Quando è tornata la primavera, con le sue giornate tiepide e il sole alto, mi sono fatta coraggio e ho portato di nuovo Vittorio in piscina. Al corso di acquaticità.
Quando l'avevo iscritto era bastata una sola lezione, la prima mezz'ora in ammollo, per riportarmelo a casa malaticcio e catarroso come un vecchio di ottant'anni. Da lì si era innescata una catena letale di febbriciattole che ci siamo amabilmente tramandati in famiglia per un mese abbondante. Mi ero ripromessa che non gli avrei fatto rivedere l'acqua (nemmeno quella del bagnetto, con sdegno di nonna e tata) finché non si fosse finalmente rimesso un po' in sesto.
Insomma rieccoci, con questo corso di acquaticità. Che meraviglia. Mio figlio in un'altra vita era un pesce. Uno scorfano, così a occhio e croce. Ma uno scorfano simpaticissimo e sorridente, sguazzante, gioioso, incredibilmente a suo agio nell'acqua.
Guarda i giochi di luce con meraviglia, osserva attento le gocce che gli scorrono addosso, giocherella con le palline colorate galleggianti che prova ad afferrare e gli sfuggono di mano. Insomma si diverte da matti e quando lo tiri fuori la sua espressione è: "già finito?".
Unico elemento un po' controverso è l'immersione. Il metodo adottato dalla nostra istruttrice - che guarda un po' si chiama... MARINA - non prevede segnali o comandi che abituino il bambino ad aspettarsi di essere immerso con la testa. Morale: il piccolo malcapitato viene preso alla sprovvista e appozzato, beve sei o sette litri di piscina, lo tiri fuori che annaspa e ha la faccia dell'urlo di Munch, e quando la lezione finisce ha una panza gonfia d'acqua che pare un gavettone di fine anno scolastico.
Se ve lo state chiedendo, la risposta è NO: non mi sento affatto una madre snaturata. Il corso di acquaticità aiuta genitore e figlio a stabilire un fortissimo legame di fiducia e un contatto fisico basato sull'istinto. Vittorio si affida a me, non ha paura e si lascia condurre verso l'indipendenza in acqua (così come avverrà nella vita). Dalla prima lezione che imponeva di tenerlo stretto al petto per farlo sentire protetto, in soli tre incontri lui afferra con le mani i miei pollici e sgambetta per conto suo. No, non sa nuotare. Non è un corso di nuoto, è un corso di acquaticità. Che è diverso. Per farlo diventare Ian Thorpe c'è tempo.
venerdì 10 maggio 2013
martedì 7 maggio 2013
Un altro ritaglio per te
Sai, oggi ero davanti a quel portone di corso Vittorio Emanuele e guardavo il viavai incessante di persone come fosse un film lontano.
Quell'uomo che viveva là dentro non l'ho mai conosciuto. Tutto il male e il bene di lui l'ho letto sui giornali o l'ho visto in televisione. Ma la sensazione netta era che in fondo quell'uomo era un pezzo anche della mia, di vita, perché da quando ho memoria un Giulio Andreotti è sempre esistito, ed è sempre stato il divo.
Oggi qualcuno scherzava: tanto domani rispunta dalla tomba, "ci siete cascati". Perché che anche Giulio Andreotti muoia davvero è una notizia sorprendente.
Domani ripeterò il solito gesto che compio da circa nove mesi nei giorni in cui qualche notizia mi sembra più giusta a comporre il tuo puzzle: darò un'occhiata ai giornali e sceglierò quello con il titolo migliore; dopo averlo letto ritaglierò quel titolo, magari una foto, e li conserverò per te.
Quando avrai un'età per interessarti ai miei ritagli scoprirai così che un uragano col nome dolce di donna è stato in grado di portarsi via cento anime in poche ore e ridisegnare le cartine geografiche della zona di New York.
Che i Maya non ci azzeccano manco un po', per fortuna.
Che la gente negli USA fa come nei videogames e uccide. Decine di bambini. Spesso.
