Mentre scrivo della Freedom Tower e della sua prossima inaugurazione penso a quando ero a New York. Al dibattito su quel nome che non piaceva ai cinesi. A quel simbolo di rinascita dopo la tragedia delle Torri Gemelle che ancora era fresca nei ricordi di chi incontravo.
E penso a me, che cominciavo a fare la giornalista ma non sapevo ancora dove sarei andata. Non lo so nemmeno oggi, perché tutto passa e tutto cambia. Ma nel frattempo ho fatto tanto, ho vissuto una miriade di eventi/emozioni che mi hanno allontanata dalla persona che ero al 24mo piano di Avenue of the Americas 32, nella redazione di Rai Corporation.
Scappavo da tutto. Mi ero ritrovata a Manhattan dopo la fine di un grande amore che avevo ancora bisogno di congelare. Scappavo da una laurea in giurisprudenza per la quale ho rischiato di ammalarmi. Scappavo da una città, Roma, che in quel momento non mi bastava.
Oggi sono peggio di allora. Sono più cinica e non scappo più da nulla. Ma dopo tanti anni - nonostante il mio amore grande per quel crocevia umano - ho una certezza. E' andata esattamente come doveva, non avrei mai potuto vivere a New York. Convivere con l'alienazione, con il senso di smarrimento che mi procurava vivere lì. Con quell'appartenenza a niente. Con la netta e opprimente sensazione di essere "una goccia nell'oceano", come scrissi pochi giorni dopo il mio arrivo a mio padre.
Lui mi voleva a Roma. Non me lo ha mai detto, ma era chiaro. Si capiva dai lunghi silenzi quando gli raccontavo delle possibilità che offriva quella enorme città, anche sul fronte lavorativo. Non mi avrebbe mai chiesto di tornare, ma io non l'ho deluso. Forse la decisione di non provarci fino in fondo è dipesa anche da lui.
Dopo New York è proseguita la scuola di giornalismo, poi i tirocini al Tg5, che oggi è il luogo in cui lavoro. Ma in mezzo c'è la gavetta in una redazione locale dove ho trovato e perso me stessa tante volte, un percorso lavorativo che si è intrecciato con la nascita di Vittorio e con la successiva separazione da suo padre.
Penso a quella Torre della Libertà, 541 metri costruiti in 6 anni, e penso a me, buttata giù e ricostruita in pochi mesi. E penso che quel nome in fondo si addica anche a me, che agli altri piaccia oppure no.
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domenica 24 maggio 2015
venerdì 8 novembre 2013
Christmas time inspiration - calendario dell'avvento DIY
Stavo pensando oggi che di New York c'è una cosa che odio, ma dalla quale alla fine mi lascio travolgere rimanendone impigliata. E' il consumismo sfrenato che ruota attorno alle grandi festività. Tralasciando il particolare che per loro anche la sagra della salciccia è una grande festività.
Il 1 novembre, cestinate le - per loro ormai "vecchie" - zucche di Halloween e gli scherzetti e zombie vari che popolavano tutto e tutti, sono spuntati fuori gli alberelli di natale, le righe bianche e rosse, i candy canes, i pinguini che cantano le canzoncine natalizie e un po' di neve finta. Nonostante i 15 gradi celsius e le mie sudate ormai passate alla storia.
Da Container Store passando per Home Depot, finendo in qualsiasi cartoleria, anche la più scamuffa, ti vengono in mente un milione di idee per confezionare un natale coi fiocchi anche se mancano ancora quasi due mesi. Io incredibilmente non ho comprato nulla, tranne un pupazzo musicale troppo bello da regalare alla mia amica Tati che li ama troppo.
Ho pensato che una delle cose più divertenti per il DIY natalizio sono i calendari dell'avvento, che non ho mai fatto in vita mia né mai ricevuto. Quest'anno con Vittorio potrei realizzarne un paio che mi sono piaciuti. Ecco qualche spunto. :)
Credits: Pinterest.com
Il 1 novembre, cestinate le - per loro ormai "vecchie" - zucche di Halloween e gli scherzetti e zombie vari che popolavano tutto e tutti, sono spuntati fuori gli alberelli di natale, le righe bianche e rosse, i candy canes, i pinguini che cantano le canzoncine natalizie e un po' di neve finta. Nonostante i 15 gradi celsius e le mie sudate ormai passate alla storia.
Da Container Store passando per Home Depot, finendo in qualsiasi cartoleria, anche la più scamuffa, ti vengono in mente un milione di idee per confezionare un natale coi fiocchi anche se mancano ancora quasi due mesi. Io incredibilmente non ho comprato nulla, tranne un pupazzo musicale troppo bello da regalare alla mia amica Tati che li ama troppo.
