martedì 11 dicembre 2012

I grandi progressi di E.T.




Inspiegabilmente, senza preavviso, tutto d'un tratto. E.T. si è alzato. Si è semplicemente tirato su. Così.

Da sdraiato (cioè dalla sua tipica posizione in cui nell'ordine: mi fa la pipì in faccia quando gli cambio il pannolino; fa la cacca sulle lenzuola appena cambiate; rigurgita mezza poppata sul vestitino nuovo che gli ha regalato la nonna; diventa blu quando gli infilo le maniche lunghe, vai a capire perché ce l'ha tanto con le maniche lunghe) si è messo seduto. Davanti agli occhi increduli miei e di suo padre. Lo sguardo concentrato, le labbra arricciate nello sforzo, il busto tremolante e instabile, gli occhi fissi sui piedi, quegli sconosciuti. E poi quell'espressione beata di chi si sta auto-adulando: "quanto sono bravo". Un sorrisetto impercettibile.

I passaggi epocali avvengono così, senza gradualità, in due minuti. Si vede che ci teneva a dirci "guardate che sono diventato grandissimo". Effettivamente in un battito di ciglia sono trascorsi tredici mesi da quando era solo un fagiolo millimetrico. Oggi pesa sette chili, è lungo sessantasette centimetri. Un totano gigante. Che ora si mette pure seduto. Ecco il suo regalo di Natale anticipato.

Diciamo che questa meravigliosa novità va a compensare la sterzata nei ritmi notturni delle ultime settimane. Ero così felice, fiera, quasi tronfia di poter rispondere a chi mi chiedeva scettico: "ma la notte dorme?". Che spettacolo potergli dire "beh non mi lamento, sei ore più o meno le regge". 

Ora si sveglia ogni due. Sciocca, sciocca, sciocchissima me.

lunedì 10 dicembre 2012

Piazza Navona Pop

Non si poteva non fare. Le donne Napisan non lo avrebbero fatto, ovvio. A maggior ragione io DOVEVO farlo. Andare a piazza Navona nel weekend dell'8 dicembre. Anzi, nello specifico di domenica alle 3. Che è un po' come mangiare i bucatini all'amatriciana senza fazzoletto. Sai già cosa ti aspetta.

E così, in barba ad ogni legge fisica sulla saturazione dello spazio e soprattutto contro tutte le ragioni del buon senso, io e il papà di E.T. lo abbiamo messo sottovuoto causa freddo gelido e vento forte. E lo abbiamo portato in quel luogo magico in cui a Natale da piccolina mi perdevo con lo sguardo.

Diciamo che l'effetto finale è sempre lo stesso, ma in trent'anni le cose sono un po' cambiate. Ai miei tempi il massimo del palloncino gonfiato erano Titti e Silvestrino. Oggi c'è Avatar in dimensione originale, che per carità, è anche bellino ma ti mette in soggezione da morire.

Le calze della befana erano di iuta, piccole, sobrie. Ieri un indiano me ne voleva vendere per forza una alta un metro e venti che per riempirla gli avrei dovuto fare un bonifico. Fucsia. Zebrata. Con le paillettes. Per Vittorio. Va bene che sono moderna ma c'è un limite a tutto.

E poi le ciambelle con lo zucchero transgeniche, identiche al passato ma di sette taglie più grandi.

Babbo Natale, quello che sta fisso da quarant'anni sotto la chiesa con la slitta e le renne di peluche, sembrava Dan Akroyd nel film 'Una poltrona per due' quando diventa povero e ruba i salmoni al ricevimento. Che io mi chiedo quale bambino lobotomizzato mai potrà credere che quello è Babbo Natale. Neanche a spiegargli che è un delegato in tempo di crisi, tanto è brutto e magrolino.

Era tutto comunque bello, il cielo azzurro intenso, la piazza illuminata dal sole. Un'orda di alieni come il mio di tutte le dimensioni, alcuni già parlanti, anzi strillanti, scorrazzanti, urtanti, nevrotici, "mammamicompriilleccaleccaaaaaaadaiiiiiiicompramicompramicompramiiiiiiiiiidaiiiiiidaaaaaaaaaaAAAAAAAiiiii" "papà matteomihadatouncalcioooooooluinonlosgridiiiiiieadessoglicompripureilgiocooooocattivOoOoooooo". Scene di ordinaria nanofollia alle quali dovrò abituarmi, credo.

Il mostro per fortuna non è ancora in quella fase: ha dormito sottovuoto per quasi tutto il tempo senza vedere assolutamente nulla.

