martedì 21 maggio 2013

Santo ma non troppo

Tanti auguri, ET, per il tuo onomastico.

Stamattina sono andata su Wikipedia per sapere qualcosa in più sul tuo nome. Pare che derivi dal latino "victor", vincitore. Simboleggia la vittoria del bene sul male.

Il nome alterato è Vettore, Vittorino, Vettorino. Sto pensando a quale malata di mente possa chiamare il figlio Vettorino, ma questo non ha nulla a che fare con te.

San Vittorio era martire a Cesarea. Tu del martire non hai un bel niente, gli unici martiri siamo quel santo di tuo padre ed io.

Urli come un'aquila, mordi come un leone, mangi come un maiale. Ma resti sempre il mio cucciolo preferito.




domenica 19 maggio 2013

Già mi manchi

I lavori della nuova casa vanno veloci come un fuso. E tu vorresti immobilizzare il tempo per rimanere un altro po' qui. In questo che all'inizio ti sembrava un luogo ostile, lontano da te. Ma che dopo quasi tre anni è diventato casa.

I vicini sono diventati amici. Hai scoperto i tuoi posti privilegiati. Per mangiare, per bere, per passeggiare, perfino per correre. Il parcheggiatore napoletano di piazza in piscinula ti guardava male, oggi ti dà del tu e quando gli offri il caffè ti racconta pezzi della sua vita. Anche se non capisci quasi mai quello che ti dice.

Tuo figlio qui ci è nato. I sampietrini lo hanno cullato riuscendo nell'opera impossibile di farlo dormire beato.

Ti senti parte di un dipinto. Grossolano e difettoso, com'è Trastevere. Ma affascinante e solare, che più lo guardi e più lo guarderesti.

Manca poco più di un mese al momento del trasloco e questa casa, questo posto già ti mancano.










lunedì 13 maggio 2013

Monday morning run

Non ricordavi più nemmeno la sensazione. La fatica. La spossatezza del dopo. L'energia che si sprigiona. La bellezza di Roma sulla riva del Tevere.

Su quella pista ciclabile alle 7 di mattina era tutto perfetto. L'unica nota stonata eri tu, un bradipo ciccione sotto sforzo.

Correre è un impegno che rimandi da due anni, inghiottita dalla gravidanza, poi dai ritmi quotidiani, poi dalla pigrizia. Ma poi arriva quel famoso lunedi, quello della frase ricorrente "lunedi comincio" ma che hai sempre glissato con vaghezza da attrice, in cui hai completamente esaurito le scuse. E soprattutto l'indulgenza verso te stessa che ti accompagna dalla nascita del nano: "tranquilla, hai appena avuto un figlio". Un mantra da ripetere sotto la doccia, passando davanti alle vetrine, faccia a faccia con lo specchio di casa. Poi arriva quel famoso lunedi in cui lo specchio ti dice: "bella, tuo figlio oggi compie nove mesi. Scrolla quel tuo culone pesante e corri. Ma tanto."

Oggi per i nove mesi tondi di Vittorio ho regalato a lui e a me stessa questo. Un nuovo impegno, un nuovo inizio. E che il fisico mi assista.









Auguri a me stessa

Uno. Mi è caduto dal passeggino. Un volo infinito, sebbene di pochi centimetri. Un tonfo sull'asfalto e l'impressione che rimbalzasse. Un suo pianto disperato e la mia angoscia più profonda. Il suo primo tuffo senza paracadute. L'ho preso in braccio e ho sdrammatizzato, attraversando la strada e mostrandogli il mare. In mezzo a quei lacrimoni si è schiuso un grande sorriso che mi ha riappacificata col mondo.

Due. Ha dormito tutta la notte. Perché certe volte capita. E se la mattina successiva è pure la festa della mamma, allora vuol dire che Dio c'è. A intermittenza, ma c'è.

Tre. Dopo pranzo ha fatto un pisolino di due ore mentre tutti noi prendevamo il sole e ci rilassavamo sull'erba. Il pisolino più lungo della storia. Dio si è palesato di nuovo.

Quattro. Quando si è svegliato era simpatico e affamato come un camionista. Nessuna novità. Poi si è fatto sei litri di pipì addosso, fin su in alto, alla collottola, e io non avevo i calzoni di ricambio. Anche qui nessuna novità.

Auguri a me stessa. Auguri, amore mio. Auguri, mamma.













venerdì 10 maggio 2013

Il corso di acquaticità per neonati

Quando è tornata la primavera, con le sue giornate tiepide e il sole alto, mi sono fatta coraggio e ho portato di nuovo Vittorio in piscina. Al corso di acquaticità.

Quando l'avevo iscritto era bastata una sola lezione, la prima mezz'ora in ammollo, per riportarmelo a casa malaticcio e catarroso come un vecchio di ottant'anni. Da lì si era innescata una catena letale di febbriciattole che ci siamo amabilmente tramandati in famiglia per un mese abbondante. Mi ero ripromessa che non gli avrei fatto rivedere l'acqua (nemmeno quella del bagnetto, con sdegno di nonna e tata) finché non si fosse finalmente rimesso un po' in sesto.

Insomma rieccoci, con questo corso di acquaticità. Che meraviglia. Mio figlio in un'altra vita era un pesce. Uno scorfano, così a occhio e croce. Ma uno scorfano simpaticissimo e sorridente, sguazzante, gioioso, incredibilmente a suo agio nell'acqua.

Guarda i giochi di luce con meraviglia, osserva attento le gocce che gli scorrono addosso, giocherella con le palline colorate galleggianti che prova ad afferrare e gli sfuggono di mano. Insomma si diverte da matti e quando lo tiri fuori la sua espressione è: "già finito?".