Che un uomo lanciato a tutta velocità da 39mila metri di altezza supera la velocità del suono. E gli mancano due o tre rotelle ma sicuramente è felice.
Che il Festival di Sanremo è una continua brutta notizia: quando finalmente sembra che Elio abbia la vittoria in pugno, arriva primo Marco Mengoni.
Che in Italia un movimento con cinque stelle si è portato a casa un terzo dei voti del Paese.
Che un Papa si è dimesso e un altro da molto lontano è arrivato, tanto che in Vaticano ce n'erano due insieme.
Che un uomo ultraottantenne ha amato l'Italia al punto di farsi rieleggere Presidente per la seconda volta pur di tenerne insieme i cocci. Ma che si commuoveva continuamente, che nemmeno mia nonna davanti alle telenovele.
Che anche quelle figure misteriose, controverse e apparentemente immortali che hanno fatto la storia di questo malandato Paese, a un certo punto muoiono.
Quell'uomo che viveva là dentro non l'ho mai conosciuto. Tutto il male e il bene di lui l'ho letto sui giornali o l'ho visto in televisione. Ma la sensazione netta era che in fondo quell'uomo era un pezzo anche della mia, di vita, perché da quando ho memoria un Giulio Andreotti è sempre esistito, ed è sempre stato il divo.
Oggi qualcuno scherzava: tanto domani rispunta dalla tomba, "ci siete cascati". Perché che anche Giulio Andreotti muoia davvero è una notizia sorprendente.
Domani ripeterò il solito gesto che compio da circa nove mesi nei giorni in cui qualche notizia mi sembra più giusta a comporre il tuo puzzle: darò un'occhiata ai giornali e sceglierò quello con il titolo migliore; dopo averlo letto ritaglierò quel titolo, magari una foto, e li conserverò per te.
Quando avrai un'età per interessarti ai miei ritagli scoprirai così che un uragano col nome dolce di donna è stato in grado di portarsi via cento anime in poche ore e ridisegnare le cartine geografiche della zona di New York.
Che i Maya non ci azzeccano manco un po', per fortuna.
Che la gente negli USA fa come nei videogames e uccide. Decine di bambini. Spesso.
Che un uomo lanciato a tutta velocità da 39mila metri di altezza supera la velocità del suono. E gli mancano due o tre rotelle ma sicuramente è felice.
Che il Festival di Sanremo è una continua brutta notizia: quando finalmente sembra che Elio abbia la vittoria in pugno, arriva primo Marco Mengoni.
Che in Italia un movimento con cinque stelle si è portato a casa un terzo dei voti del Paese.
Che un Papa si è dimesso e un altro da molto lontano è arrivato, tanto che in Vaticano ce n'erano due insieme.
Che un uomo ultraottantenne ha amato l'Italia al punto di farsi rieleggere Presidente per la seconda volta pur di tenerne insieme i cocci. Ma che si commuoveva continuamente, che nemmeno mia nonna davanti alle telenovele.
Che anche quelle figure misteriose, controverse e apparentemente immortali che hanno fatto la storia di questo malandato Paese, a un certo punto muoiono.
domenica 5 maggio 2013
Una pappa gourmet
È da quando ho svezzato Vittorio che mi chiedo come sia possibile dargli sempre da mangiare la solita pappa. Se fosse per i pediatri il problema non si porrebbe proprio: neonato sano equivale a neonato nutrito bene, non importa se sempre con lo stesso pappone.
Qualche tempo fa da Eataly ho comprato uno splendido libro di ricette per bimbi dai sei mesi ai tre anni, scritto dal mitico Alain Ducasse. Della serie, anche i neonati hanno un palato.
Le ricette sono articolate secondo gli ingredienti base e le fasi della crescita. Passati freschi, composte, abbinamenti inusuali con formaggi e odori stagionali... Meraviglioso.
Oggi ho provato a rivisitarne una, ed è uscita fuori una purea di zucchine e patate con pollo.
