Quando piove forte proprio nel giorno in cui decidi di mettere mano al terrazzo dopo tanti mesi di incuria, ti vengono alla mente scene di vecchi film. Forse qualcosa che hai visto da bambina. Perché dalle tue parti, in Italia, in città, sono perle rare. Pensi che se ne avessi una, la pioggia smetterebbe di essere un fastidio e ti apparirebbe ancora più bella.
In mezzo al nulla in giardino o ancorate al muro di casa. Calde e accoglienti o gelide ed essenziali. Caotiche e casuali o perfettamente ordinate. Con comodi sofà o tavoli da pranzo. Angoli segreti o spazi da sfoggiare. I giardini d'inverno.
Le greenhouses. Che tu riempiresti di amici per il brunch del sabato. Che allestiresti per due con una candela e una cena speciale. Che tu, in un immaginario look boho e un po' retrò, ingarbugliato e intimo, ami e sogni da sempre. Perché almeno quello non te lo leva nessuno, mai.
martedì 12 novembre 2013
lunedì 11 novembre 2013
Adesso, immediatamente. Per favore
Un bagno caldo rovente. Senza bolle e senza profumo. E senza voci e senza rumori.
Stare con mia madre un'intera giornata. Senza parlare, solo insieme. Come quand'ero piccola.
Un orizzonte più vicino e più disteso, più sicuro.
La voglia che non ho più di entrare in cucina e fare. Creare. Giocare. Donare.
Un lunedì diverso da questo.
Un cane.
Una passeggiata infinita in campagna che poi mi fanno male le gambe ma mi sento bene da morire.
Uno sguardo d'intesa che mi apra nuove prospettive e mi faccia tornare la voglia di crederci.
La tazza piena di caffè americano che avevo in mano quattro ore fa e che mi ricorda NYC. E che è ancora lì, gelata, ad aspettarmi.
La frangetta, di nuovo.
Quelle due poltroncine sgarrupate viste al mercato. Già rimesse a posto, rifoderate con la stoffa perfetta e impacchettate sotto l'albero. Con un fiocco rosso e la scritta "oh oh oh".
Una novità che mi metta il buon umore. Adesso. Immediatamente. Per favore.
Stare con mia madre un'intera giornata. Senza parlare, solo insieme. Come quand'ero piccola.
Un orizzonte più vicino e più disteso, più sicuro.
La voglia che non ho più di entrare in cucina e fare. Creare. Giocare. Donare.
Un lunedì diverso da questo.
Un cane.
Una passeggiata infinita in campagna che poi mi fanno male le gambe ma mi sento bene da morire.
Uno sguardo d'intesa che mi apra nuove prospettive e mi faccia tornare la voglia di crederci.
La tazza piena di caffè americano che avevo in mano quattro ore fa e che mi ricorda NYC. E che è ancora lì, gelata, ad aspettarmi.
La frangetta, di nuovo.
Quelle due poltroncine sgarrupate viste al mercato. Già rimesse a posto, rifoderate con la stoffa perfetta e impacchettate sotto l'albero. Con un fiocco rosso e la scritta "oh oh oh".
Una novità che mi metta il buon umore. Adesso. Immediatamente. Per favore.
domenica 10 novembre 2013
Palle di natale Pantone DIY
Inauguro oggi la nuova rubrica "a-ha, te li sto dando".
Cioè gli euro che di volta in volta le case di design e i brand più famosi vorrebbero estorcerci per prodotti quasi inutili, molto graziosi ma che non valgono che la metà.
Esempio - per rimanere nel loop prenatalizio - le palle di natale di Seletti, con i pantoni. Idea divertente, carina, ma non particolarmente nuova. Basti pensare che Pinterest propone la stessa cosa sulle uova di Pasqua da anni.
Allora per la modica cifra di 29€ per quattro palle di vetro non possiamo farcele da soli a molto meno?