Direte voi: che ce l'hai portato a fa'? La tradizione intanto è cominciata, e averne mi fa sentire meravigliosamente bene.













sabato 8 dicembre 2012

Le Mostrolimpiadi

Il mostro ha un rapporto molto particolare con i sonagli e i giochi in generale. O li ama come se al mondo nient'altro abbia realmente un senso. Vedi la giostrina con le apette, che per un mese mi ha concesso l'opportunità di andare al bagno in pace senza la sirena in sottofondo. Credevo sarebbe durato per sempre, quello sguardo innamorato e sognatore al passaggio dell'ape arancione, sua unica indiscussa passione. E invece mi sbagliavo. Un bel giorno il mostro ha deciso che le apette gli piacevano ma solo se a guardarle c'ero anch'io. Della serie, tu me le affibbi, e ora te le subisci con me. Appena provavo in punta di piedi ad allontanarmi girava la testa come il velociraptor di Jurassic Park. Tempo 6 secondi e scattava l'allarme. Fine di un sogno.

Dicevo, o ama i giochi alla follia, oppure li guarda con un'espressione che in sintesi dice: "Non capisco. Da che pianeta arriva?". Mi verrebbe da rispondergli "dal tuo, piccolo mostro a cui non piace niente di niente e che non lasci nemmeno la tua navicella madre andare al bagno in santa pace". Ma poi mi trattengo pensando alle donne Napisan e gli sfodero un bel sorriso.

Comunque ho tirato le somme e ho indetto le Mostrolimpiadi. Le olimpiadi dei sonagli che Vittorio possiede al momento.

In quinta posizione, il coniglio appeso. Firmato Gap. L'ho comprato con un entusiasmo tale che sembrava lo stessi scegliendo per me. Senza contare che lo tiri e lui fa una musichina dolcissima. E.T. l'ha guardato, ghigno schifato, si è voltato dall'altra parte e ha fissato la parete per un quarto d'ora. C'è esplicitazione più chiara e trasparente di questa?

In quarta posizione, l'orsetto dudu firmato Ikea. Poco pagare, poco avere. Lo dice anche Tata Thelma, è una garanzia. Glielo abbiamo comprato prima che arrivasse da Marte. Non se lo è mai filato, ma non lo accettavo e ho sempre voluto darmi delle giustificazioni: "E' piccolo, ancora non vede, non mette a fuoco e non può apprezzarlo" - "E' un dudu senza musichina, deve ancora crescere per vederlo con altri occhi". Sono passati quasi 4 mesi e continua a guardare con più interesse le ombre sul soffitto.

Veniamo alla terza posizione. La rana verde e rosa della Chicco. Sonaglio potente. Così potente che all'inizio il mostro ne è rimasto traumatizzato. Poi ha capito che era innocua e ad oggi è convinto che il gioco sia infilarla tutta in bocca, ignorando l'abc della geometria. Continua a non avere la più pallida idea di come usare il sonaglio. Sulla scatola c'è scritto che è per bambini superiori ai 3 mesi, perciò tutto torna. Lui non è un bambino, è un mostro. Per questo non è capace.

Seconda posizione. A una spanna dal primo posto, c'è lui. L'ORSO BUCO. Giuro che ogni riferimento alla sessualità del sonaglio è puramente casuale. Il nome infausto è stato scelto dal papà di Vittorio alle 21.30, in orario di cena e con il miraggio dell'ossobuco che io cucino tanto bene.
Il nano ADORA l'orso buco e glielo dimostra addentandolo. Ma il pelo corto lo fa sputazzare per delle mezze ore e così desiste lanciandolo per terra. E' il cosiddetto sonaglio paraculo: ci hanno messo il cuore di gomma per farlo mordere, ma il resto è di peluche. Ora va bene che il neonato è essere pensante... ma non abbastanza da sapere cosa infilare in bocca.





Vince a mani basse Mister Palle (anche questo nome è stato individuato con non si sa quale logica dal padre di E.T.). Gioco della ItsImagical pensato per neonati di almeno 6 mesi. Ma Vittorio se ne frega e lo guarda roteare sul tavolo con ammirazione totale. 

venerdì 7 dicembre 2012

Battesimo DIY #2 - addobbi






Organizzazione del battesimo di un povero bimbo figlio di una casalinga disperata. Parte seconda.

Nella prima c'erano i biglietti d'invito. Ora veniamo ai simpatici addobbini da piazzare in giro per il luogo deputato al mini rinfresco. I mitici pom pom di carta. Di tutte le dimensioni e (volendo) di tutti i colori. Venghino, siori, venghino.

Comincio con 10 fogli di carta velina A4. Li piego a soffietto. Poi spunto le estremità - si possono fare stondate o a punta. Poi lego il centro con un filo di ferro sottile. Va bene anche quello plastificato verde da giardino.



Poi armata di santa pazienza comincio a sfogliare le pieghe una per una, prima un lato e poi l'altro. Va fatto con delicatezza altrimenti vi resta in mano mezzo pom pom.