Ho preso:
Una patata grande
Due zucchine chiare
Una fettina sottile di petto di pollo
Un cucchiaino di parmigiano
Un cucchiaino d'olio
50ml di latte di proseguimento (con lui uso latte di capra della Amalattea)
Un pizzico di sale.
Ho tagliato a tocchetti piccoli patata e zucchine e li ho cotti al vapore per 15 minuti. Poi li ho frullati con il latte, il parmigiano e il sale.
Ho messo la purea in una ciotola.
Ho cotto al vapore anche il pollo tagliato a pezzetti e poi frullato da solo finemente. L'ho sistemato sulla purea e poi ho condito con l'olio extravergine di oliva.
Risultato: quello della foto. Bellissima da vedere. Effetti: gioia estrema di Vittorio, che per la prima volta si è misurato con sapori distinti e non mescolati, come quello dell'olio e del pollo, oltre che con pezzetti di verdura e di carne un po' più consistenti. Oggi lui ha quasi nove mesi e quando gli do la possibilità di sgranocchiare qualcosa ride come un matto (vedi crosta del pane, carota, arancia).
Pubblicherò presto gli altri esperimenti.
Qualche tempo fa da Eataly ho comprato uno splendido libro di ricette per bimbi dai sei mesi ai tre anni, scritto dal mitico Alain Ducasse. Della serie, anche i neonati hanno un palato.
Le ricette sono articolate secondo gli ingredienti base e le fasi della crescita. Passati freschi, composte, abbinamenti inusuali con formaggi e odori stagionali... Meraviglioso.
Oggi ho provato a rivisitarne una, ed è uscita fuori una purea di zucchine e patate con pollo.
Ho preso:
Una patata grande
Due zucchine chiare
Una fettina sottile di petto di pollo
Un cucchiaino di parmigiano
Un cucchiaino d'olio
50ml di latte di proseguimento (con lui uso latte di capra della Amalattea)
Un pizzico di sale.
Ho tagliato a tocchetti piccoli patata e zucchine e li ho cotti al vapore per 15 minuti. Poi li ho frullati con il latte, il parmigiano e il sale.
Ho messo la purea in una ciotola.
Ho cotto al vapore anche il pollo tagliato a pezzetti e poi frullato da solo finemente. L'ho sistemato sulla purea e poi ho condito con l'olio extravergine di oliva.
Risultato: quello della foto. Bellissima da vedere. Effetti: gioia estrema di Vittorio, che per la prima volta si è misurato con sapori distinti e non mescolati, come quello dell'olio e del pollo, oltre che con pezzetti di verdura e di carne un po' più consistenti. Oggi lui ha quasi nove mesi e quando gli do la possibilità di sgranocchiare qualcosa ride come un matto (vedi crosta del pane, carota, arancia).
Pubblicherò presto gli altri esperimenti.
martedì 30 aprile 2013
Auguri sillabici
"Ma-mamamamama-maaaaa-mama-ma".
Oggi compio 31 anni e al risveglio ho ricevuto il miglior regalo possibile.
Oggi compio 31 anni e al risveglio ho ricevuto il miglior regalo possibile.
lunedì 8 aprile 2013
Liebster. No, non è una parolaccia.
Poi un bel giorno una dolcissima mamma in attesa (che ringrazio e stimo per il coraggio) decide di premiarmi con questo Liebster blog award, che non avevo la più pallida idea di cosa fosse. E ho scoperto che è un’iniziativa ideata in Germania per premiare blog che abbiano meno di 200 followers. Visto che io non ne ho nemmeno uno, direi che mi è andata di lusso. Una simpatica e tecnologicissima catena di Sant'Antonio che però fa un sacco piacere.
Per far continuare questo scambio di informazioni tra blog bisogna:
Ringraziare il blog che ti ha assegnato il premio, citandolo nel post dedicato al premio stesso.
Rispondere alle 11 domande proposte dal blog che ti ha premiato.
Scrivere 11 cose su di te.
Scegliere e premiare altri 11 blog con meno di 200 followers.
Formulare 11 domande a cui loro dovranno rispondere.
Informare i blog vincitori del premio ricevuto.