Prendi una pallina di natale, al limite quelle orribili cinesi di plasticaccia. La spruzzi del colore che ti pare e la lasci asciugare. Poi delimiti un segno con il nastro adesivo e passi il bianco. Infine fai la scritta (a mano se sei bravo, oppure con i trasferelli, oppure con le letterine bucate sulle quali passi il colore nero).
Così, tanto per dire.
Cioè gli euro che di volta in volta le case di design e i brand più famosi vorrebbero estorcerci per prodotti quasi inutili, molto graziosi ma che non valgono che la metà.
Esempio - per rimanere nel loop prenatalizio - le palle di natale di Seletti, con i pantoni. Idea divertente, carina, ma non particolarmente nuova. Basti pensare che Pinterest propone la stessa cosa sulle uova di Pasqua da anni.
Allora per la modica cifra di 29€ per quattro palle di vetro non possiamo farcele da soli a molto meno?
Prendi una pallina di natale, al limite quelle orribili cinesi di plasticaccia. La spruzzi del colore che ti pare e la lasci asciugare. Poi delimiti un segno con il nastro adesivo e passi il bianco. Infine fai la scritta (a mano se sei bravo, oppure con i trasferelli, oppure con le letterine bucate sulle quali passi il colore nero).
Così, tanto per dire.
venerdì 8 novembre 2013
Christmas time inspiration - calendario dell'avvento DIY
Stavo pensando oggi che di New York c'è una cosa che odio, ma dalla quale alla fine mi lascio travolgere rimanendone impigliata. E' il consumismo sfrenato che ruota attorno alle grandi festività. Tralasciando il particolare che per loro anche la sagra della salciccia è una grande festività.
Il 1 novembre, cestinate le - per loro ormai "vecchie" - zucche di Halloween e gli scherzetti e zombie vari che popolavano tutto e tutti, sono spuntati fuori gli alberelli di natale, le righe bianche e rosse, i candy canes, i pinguini che cantano le canzoncine natalizie e un po' di neve finta. Nonostante i 15 gradi celsius e le mie sudate ormai passate alla storia.
Da Container Store passando per Home Depot, finendo in qualsiasi cartoleria, anche la più scamuffa, ti vengono in mente un milione di idee per confezionare un natale coi fiocchi anche se mancano ancora quasi due mesi. Io incredibilmente non ho comprato nulla, tranne un pupazzo musicale troppo bello da regalare alla mia amica Tati che li ama troppo.
Ho pensato che una delle cose più divertenti per il DIY natalizio sono i calendari dell'avvento, che non ho mai fatto in vita mia né mai ricevuto. Quest'anno con Vittorio potrei realizzarne un paio che mi sono piaciuti. Ecco qualche spunto. :)
Credits: Pinterest.com
Il 1 novembre, cestinate le - per loro ormai "vecchie" - zucche di Halloween e gli scherzetti e zombie vari che popolavano tutto e tutti, sono spuntati fuori gli alberelli di natale, le righe bianche e rosse, i candy canes, i pinguini che cantano le canzoncine natalizie e un po' di neve finta. Nonostante i 15 gradi celsius e le mie sudate ormai passate alla storia.
Da Container Store passando per Home Depot, finendo in qualsiasi cartoleria, anche la più scamuffa, ti vengono in mente un milione di idee per confezionare un natale coi fiocchi anche se mancano ancora quasi due mesi. Io incredibilmente non ho comprato nulla, tranne un pupazzo musicale troppo bello da regalare alla mia amica Tati che li ama troppo.
Ho pensato che una delle cose più divertenti per il DIY natalizio sono i calendari dell'avvento, che non ho mai fatto in vita mia né mai ricevuto. Quest'anno con Vittorio potrei realizzarne un paio che mi sono piaciuti. Ecco qualche spunto. :)
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giovedì 7 novembre 2013
Back to reality
Non pensiate che io mi sia data definitivamente alla macchia nella grande mela. Sono tornata alla base questa mattina ma gli ultimi giorni a NYC sono stati un frullatore di eventi e cose e pensieri e ricordi. Riordinarli e dar loro un senso compiuto non è mica facile.