Ho pensato che una delle cose più divertenti per il DIY natalizio sono i calendari dell'avvento, che non ho mai fatto in vita mia né mai ricevuto. Quest'anno con Vittorio potrei realizzarne un paio che mi sono piaciuti. Ecco qualche spunto. :)
Credits: Pinterest.com
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giovedì 7 novembre 2013
Back to reality
Non pensiate che io mi sia data definitivamente alla macchia nella grande mela. Sono tornata alla base questa mattina ma gli ultimi giorni a NYC sono stati un frullatore di eventi e cose e pensieri e ricordi. Riordinarli e dar loro un senso compiuto non è mica facile.
Sono tra l'altro sotto doppio jet lag. Quello del ritorno, ovviamente, e quello dell'andata che non ho mai veramente smaltito. Insomma sono un vero straccio vecchio. Non bastano creme idratanti e pioggia di melatonina: mi serve un recupero lento e rispettoso dei miei bradipici organici tempi.
Dopodiché cosa dire? E' stato un intramezzo splendido, fatto di amicizia soprattutto. Quella che mi lega alla mia migliore amica, la quale per l'ennesima volta - ma forse mai come in questa occasione - mi ha resa fiera di starle vicino. Tanto fiera.
Ho girato moltissimi video, in questi giorni. Mercatini, shopping, mangiate epocali. La maratona. Noi. Me.
Spero di condividerli qui sopra prestissimo. Appena mi ripiglio.
Sono tra l'altro sotto doppio jet lag. Quello del ritorno, ovviamente, e quello dell'andata che non ho mai veramente smaltito. Insomma sono un vero straccio vecchio. Non bastano creme idratanti e pioggia di melatonina: mi serve un recupero lento e rispettoso dei miei bradipici organici tempi.
Dopodiché cosa dire? E' stato un intramezzo splendido, fatto di amicizia soprattutto. Quella che mi lega alla mia migliore amica, la quale per l'ennesima volta - ma forse mai come in questa occasione - mi ha resa fiera di starle vicino. Tanto fiera.
Ho girato moltissimi video, in questi giorni. Mercatini, shopping, mangiate epocali. La maratona. Noi. Me.
Spero di condividerli qui sopra prestissimo. Appena mi ripiglio.
sabato 2 novembre 2013
Un suicidio assistito
Se sai di essere debole al vintage, sappi che entrare nel Flea Market di Chelsea significa andarsi a suicidare.
È che questi maledetti sono i re del marketing e del packaging, sono capaci di venderti una soletta di scarpe rotta convincendoti che sia unica.
Alla fine ho rischiato grosso ma mi sono contenuta. Ho comprato solo dei cubi di legno per Vittorio e delle foto anni trenta di nudi di donne (sempre per il principio che spiegavo, ti vendono anche quello che non vorresti). E un paio di scarpe. E una maglietta. E dei cerotti colorati. E un vestitino. E... Vabè.
Comunque il Flea Market per come l'ho visto oggi non esisterà più. Hanno comprato l'intero building per 60 milioni di euro e tutta questa gabbia di matti si sposterà altrove per lasciare spazio a un enorme albergo.
Negli anfratti del mercato ho conosciuto una signora di origini coreane - molto ben nascoste sotto un chilo di cerone e diverse sedute di botox - che mi voleva vendere una vetrina déco meravigliosa convincendomi a portarla con me come bagaglio a mano. Un metro e venti per un metro. Follia. Alla quale naturalmente stavo per cedere. In quel marasma di oggetti accatastati mi ha guardata e mi ha detto "you know what babe, time and space are the real luxury of our times. I have none of the two. That's why I am so unhappy". Eppure aveva un sorriso meraviglioso che non lasciava trasparire la minima tristezza.
È che questi maledetti sono i re del marketing e del packaging, sono capaci di venderti una soletta di scarpe rotta convincendoti che sia unica.
Alla fine ho rischiato grosso ma mi sono contenuta. Ho comprato solo dei cubi di legno per Vittorio e delle foto anni trenta di nudi di donne (sempre per il principio che spiegavo, ti vendono anche quello che non vorresti). E un paio di scarpe. E una maglietta. E dei cerotti colorati. E un vestitino. E... Vabè.
Comunque il Flea Market per come l'ho visto oggi non esisterà più. Hanno comprato l'intero building per 60 milioni di euro e tutta questa gabbia di matti si sposterà altrove per lasciare spazio a un enorme albergo.