Una specie di lavoro di fatica, ma superato lo sforzo iniziale poi si va sereni. Ecco qui:
Un film che ti è servito in adolescenza o ti è servito per superare un brutto periodo? Pretty woman. Quando finivo di guardarlo ero convinta anch'io di essere “quella gran culo di Cenerentola”.
Una canzone la cui atmosfera ogni volta ti consola? A woman left lonely, di Janis Joplin. Piace anche a mio figlio, ma nella versione di Cat Power. Intenditore.
La cosa che ti capita più spesso di rimandare? Tutto ciò che mi viene imposto e schedato come “urgente”. Automaticamente entro in modalità PAUSE.
Il telefilm del cuore (ma anche I telefilm va..)? Da adolescente seguivo ossessivamente Beverly Hills ma ogni volta che Dylan faceva il pirla con Brenda mi ripromettevo di non guardarlo più. Anni dopo è subentrato Sex and the City, ma non riconoscendomi in nessuna delle quattro Marie non mi sono veramente appassionata. Il mio vero mito è Dexter: molto gnocco, odia tutti e vuole far fuori i cattivi. Lo amo.
La faccenda di casa più noiosa? Tutte, se sono faccende. E a quel punto le delego o le rimando in via permanente (vedi punto 3).
Hai degli animali? Sì, due: una talpa e un maiale nano. Si chiamano Gabriele e Vittorio.
Una cosa che pensavi: non ce la farò mai, e invece poi ce l’hai fatta? Quante ore ho? Il diploma, poi la laurea, poi l'esame professionale, poi... Quasi tutto nella mia vita. La più difficile e importante però è stata il parto naturale, che era uno dei miei incubi ricorrenti.
Una frase/parola che ripeti spesso in questo periodo? “Qualcuno ha un letto?”
Vai a letto alle ore.. E' una battuta? Non la capisco.
Avessi dei soldi extra, faresti… Lady Gaga. Cioè canterei, mi vestirei in modo improponibile, girerei il mondo e infine sposerei Taylor Kinney.
Tu e i fornelli… Un amore mai consumato abbastanza.
Undici cose su di me:
Non sono abbastanza acculturata, ma ci si può lavorare.
Non sono abbastanza intelligente, ma non ci si può lavorare.
Un barattolo di Nutella va aperto solo se si è in grado di finirlo. Io sono quasi sempre in grado.
I tulipani sono il mio fiore preferito, e di mia madre.
Ho un grande progetto in testa che mi elettrizza e mi stressa, mi preoccupa e mi fa sorridere, mi mette ansia e mi dà la carica. Sogno di costruire qualcosa di solo mio.
Il mio cheesecake è il più buono del mondo.
Vittorio, mio figlio, è esattamente il bambino che avrei voluto avere.
Sto per iniziare a ristrutturare quella che diventerà la “mia” casa. La sogno luminosa, calda, originale, funzionale. Fa parte delle questioni di cui sopra sopra, al punto 7.
Ho dei piedi orribili.
Quando mi sveglio la mattina ricordo perfettamente cosa ho sognato la notte.
Suonavo il pianoforte ma poi ho smesso e oggi non ricordo nulla. Quando sento altri suonare non ho alcun rimpianto: sono molto più bravi di me.
Ora le domande per voi.
Le undici domande-piaga per le vincitrici:
La sera torni a casa e rovesci la tua borsa sul letto. Ci trovi:
La mattina esci di casa e non scordi mai...
Devi fare un collage di sole tre foto del passato per raccontarti. Quali scegli?
Il tuo blog ti ha aiutata a...
Il tuo uomo dei sogni ha tre pregi e tre difetti. Quali?
Il tuo uomo vero ha tre pregi e tre difetti. Quali?
Sushi o amatriciana?
Quaderno di carta o tablet?
Una frase che ripeti continuamente:
Al risveglio, energica oppure muta e intrattabile?
Liebster, una palla da uno a undici?
Infine eccole, le Liebster-martiri:
Cronache Unte
Squa
L'ascia sull'uscio
Rachele Racconta
Aule in tempesta
Wannabe Figa.
