei raccontare per immagini tante donne normali come me. Vite normali. Che poi, vai a capire cosa oggi è davvero "normale". Le Miranda Hobbes, per intenderci. Avvocato, con un compagno imperfetto e "monopalla", con un figlio che le incasina la vita, e che alla fine da Manhattan va a vivere a Brooklyn. Una donna "normale", appunto.

Per rendere questo progetto realtà ho ancora bisogno di uscire dal tunnel della maternità. Di passare dal seno al latte artificiale. Di concedermi qualche ora al giorno solo per me stessa. Stay tuned...

giovedì 15 novembre 2012

Mille modi di tradire

Una mia amica e una mia conoscente dividono lo stesso uomo. Già "uomo" mi suona male, ma andiamo avanti. La prima è amante, la seconda cornuta.
Mi sono venuti in mente ieri sera prima di andare a dormire, quando navigando su Facebook sono incappata in momenti di vita quotidiana di questa coppia felice. Loro due in spiaggia. Lui ride di gusto, lei lo guarda divertita. Loro due a un ricevimento. Lei lo stringe forte, lui guarda dritto in camera con l'aria di chi ha le idee chiare su tutto. In fondo felici lo sono davvero. Lei perché ignora che da qualche anno l'uomo che a breve sposerà va a letto con un'altra a intervalli regolari. Lui perché ha quello che vuole: una compagna fedele e un diversivo sessuale. Solo un diversivo sessuale, la mia amica per lui non è altro. Si vedono, lo fanno, si rivestono e si salutano.
Mi sono ritrovata davanti a quelle foto a pensare. Perché lei non si è accorta di niente? Lui è davvero così bravo? Ma soprattutto... Se lei lo sapesse, perdonerebbe e lo sposerebbe comunque?
E poi la constatazione che nessuna donna vorrebbe affrontare. Quella che di uomini come lui, con QUEL segreto nel cassetto, è pieno il mondo. Ce ne sono dietro ad ogni angolo. Magari proprio l'angolo di casa mia.

Sono andata a dormire con questo chiodo in testa: perché non io? Non potrei anch'io non essermi accorta che il mio compagno ha un'altra? Ho chiuso gli occhi pensando che se lo scoprissi, se mi rendessi conto che è solo sesso, perdonerei.

Ma poi mi sono addormentata. Tardi, alle 4, con Vittorio che di dormire non ne voleva sapere. E ho sognato. Quel maledetto sogno in cui lui mi tradisce con quella ragazza bionda che conosco ormai così bene. Non esiste nella realtà, ma ormai è così vera. Un sogno ricorrente. Ogni volta la mia immaginazione crea una specie di triangolo, in cui io sono a conoscenza di tutto ma non muovo un dito,  per orgoglio, per non perdere lui. La vedo entrare dentro una casa luminosa, enorme, sulla spiaggia. La nostra casa. Spogliarsi lentamente e fargli segno di andare con lei. Lui la segue sereno, mi sorride. Dopo qualche minuto tutto è come prima, lei se ne va da dove è venuta, lui mi bacia.

Tranne stanotte. Li vedo entrare nella stanza e impazzisco di gelosia. Entro, la prendo per i capelli e la scaravento fuori dalla casa e dalla nostra vita. Vittorio nel sogno non esiste.

Ma a prescindere da lui forse no, non perdonerei.

Comunque stamattina mi sono svegliata con un macigno sullo stomaco. Il risultato però è questo. La migliore risposta che una donna possa ottenere. Che dice a modo suo: "no, non ti ho tradita".