Non so esattamente da dove cominciare, stavolta. Perché i post di servizio non sono il mio forte, soprattutto quando affrontano questioni che mi coinvolgono emotivamente. Ma oggi, oggi in particolare, questo post è dovuto.
Parlo di toxoplasmosi. E lo faccio oggi perché un anno fa scoprivo di averla contratta, ed ero in piena gravidanza.
Cerco di fare ordine e divido questo flusso di cose che ho da dire in due parti. La prima è la mia storia; la seconda è ciò che ho imparato dalla mia esperienza.
Il 12 giugno del 2012, cioè a cavallo tra il settimo e l'ottavo mese di una splendida gravidanza tutta in discesa (fino a quel momento), la dottoressa del laboratorio di analisi mi comunica che il risultato dell'ultimo controllo dà le IgG della toxoplasmosi positive. Le IgM invece sono negative. "Stai tranquilla", mi dice, "si tratterà sicuramente di un falso positivo. Ripetiamo le analisi e già domattina ti faccio sapere qualcosa".
Di nuovo, IgG alle stelle e IgM negative. Eppure quel valore è strano, perché di solito le IgM, cioè gli anticorpi che reagiscono all'aggressione, salgono insieme alle IgG.
Vado al San Giovanni e mi confermano il dato (info di servizio: il centro Lalli di fatto non esiste più); poi vado all'Artemisia di Roma, dalla brava e gentile dottoressa Mobili, esperta di toxo e CMV, e le espongo il mio caso. Nuove analisi, con strumenti più elaborati, ma stesso risultato. Le analisi molecolari per rintracciare il parassita nel sangue non danno buon esito. Anche lei ha dubbi se si tratti di toxo a tutti gli effetti ed è indecisa se farmi cominciare la terapia antibiotica con Rovamicina, che comunque costituisce una botta per il mio organismo e per quello del feto. Ma io insisto per iniziare e il 15 giugno parto con la cura: tre pasticconi al giorno, 8-16-24, da lì fino al parto.
Inizia così il mio incubo. Insonnia e irrequietezza alle gambe tutta la notte per due mesi, l'angoscia che sale giorno dopo giorno: non so se anche il bambino abbia già contratto la toxo, se stia bene, se il parassita lo abbia già danneggiato.
Mi informo se vi sia un modo per monitorare Vittorio, leggo su internet che l'unico strumento certo per sapere se anche lui ha la toxo è la funicolocentesi, cioè una sorta di amniocentesi ma che all'ottavo mese di gravidanza è troppo pericolosa per il bambino.
Io, che avevo ormai finito le ecografie di routine, riprendo a farle: non mi diranno se Vittorio è infetto, ma mostrano l'eventualità di danni evidenti (cosa che per fortuna non accade mai).
Intanto anche le IgM, dopo diverse settimane, si palesano. Un buon segnale: vuol dire che quando ho scoperto la toxoplasmosi l'avevo contratta da una manciata di giorni e le IgM non si erano ancora mosse.
Il 13 agosto alle 8 prendo l'ultima pillola, alle 16 partoriscoVittorio e la mattina dopo gli fanno un prelievo da protocollo, per verificare (finalmente) se la toxo sia passata a lui. Solo allora mi arriva la bella notizia: IgG e IgM negative, Vittorio NON HA LA TOXOPLASMOSI.
Veniamo a quello che ho imparato.
Ho imparato di essere stata troppo indulgente con me stessa. Avrei dovuto fare più attenzione a quello che mangiavo, soprattutto alla carne cruda.
Ho imparato che la toxoplasmosi non è un virus ma un parassita. Che il modo più difficile per contrarla è tramite un gatto infetto. Molto più semplice invece prenderla tramite frutta e verdura lavata male. Io non ho certezza sul come l'abbia contratta, ma a posteriori non importa.
Ho imparato che la toxo contratta alla fine della gravidanza, se trasmessa al feto non provoca danni abnormi perché esso è praticamente già del tutto formato, contrariamente a quanto avviene all'inizio della gestazione; ma la placenta nell'ultimo trimestre è più vecchia e logora, dunque è di gran lunga più probabile che il feto contragga la malattia.
In sintesi: nei primi 3/4 mesi se il feto contrae la toxo (cosa rara poiché la placenta giovane fa da filtro) i danni sono enormi e spesso viene consigliata l'interruzione di gravidanza. Invece negli ultimi 3/4 mesi avviene esattamente il contrario: alte probabilità di passarla al feto, ma danni minori (laddove per "minori" si intendono ritardi mentali, sordità, piccole calcificazioni), che solitamente si scoprono a cose fatte, cioè dopo il parto. Se si intravede qualcosa tramite ecografia, in ogni caso non si può far granché.