Unico elemento un po' controverso è l'immersione. Il metodo adottato dalla nostra istruttrice - che guarda un po' si chiama... MARINA - non prevede segnali o comandi che abituino il bambino ad aspettarsi di essere immerso con la testa. Morale: il piccolo malcapitato viene preso alla sprovvista e appozzato, beve sei o sette litri di piscina, lo tiri fuori che annaspa e ha la faccia dell'urlo di Munch, e quando la lezione finisce ha una panza gonfia d'acqua che pare un gavettone di fine anno scolastico.

Se ve lo state chiedendo, la risposta è NO: non mi sento affatto una madre snaturata. Il corso di acquaticità aiuta genitore e figlio a stabilire un fortissimo legame di fiducia e un contatto fisico basato sull'istinto. Vittorio si affida a me, non ha paura e si lascia condurre verso l'indipendenza in acqua (così come avverrà nella vita). Dalla prima lezione che imponeva di tenerlo stretto al petto per farlo sentire protetto, in soli tre incontri lui afferra con le mani i miei pollici e sgambetta per conto suo. No, non sa nuotare. Non è un corso di nuoto, è un corso di acquaticità. Che è diverso. Per farlo diventare Ian Thorpe c'è tempo.

martedì 7 maggio 2013

Un altro ritaglio per te

Sai, oggi ero davanti a quel portone di corso Vittorio Emanuele e guardavo il viavai incessante di persone come fosse un film lontano.
Quell'uomo che viveva là dentro non l'ho mai conosciuto. Tutto il male e il bene di lui l'ho letto sui giornali o l'ho visto in televisione. Ma la sensazione netta era che in fondo quell'uomo era un pezzo anche della mia, di vita, perché da quando ho memoria un Giulio Andreotti è sempre esistito, ed è sempre stato il divo.
Oggi qualcuno scherzava: tanto domani rispunta dalla tomba, "ci siete cascati". Perché che anche Giulio Andreotti muoia davvero è una notizia sorprendente.
Domani ripeterò il solito gesto che compio da circa nove mesi nei giorni in cui qualche notizia mi sembra più giusta a comporre il tuo puzzle: darò un'occhiata ai giornali e sceglierò quello con il titolo migliore; dopo averlo letto ritaglierò quel titolo, magari una foto, e li conserverò per te.
Quando avrai un'età per interessarti ai miei ritagli scoprirai così che un uragano col nome dolce di donna è stato in grado di portarsi via cento anime in poche ore e ridisegnare le cartine geografiche della zona di New York.

Che i Maya non ci azzeccano manco un po', per fortuna.

Che la gente negli USA fa come nei videogames e uccide. Decine di bambini. Spesso.

Che un uomo lanciato a tutta velocità da 39mila metri di altezza supera la velocità del suono. E gli mancano due o tre rotelle ma sicuramente è felice.

Che il Festival di Sanremo è una continua brutta notizia: quando finalmente sembra che Elio abbia la vittoria in pugno, arriva primo Marco Mengoni.

Che in Italia un movimento con cinque stelle si è portato a casa un terzo dei voti del Paese.

Che un Papa si è dimesso e un altro da molto lontano è arrivato, tanto che in Vaticano ce n'erano due insieme.

Che un uomo ultraottantenne ha amato l'Italia al punto di farsi rieleggere Presidente per la seconda volta pur di tenerne insieme i cocci. Ma che si commuoveva continuamente, che nemmeno mia nonna davanti alle telenovele.

Che anche quelle figure misteriose, controverse e apparentemente immortali che hanno fatto la storia di questo malandato Paese, a un certo punto muoiono.





domenica 5 maggio 2013

Una pappa gourmet

È da quando ho svezzato Vittorio che mi chiedo come sia possibile dargli sempre da mangiare la solita pappa. Se fosse per i pediatri il problema non si porrebbe proprio: neonato sano equivale a neonato nutrito bene, non importa se sempre con lo stesso pappone.

Qualche tempo fa da Eataly ho comprato uno splendido libro di ricette per bimbi dai sei mesi ai tre anni, scritto dal mitico Alain Ducasse. Della serie, anche i neonati hanno un palato.

Le ricette sono articolate secondo gli ingredienti base e le fasi della crescita. Passati freschi, composte, abbinamenti inusuali con formaggi e odori stagionali... Meraviglioso.

Oggi ho provato a rivisitarne una, ed è uscita fuori una purea di zucchine e patate con pollo.

Ho preso:
Una patata grande
Due zucchine chiare
Una fettina sottile di petto di pollo
Un cucchiaino di parmigiano
Un cucchiaino d'olio
50ml di latte di proseguimento (con lui uso latte di capra della Amalattea)
Un pizzico di sale.

Ho tagliato a tocchetti piccoli patata e zucchine e li ho cotti al vapore per 15 minuti. Poi li ho frullati con il latte, il parmigiano e il sale.
Ho messo la purea in una ciotola.
Ho cotto al vapore anche il pollo tagliato a pezzetti e poi frullato da solo finemente. L'ho sistemato sulla purea e poi ho condito con l'olio extravergine di oliva.

Risultato: quello della foto. Bellissima da vedere. Effetti: gioia estrema di Vittorio, che per la prima volta si è misurato con sapori distinti e non mescolati, come quello dell'olio e del pollo, oltre che con pezzetti di verdura e di carne un po' più consistenti. Oggi lui ha quasi nove mesi e quando gli do la possibilità di sgranocchiare qualcosa ride come un matto (vedi crosta del pane, carota, arancia).

Pubblicherò presto gli altri esperimenti.