Gli altri cinque... boh. Non ce la posso più fa'.
Per far continuare questo scambio di informazioni tra blog bisogna:
Ringraziare il blog che ti ha assegnato il premio, citandolo nel post dedicato al premio stesso.
Rispondere alle 11 domande proposte dal blog che ti ha premiato.
Scrivere 11 cose su di te.
Scegliere e premiare altri 11 blog con meno di 200 followers.
Formulare 11 domande a cui loro dovranno rispondere.
Informare i blog vincitori del premio ricevuto.
Una specie di lavoro di fatica, ma superato lo sforzo iniziale poi si va sereni. Ecco qui:
Un film che ti è servito in adolescenza o ti è servito per superare un brutto periodo? Pretty woman. Quando finivo di guardarlo ero convinta anch'io di essere “quella gran culo di Cenerentola”.
Una canzone la cui atmosfera ogni volta ti consola? A woman left lonely, di Janis Joplin. Piace anche a mio figlio, ma nella versione di Cat Power. Intenditore.
La cosa che ti capita più spesso di rimandare? Tutto ciò che mi viene imposto e schedato come “urgente”. Automaticamente entro in modalità PAUSE.
Il telefilm del cuore (ma anche I telefilm va..)? Da adolescente seguivo ossessivamente Beverly Hills ma ogni volta che Dylan faceva il pirla con Brenda mi ripromettevo di non guardarlo più. Anni dopo è subentrato Sex and the City, ma non riconoscendomi in nessuna delle quattro Marie non mi sono veramente appassionata. Il mio vero mito è Dexter: molto gnocco, odia tutti e vuole far fuori i cattivi. Lo amo.
La faccenda di casa più noiosa? Tutte, se sono faccende. E a quel punto le delego o le rimando in via permanente (vedi punto 3).
Hai degli animali? Sì, due: una talpa e un maiale nano. Si chiamano Gabriele e Vittorio.
Una cosa che pensavi: non ce la farò mai, e invece poi ce l’hai fatta? Quante ore ho? Il diploma, poi la laurea, poi l'esame professionale, poi... Quasi tutto nella mia vita. La più difficile e importante però è stata il parto naturale, che era uno dei miei incubi ricorrenti.
Una frase/parola che ripeti spesso in questo periodo? “Qualcuno ha un letto?”
Vai a letto alle ore.. E' una battuta? Non la capisco.
Avessi dei soldi extra, faresti… Lady Gaga. Cioè canterei, mi vestirei in modo improponibile, girerei il mondo e infine sposerei Taylor Kinney.
Tu e i fornelli… Un amore mai consumato abbastanza.
Undici cose su di me:
Non sono abbastanza acculturata, ma ci si può lavorare.
Non sono abbastanza intelligente, ma non ci si può lavorare.
Un barattolo di Nutella va aperto solo se si è in grado di finirlo. Io sono quasi sempre in grado.
I tulipani sono il mio fiore preferito, e di mia madre.
Ho un grande progetto in testa che mi elettrizza e mi stressa, mi preoccupa e mi fa sorridere, mi mette ansia e mi dà la carica. Sogno di costruire qualcosa di solo mio.
Il mio cheesecake è il più buono del mondo.
Vittorio, mio figlio, è esattamente il bambino che avrei voluto avere.
Sto per iniziare a ristrutturare quella che diventerà la “mia” casa. La sogno luminosa, calda, originale, funzionale. Fa parte delle questioni di cui sopra sopra, al punto 7.
Ho dei piedi orribili.
Quando mi sveglio la mattina ricordo perfettamente cosa ho sognato la notte.
Suonavo il pianoforte ma poi ho smesso e oggi non ricordo nulla. Quando sento altri suonare non ho alcun rimpianto: sono molto più bravi di me.
Ora le domande per voi.
Le undici domande-piaga per le vincitrici:
La sera torni a casa e rovesci la tua borsa sul letto. Ci trovi:
La mattina esci di casa e non scordi mai...