Risultato finale, eccolo. Sono veloci da fare ed economici. Martha Stewart li vende in set da 5 e costano intorno ai 30$... A me 5 pom pom grandi sono costati poco più di 5€. 




mercoledì 5 dicembre 2012

L'arrivo di tata Thelma

Da due giorni il mostro ha una tata. Tata Thelma. Avete presente quella della mitica coppia del film? Lei non c'entra niente.

E' filippina, simpatica, cicciotta. La prima volta che l'ho incontrata si è girata verso il nano e gli ha esclamato: "Ciao, Bittò". Lui l'ha studiata 4 secondi e poi ha sfoderato il più sdentato dei suoi sorrisi. Da lì è solo amore. E speriamo che sia duraturo, perché io ho la schiena rotta e sono l'ombra di me stessa. Magari riesco pure a riprendere in mano la mia vita, hai visto mai.

Ad ora i due sembrano avere una certa intesa. Dopo pochi minuti dal suo arrivo, lei lo ha guardato e gli ha detto: "Bittò, tata Thelma ti fa fare ghimnastica". Gli ha preso le mani e ha cominciato a dimenarle su e giù, fuori e dentro, destra sinistra, come se fossero le sue. "Uno e due, one two three. Uno e due, one two three". Un misto di itafilippinglese non proprio rassicurante per la crescita verbale del nano. Comunque. Lei sostiene che la 'ghimnastica' lo farà crescere bene. Bah. 

Già me lo vedevo piangere come un pazzo, diventare blu come fa sempre. Invece la guardava come se avesse visto la Madonna, e una volta preso il ritmo ha cominciato a trovare la cosa molto più divertente della ranocchia coi sonagli che gli propino io. Il ragionier Fantozzi in versione ginnica. Dopo tre mesi io di mio figlio non ho capito assolutamente niente.

Mi solleva pensare che diventerà grande in un attimo. Via i pannolini. Via il latte. Via i pianti ininterrotti. Un miraggio, una chimera. Ma poi penso a quello che mi dicono tutti. "Goditela, Manuela, che in un baleno te lo ritrovi in piedi, alto due metri, che fa lo scemo dietro alle donne."

Ora non corriamo troppo. Mi va tutto bene, ma immaginarlo con l'altro sesso all'infuori di me, per adesso può solo limitarsi a questo.










martedì 4 dicembre 2012

Battesimo DIY - gli inviti



Un Battesimo fai-da-te. O abbreviato in inglese, DIY, do it yourself. Le bomboniere, gli addobbi, i cupcakes, gli inviti. Della serie, non avere niente di meglio da fare.

Nella noia mortale di alcuni - rari - pomeriggi in cui il mostro dormiva, ho pensato che avrei potuto sfruttare il tempo per usare le mani. Volevo che al mini rinfresco ci fosse un tema ricorrente e ho scelto un elefantino stilizzato, segno di buona fortuna. E poi i colori, azzurro chiarissimo e avorio. E qualche macchia di rosso.

I biglietti d'invito eccoli.



Sono partita stampando in serie le immagini da ritagliare e poi incollare sul cartoncino.
...dietro ad ogni elefantino ho incollato un rialzo. si può usare qualunque cosa, ma una molla fatta con la carta è la cosa migliore per dargli mobilità.
...poi ho tagliato un pezzo di fil di ferro, che ho modellato con le mani e avvolto sulla base del palloncino.
...ho incollato il fil di ferro già modellato e unito al palloncino sul retro dell'elefante. La colla a caldo lo blocca completamente ed evita che si giri.
...infine ho incollato la molla sul biglietto, che ho ritagliato da un enorme foglio di cartoncino da 250 gr ruvido. Per tenerlo unito con il foglietto interno si può usare un filo di iuta o simile, da annodare alla base del biglietto.

lunedì 3 dicembre 2012

Angeli e scarrafoni

Le donne con un figlio si dividono in due categorie. Nella prima rientrano quelle della pubblicità del Napisan. Sono la maggioranza. Eternamente sorridenti. Serafiche. Filo di perle al collo. Coda di cavallo e gonna al ginocchio da suora laica. Si aggirano in una casa con muri bianchi, pavimento in mattonella bianca, mobili bianchi, divano bianco, nessun oggetto in circolazione, nessun nano in giro. Molto in stile 'deserto dei Tartari'. Si girano verso la telecamera e con una calma granitica ti spiegano: "io metto Napisan nel bucato del mio bambino, così ammazzo tutti i germi". Mostrano una tutina bianco latte con una macchiettina visibile solo con microscopio da laboratorio, nella quale secondo loro si anniderebbero germi pericolosissimi, da combattere con le unghie e coi denti per la sopravvivenza del loro piccolo 'angelo'. Aggressività contro i batteri, mille. Fiducia nel sistema immunitario del pargolo, zero.