Negli anfratti del mercato ho conosciuto una signora di origini coreane - molto ben nascoste sotto un chilo di cerone e diverse sedute di botox - che mi voleva vendere una vetrina déco meravigliosa convincendomi a portarla con me come bagaglio a mano. Un metro e venti per un metro. Follia. Alla quale naturalmente stavo per cedere. In quel marasma di oggetti accatastati mi ha guardata e mi ha detto "you know what babe, time and space are the real luxury of our times. I have none of the two. That's why I am so unhappy". Eppure aveva un sorriso meraviglioso che non lasciava trasparire la minima tristezza.
venerdì 1 novembre 2013
Always a good idea
Ti eri dimenticata molto di lei. Dei suoi ritmi assurdi e alienanti, di quelle frasi gentili ripetute come un mantra da chi ti accoglie alle sue porte. Dei taxi gialli, milioni di taxi gialli che ti chiedi dove portino tutta questa gente.
Ti eri dimenticata che il suo skyline visto mentre arrivi spacca il cielo in due. Che il suo autunno è rosso fuoco e Central Park è un film romantico ogni minuto diverso.
Ti eri dimenticata che il primo giorno con lei ti sconvolge l'esistenza. Perché quando il tuo corpo ti dice che è ora di andare a dormire, il tuo orologio segna ancora le quattro del pomeriggio.
Ti eri dimenticata l'arte che raccoglie, l'avanguardia che insegue, la vita che le pulsa dentro e intorno.
Ti eri dimenticata anche quelle facce curate, determinate e sole, le facce di chi non ha bisogno di nessuno, tantomeno di te. Le facce che popolano l'opening della galleria più ricercata e dello spot più inarrivabile. Le stesse facce che l'ultima volta non ti hanno fatto rimpiangere di essere tornata a casa, nel tuo mondo.
Ti eri dimenticata che una terrazza di un locale al diciottesimo piano di un grattacielo di meatpacking è in grado di farti venire una vertigine totale e travolgente, come stasera allo Standard. Con quelle sue luci anni '50 e quell'arredo sofisticato e retrò. Che ti porteresti a casa tutto. Anche la musica. Anche gli odori. Anche il panorama.
Ti eri dimenticata che questa città avevi imparato ad amarla come un uomo ama una donna bella e spudorata, energica e colorata.
Sei a New York City e non vorresti per nessun motivo essere altrove.
Ti eri dimenticata che il suo skyline visto mentre arrivi spacca il cielo in due. Che il suo autunno è rosso fuoco e Central Park è un film romantico ogni minuto diverso.
Ti eri dimenticata che il primo giorno con lei ti sconvolge l'esistenza. Perché quando il tuo corpo ti dice che è ora di andare a dormire, il tuo orologio segna ancora le quattro del pomeriggio.
Ti eri dimenticata l'arte che raccoglie, l'avanguardia che insegue, la vita che le pulsa dentro e intorno.
Ti eri dimenticata anche quelle facce curate, determinate e sole, le facce di chi non ha bisogno di nessuno, tantomeno di te. Le facce che popolano l'opening della galleria più ricercata e dello spot più inarrivabile. Le stesse facce che l'ultima volta non ti hanno fatto rimpiangere di essere tornata a casa, nel tuo mondo.
Ti eri dimenticata che una terrazza di un locale al diciottesimo piano di un grattacielo di meatpacking è in grado di farti venire una vertigine totale e travolgente, come stasera allo Standard. Con quelle sue luci anni '50 e quell'arredo sofisticato e retrò. Che ti porteresti a casa tutto. Anche la musica. Anche gli odori. Anche il panorama.
Ti eri dimenticata che questa città avevi imparato ad amarla come un uomo ama una donna bella e spudorata, energica e colorata.
Sei a New York City e non vorresti per nessun motivo essere altrove.
giovedì 31 ottobre 2013
Checklist prepartenza
Sveglia presto nonostante assenza nano - check.
Incontro per il progetto in embrione nel mio baretto di Trastevere - check.
Eliminazione macro ricrescita capelli perché portarla a ny costituisce sacrilegio - check.
Work duties tra manifestazioni e traffico mortale - check.
Pranzo frugale anzi quasi nullo - check.
Regalo DIY per migliore amica con annessa colla sulle dita e vernice ovunque pure sui capelli appena rimessi a nuovo - check.
Materiale riprese audio e video per catturare tutto e tutti fra esattamente 20 ore - check.
Valigia - unchecked.
Vogliafelicitàgioiaentusiasmoidee - check check check check check.
Si paaaaarte.
Incontro per il progetto in embrione nel mio baretto di Trastevere - check.
Eliminazione macro ricrescita capelli perché portarla a ny costituisce sacrilegio - check.
Work duties tra manifestazioni e traffico mortale - check.
Pranzo frugale anzi quasi nullo - check.
Regalo DIY per migliore amica con annessa colla sulle dita e vernice ovunque pure sui capelli appena rimessi a nuovo - check.
Materiale riprese audio e video per catturare tutto e tutti fra esattamente 20 ore - check.
Valigia - unchecked.
Vogliafelicitàgioiaentusiasmoidee - check check check check check.
Si paaaaarte.
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