Devi fare un collage di sole tre foto del passato per raccontarti. Quali scegli?
Il tuo blog ti ha aiutata a...
Il tuo uomo dei sogni ha tre pregi e tre difetti. Quali?
Il tuo uomo vero ha tre pregi e tre difetti. Quali?
Sushi o amatriciana?
Quaderno di carta o tablet?
Una frase che ripeti continuamente:
Al risveglio, energica oppure muta e intrattabile?
Liebster, una palla da uno a undici?
Infine eccole, le Liebster-martiri:
Cronache Unte
Squa
L'ascia sull'uscio
Rachele Racconta
Aule in tempesta
Wannabe Figa.
Gli altri cinque... boh. Non ce la posso più fa'.
mercoledì 3 aprile 2013
In campagna elettorale
E' un po' che seguo i candidati sindaci della mia città nelle loro corse elettorali. Strette di mano, sorrisi ammicanti, "farò", "risolverò", "vedrete". E stamattina pensavo che anche noi donne, per un certo periodo della vita, viviamo in una costante campagna elettorale. Unico grande competitor, quello che non vorremmo mai sfidare: noi stesse. Noi. Le più grandi critiche delle nostre azioni e dei nostri comportamenti, delle scelte e degli errori, perfino dei più insignificanti. Che il mondo esterno non sia un reale contendente lo sappiamo bene: nessuno è così preso dagli altri quanto lo è da se stesso. Morale della favola, il nostro modo di essere e di apparire conta soprattutto per noi e per una strettissima cerchia di persone che ci circondano.
La nostra campagna elettorale è fatta di pochi strumenti essenziali, fra cui uno spot elementare composto dal modo in cui ci vestiamo e dall'attenzione che dedichiamo alla cura del corpo. Conviviamo con regole precise e invalicabili, che corrispondono al "farò" dei politici: niente smalto sbeccato. Niente calzerotti di licra al polpaccio. Niente ricrescita alta due dita sui capelli. Niente unghie smangiucchiate. Un rapporto costante e intenso con l'estetista per la lotta al pelo superfluo. Massima intransigenza su lingerie e accessori. Rigore assoluto su alimentazione e training.
Poi ci sono i diktat comportamentali, che contano più di tutto il resto. Dobbiamo essere simpatiche, ma non troppo. Romantiche, ma non troppo. Impulsive, ma non troppo. Femministe, ma senza esagerare. Egocentriche, ma con equilibrio. Sportive, goderecce, sensuali, aggressive, ammiccanti, leggere, però al punto giusto.
È un manifesto utopico, il nostro. Che crolla solo ogni tanto, sotto il peso della vita che va al ritmo di un rullo compressore. O di un figlio che sposta altrove le priorità della nostra privatissima campagna elettorale. Quando questo accade dimentichiamo tutto. Regole, obiettivi, ispirazioni. E usciamo di casa con lo smalto sbeccato, i calzerotti di licra, il primo vestito che capita. Troppo poco simpatiche/ammiccanti/leggere per meritare anche solo il più incerto dei voti. I nostri, di voti. Perché agli uomini - agli altri, in generale - quasi sempre andiamo benissimo anche così.
La nostra campagna elettorale è fatta di pochi strumenti essenziali, fra cui uno spot elementare composto dal modo in cui ci vestiamo e dall'attenzione che dedichiamo alla cura del corpo. Conviviamo con regole precise e invalicabili, che corrispondono al "farò" dei politici: niente smalto sbeccato. Niente calzerotti di licra al polpaccio. Niente ricrescita alta due dita sui capelli. Niente unghie smangiucchiate. Un rapporto costante e intenso con l'estetista per la lotta al pelo superfluo. Massima intransigenza su lingerie e accessori. Rigore assoluto su alimentazione e training.
Poi ci sono i diktat comportamentali, che contano più di tutto il resto. Dobbiamo essere simpatiche, ma non troppo. Romantiche, ma non troppo. Impulsive, ma non troppo. Femministe, ma senza esagerare. Egocentriche, ma con equilibrio. Sportive, goderecce, sensuali, aggressive, ammiccanti, leggere, però al punto giusto.