Questa categoria di donne nella vita reale ti direbbe: "cara vedrai, quando nascerà il tuo 'angelo' la tua vita improvvisamente acquisterà un senso. Devi prenderti cura di lui ed eliminare ogni fonte di pericolo. Guarda me. Lavo tutto con Amuchina e i capi delicati con Napisan (aridaje), i pannolini me li faccio lavabili, li cucio io a mano di notte, dieci di ogni misura, così poi li lavo in lavatrice e uccido fino all'ultimo germo, e salvo anche l'ambiente".

Poi c'è l'altra categoria di donne: io.
In casa mia sono rimasti bianchi solo un paio di muri, gli altri sono stati tutti battezzati dalle ruote della carrozzina.

Mio figlio Vittorio non ha tutine bianco latte, o meglio ne aveva ma non ne ha più. Perché mio figlio Vittorio fa cacche color arancione fluorescente quattro volte al giorno, indelebili pure con la candeggina (figuriamoci col Napisan), sfuggenti pure al Pampers studiato apposta per le cacche sfuggenti. I pannolini sono bombe a mano di 8kg l'una, da maneggiare con cura, da buttare coi rifiuti speciali. Lavo le tutine a mano fino allo scorticamento, ci metto sei ore a tutina e il risultato è penoso. Motivo per il quale può indossare solo tutine che mimetizzino il fluorescente.

Le donne della mia categoria, specie se allattano al seno, hanno estrema fiducia nel sistema immunitario dei figli. Anche perché altrimenti i germi delle cacche fluorescenti li avrebbero già eliminati da tempo.

Sono donne fataliste, che mangiano tutto, che l'Amuchina la odiano, che mordono le mele con rabbia, con tutta la buccia, lavate male quasi apposta per fare un dispetto alle donne Napisan.

Quando fanno la lavatrice la fanno in tutozza, sudaticce, e dei microbi se ne fregano perché - come dice il saggio - "fanno anticorpi". Il loro unico vero chiodo fisso è: "ma poi perché arancione fluorescente? Che mi so' mangiata ieri?"

Poi voglio affrontare questo concetto di "angelo" una volta per tutte. Ci sono pittori grandiosi che gli angeli ce li hanno raccontati per secoli. L'iconografia dell'angelo parla chiaro. Ha le ali, sorride, ha i boccoli. I lineamenti sono dolci e regolari. Ma soprattutto, è muto. L'angelo è muto, non può che essere rigorosamente, definitivamente, eternamente MUTO.

E invece Vittorio non è muto. Vittorio ha 3 mesi e mezzo e modula la voce. Per un mese è andata di lusso perché sperimentava gli "oh". Adesso però sta sintonizzando gli "ih". Acuti, tanto acuti. Che va bene di giorno quando connetti, ma a notte fonda è uno shock. Di solito alle ore cinque del mattino, dopo la poppata, molla una delle sue scariche radioattive. Tu lo cambi con un occhio chiuso e l'altro aperto e lui ti prende proprio alla sprovvista, quando sei più vulnerabile, quando lo tieni vicino vicino sulla spalla per fargli fare il "ruttino". Lui fa il suo boato fantozziano e poi "modula", ti spacca un timpano. E poi ride soddisfatto, l''angelo'.

E poi per favore, un po' di onestà e di autocritica. 'Bello' e 'buffo' sono concetti diversi. Impariamo a distinguerli.
Vittorio ha una pappagorgia importante, le punte delle orecchie sono un po' all'infuori e lui non contento le stritola con le mani per peggiorare una situazione già abbastanza compromessa dalla natura. Certe volte quando lo tiro fuori dal bagnetto e gli copro la testa tremolante con l'asciugamano mi aspetto che da un momento all'altro sussurri ...te-le-fo-no ...ca-sa...
E se non mi muovo a vestirlo piange, ma non un pianto normale. Diventa blu e la boccuccia di rosa diventa un forno.
È nato pieno di capelli neri che piano piano sta perdendo, con un conseguente effetto ad ascella non proprio rassicurante che lo rende un ibrido tra Lino Banfi e Bruno Vespa.

Però se lo chiamo NANO, MOSTRO, POLPETTA, RAGNO, RAZZO, PUZZOLA, SORCIO, PULCE, il popolo delle donne Napisan tira fuori le antenne e mi punta il dito contro. Un figlio va pubblicizzato, bisogna dire che è bello, che la notte dorme 12 ore, che non piange mai, che la 'popò' è santa (uccidetemi vi prego quando mi sentirete pronunciare la parola 'popò'), che cambiarlo è una gioia. Mi sembra di sentirle. "Tu / madre snaturata / ogni scarrafone è bell' a mamma soia."

Sarà bello per voi. Per me e per quelle come me... sempre scarrafone resta.