Sono tra l'altro sotto doppio jet lag. Quello del ritorno, ovviamente, e quello dell'andata che non ho mai veramente smaltito. Insomma sono un vero straccio vecchio. Non bastano creme idratanti e pioggia di melatonina: mi serve un recupero lento e rispettoso dei miei bradipici organici tempi.
Dopodiché cosa dire? E' stato un intramezzo splendido, fatto di amicizia soprattutto. Quella che mi lega alla mia migliore amica, la quale per l'ennesima volta - ma forse mai come in questa occasione - mi ha resa fiera di starle vicino. Tanto fiera.
Ho girato moltissimi video, in questi giorni. Mercatini, shopping, mangiate epocali. La maratona. Noi. Me.
Spero di condividerli qui sopra prestissimo. Appena mi ripiglio.
Sono tra l'altro sotto doppio jet lag. Quello del ritorno, ovviamente, e quello dell'andata che non ho mai veramente smaltito. Insomma sono un vero straccio vecchio. Non bastano creme idratanti e pioggia di melatonina: mi serve un recupero lento e rispettoso dei miei bradipici organici tempi.
Dopodiché cosa dire? E' stato un intramezzo splendido, fatto di amicizia soprattutto. Quella che mi lega alla mia migliore amica, la quale per l'ennesima volta - ma forse mai come in questa occasione - mi ha resa fiera di starle vicino. Tanto fiera.
Ho girato moltissimi video, in questi giorni. Mercatini, shopping, mangiate epocali. La maratona. Noi. Me.
Spero di condividerli qui sopra prestissimo. Appena mi ripiglio.
sabato 2 novembre 2013
Un suicidio assistito
Se sai di essere debole al vintage, sappi che entrare nel Flea Market di Chelsea significa andarsi a suicidare.
È che questi maledetti sono i re del marketing e del packaging, sono capaci di venderti una soletta di scarpe rotta convincendoti che sia unica.
Alla fine ho rischiato grosso ma mi sono contenuta. Ho comprato solo dei cubi di legno per Vittorio e delle foto anni trenta di nudi di donne (sempre per il principio che spiegavo, ti vendono anche quello che non vorresti). E un paio di scarpe. E una maglietta. E dei cerotti colorati. E un vestitino. E... Vabè.
Comunque il Flea Market per come l'ho visto oggi non esisterà più. Hanno comprato l'intero building per 60 milioni di euro e tutta questa gabbia di matti si sposterà altrove per lasciare spazio a un enorme albergo.
Negli anfratti del mercato ho conosciuto una signora di origini coreane - molto ben nascoste sotto un chilo di cerone e diverse sedute di botox - che mi voleva vendere una vetrina déco meravigliosa convincendomi a portarla con me come bagaglio a mano. Un metro e venti per un metro. Follia. Alla quale naturalmente stavo per cedere. In quel marasma di oggetti accatastati mi ha guardata e mi ha detto "you know what babe, time and space are the real luxury of our times. I have none of the two. That's why I am so unhappy". Eppure aveva un sorriso meraviglioso che non lasciava trasparire la minima tristezza.
È che questi maledetti sono i re del marketing e del packaging, sono capaci di venderti una soletta di scarpe rotta convincendoti che sia unica.
Alla fine ho rischiato grosso ma mi sono contenuta. Ho comprato solo dei cubi di legno per Vittorio e delle foto anni trenta di nudi di donne (sempre per il principio che spiegavo, ti vendono anche quello che non vorresti). E un paio di scarpe. E una maglietta. E dei cerotti colorati. E un vestitino. E... Vabè.
Comunque il Flea Market per come l'ho visto oggi non esisterà più. Hanno comprato l'intero building per 60 milioni di euro e tutta questa gabbia di matti si sposterà altrove per lasciare spazio a un enorme albergo.