È un manifesto utopico, il nostro. Che crolla solo ogni tanto, sotto il peso della vita che va al ritmo di un rullo compressore. O di un figlio che sposta altrove le priorità della nostra privatissima campagna elettorale. Quando questo accade dimentichiamo tutto. Regole, obiettivi, ispirazioni. E usciamo di casa con lo smalto sbeccato, i calzerotti di licra, il primo vestito che capita. Troppo poco simpatiche/ammiccanti/leggere per meritare anche solo il più incerto dei voti. I nostri, di voti. Perché agli uomini - agli altri, in generale - quasi sempre andiamo benissimo anche così.
lunedì 1 aprile 2013
Maternity looks
Premesso che io in maternità ero una pancia con le gambe già dal sesto mese, ricordo perfettamente questo periodo di un anno fa. La primavera che avanza, l'aria frizzantina, le giornate che si allungano, la voglia di rimanere in giro all'aperto per un aperitivo o una cena fuori... E l'armadio gonfio di vestiti stretti.
Man mano che mi ingigantivo, riponevo magliettine e pantaloni immettibili nelle plastiche trasparenti. Dopo qualche mese il mio armadio sembrava un congelatore e l'unico indumento che mi era rimasto era un paio di pantaloni della tuta di mia madre, anno 1979, con tanto di buco sulla chiappa destra.
È stato difficile assecondare il desiderio di acquistare qualcosa di nuovo - come impone il cambio di stagione - ma che fosse necessariamente "a tempo" (quindi premaman e possibilmente non carissimo).
Per quelle rare gravide che non amano cuoricini, fiocchini e pantaloni ascellari, il web è il deserto dei Tartari. Le proposte saltano dai magliettoni antisesso ai vestitini iperattillati della serie "pesoduecentochilimanonfatecicasomivestocomeseavessiancorasedicianni".
Un sito, quello di Asos, mi aveva risolto diversi problemi. Nel settore Maternity c'è tutto, dal vestitino bon-ton corto e largo (che fa sembrare gnocca anche la panza più esplosa - e parlo con cognizione di causa) ai jeans, alle magliette. Insomma look "normali" per donne anormali.
Unica pecca, la modella biondina delle foto. È sempre la stessa da anni. O ha gestazioni a catena, o non è una vera gravida (il che lo si deduce anche dalla gamba che non ha mai conosciuto ritenzione da maternità). Mi domando e dico, che ci vuole a trovare una puerpera vera? Che abbiamo, la peste?
Man mano che mi ingigantivo, riponevo magliettine e pantaloni immettibili nelle plastiche trasparenti. Dopo qualche mese il mio armadio sembrava un congelatore e l'unico indumento che mi era rimasto era un paio di pantaloni della tuta di mia madre, anno 1979, con tanto di buco sulla chiappa destra.
È stato difficile assecondare il desiderio di acquistare qualcosa di nuovo - come impone il cambio di stagione - ma che fosse necessariamente "a tempo" (quindi premaman e possibilmente non carissimo).
Per quelle rare gravide che non amano cuoricini, fiocchini e pantaloni ascellari, il web è il deserto dei Tartari. Le proposte saltano dai magliettoni antisesso ai vestitini iperattillati della serie "pesoduecentochilimanonfatecicasomivestocomeseavessiancorasedicianni".
Un sito, quello di Asos, mi aveva risolto diversi problemi. Nel settore Maternity c'è tutto, dal vestitino bon-ton corto e largo (che fa sembrare gnocca anche la panza più esplosa - e parlo con cognizione di causa) ai jeans, alle magliette. Insomma look "normali" per donne anormali.
Unica pecca, la modella biondina delle foto. È sempre la stessa da anni. O ha gestazioni a catena, o non è una vera gravida (il che lo si deduce anche dalla gamba che non ha mai conosciuto ritenzione da maternità). Mi domando e dico, che ci vuole a trovare una puerpera vera? Che abbiamo, la peste?
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