Negli anfratti del mercato ho conosciuto una signora di origini coreane - molto ben nascoste sotto un chilo di cerone e diverse sedute di botox - che mi voleva vendere una vetrina déco meravigliosa convincendomi a portarla con me come bagaglio a mano. Un metro e venti per un metro. Follia. Alla quale naturalmente stavo per cedere. In quel marasma di oggetti accatastati mi ha guardata e mi ha detto "you know what babe, time and space are the real luxury of our times. I have none of the two. That's why I am so unhappy". Eppure aveva un sorriso meraviglioso che non lasciava trasparire la minima tristezza.
venerdì 1 novembre 2013
Always a good idea
Ti eri dimenticata molto di lei. Dei suoi ritmi assurdi e alienanti, di quelle frasi gentili ripetute come un mantra da chi ti accoglie alle sue porte. Dei taxi gialli, milioni di taxi gialli che ti chiedi dove portino tutta questa gente.
Ti eri dimenticata che il suo skyline visto mentre arrivi spacca il cielo in due. Che il suo autunno è rosso fuoco e Central Park è un film romantico ogni minuto diverso.
Ti eri dimenticata che il primo giorno con lei ti sconvolge l'esistenza. Perché quando il tuo corpo ti dice che è ora di andare a dormire, il tuo orologio segna ancora le quattro del pomeriggio.
Ti eri dimenticata l'arte che raccoglie, l'avanguardia che insegue, la vita che le pulsa dentro e intorno.
Ti eri dimenticata anche quelle facce curate, determinate e sole, le facce di chi non ha bisogno di nessuno, tantomeno di te. Le facce che popolano l'opening della galleria più ricercata e dello spot più inarrivabile. Le stesse facce che l'ultima volta non ti hanno fatto rimpiangere di essere tornata a casa, nel tuo mondo.
Ti eri dimenticata che una terrazza di un locale al diciottesimo piano di un grattacielo di meatpacking è in grado di farti venire una vertigine totale e travolgente, come stasera allo Standard. Con quelle sue luci anni '50 e quell'arredo sofisticato e retrò. Che ti porteresti a casa tutto. Anche la musica. Anche gli odori. Anche il panorama.
Ti eri dimenticata che questa città avevi imparato ad amarla come un uomo ama una donna bella e spudorata, energica e colorata.
Sei a New York City e non vorresti per nessun motivo essere altrove.
Ti eri dimenticata che il suo skyline visto mentre arrivi spacca il cielo in due. Che il suo autunno è rosso fuoco e Central Park è un film romantico ogni minuto diverso.
Ti eri dimenticata che il primo giorno con lei ti sconvolge l'esistenza. Perché quando il tuo corpo ti dice che è ora di andare a dormire, il tuo orologio segna ancora le quattro del pomeriggio.
Ti eri dimenticata l'arte che raccoglie, l'avanguardia che insegue, la vita che le pulsa dentro e intorno.
Ti eri dimenticata anche quelle facce curate, determinate e sole, le facce di chi non ha bisogno di nessuno, tantomeno di te. Le facce che popolano l'opening della galleria più ricercata e dello spot più inarrivabile. Le stesse facce che l'ultima volta non ti hanno fatto rimpiangere di essere tornata a casa, nel tuo mondo.
Ti eri dimenticata che una terrazza di un locale al diciottesimo piano di un grattacielo di meatpacking è in grado di farti venire una vertigine totale e travolgente, come stasera allo Standard. Con quelle sue luci anni '50 e quell'arredo sofisticato e retrò. Che ti porteresti a casa tutto. Anche la musica. Anche gli odori. Anche il panorama.
Ti eri dimenticata che questa città avevi imparato ad amarla come un uomo ama una donna bella e spudorata, energica e colorata.
Sei a New York City e non vorresti per nessun motivo essere altrove.
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