Ho imparato che la terapia con Rovamicina non cura il feto bensì il contenitore: l'antibiotico infatti non oltrepassa la placenta se non in minime quantità. Lo si assume per neutralizzare la toxo nella madre e far sì che non passi al feto qualora non lo abbia già fatto. Per il feto che abbia sicuramente contratto la toxo c'è l'opportunità di un combinato di antibiotici micidiali, che passano attraverso la placenta.
Ho imparato che qualora il feto abbia contratto la toxo, seppure senza effetti visibili, scatta un protocollo clinico che prevede un prelievo sanguigno immediato alla nascita e poi controlli di vario genere ripetuti nel tempo fino all'età scolare, poiché alcuni danni sono latenti e possono uscire allo scoperto a distanza di mesi o anni.
Ho imparato che la vita di un bambino, la salute di un bambino, valgono più di una disattenzione, di una leggerezza. Ma che lo si scopre sempre troppo tardi. E che puntare il dito contro una donna che sbaglia è il primo degli errori imperdonabili.
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mercoledì 12 giugno 2013
giovedì 21 marzo 2013
Traduzioni dal dottorese
Quando uscivo dalla sala ecografie, cercavo sempre di immaginarmi quell'affare lì dentro e le sue dimensioni rapportate alle cose. Così, per tornare coi piedi per terra e ricordare che mio figlio non era "una stellina", "un angioletto", "il mio piccolino". Quel coso era un cicciolo di carne in una enorme salamoia di liquido amniotico, che nuotava felice e inconsapevole del casino generale che regnava appena al di là del pallone.
Bisognava assolutamente restare lucidi e tradurre il dottorese in un linguaggio più diretto.
Prima ecografia: "Utero aumentato di volume per la presenza al suo interno di sacco gestazionale normoimpiantato contenente embrione unico vivente dotato di attività cardiaca, il cui CLR di 14 mm circa depone per una epoca gestazionale in accordo con il periodo di amenorrea riferito (8 settimane + 2 giorni)."
Tradotto: "No, quella nausea non era il goulash con polenta di ieri sera. Sveglia, sei incinta di un affare che ti si è già correttamente appiccicato addosso come una sanguisuga e misura poco più di un pisellino verde; tranquilla, non aveva ragione tua madre con la storia dei gemelli (perché tua nonna anche era gemella e quindi "vuoi vedere che questa ci tira fuori due piccioni con una fava", in barba ad ogni doppia lettura del detto). Aspetti un figlio solo, che per ora - ma solo per ora - non è ingrassato: contrariamente a te è grosso esattamente quanto dovrebbe essere".
Ultima ecografia: "attività cardiaca presente. Movimenti fetali evidenziati. Presentazione cefalica. Liquido amniotico normalmente rappresentato. Accrescimento fetale nei limiti MEDIOSUPERIORI della norma per l'epoca di amenorrea (38 settimane + 2 gg). Valutazione del peso fetale: 3600 gr."
Tradotto: "Sì, lo sappiamo, si muove come un'anguilla. È tutto a posto. Sappiamo anche che fai parte delle migliaia di donne che urlano come oche quando il coso gioca a fare Alien e vedete passare mani/piedi/testa/culone/ginocchia sottopelle. Il coso è già in rampa di lancio, occhio che te lo perdi per strada. Se può consolarti ha acqua sufficiente per sguazzare sereno ancora un po' nel caso in cui volesse intrattenersi. È già grasso, quindi è proprio figlio tuo. Pesa già come un abbacchio e ha ancora due settimane per diventare una vacca. In bocca al lupo e tanti cari saluti, divertiti in sala parto quelle 15/16 ore di travaglio".
L'avevo presa alla leggera. Invece ci avevano quasi azzeccato. È nato in ritardo di dieci giorni sulla tabella di marcia e dopo otto ore di sofferenze inenarrabili (mie, perché lui è uscito fuori fresco come una rosa e con un battito come quello dei vecchi dopo una passeggiatina al parco dopo pranzo). Non pesava 3600 grammi. Nemmeno 3800. Pesava 4130 grammi e aveva un capoccione da diciottenne. Capelli lunghi, tanti e neri, piedi grandi, occhi a mandorla, mani affusolate e bellissime. L'ho amato fin dal primo sguardo sfinito.
Bisognava assolutamente restare lucidi e tradurre il dottorese in un linguaggio più diretto.
Prima ecografia: "Utero aumentato di volume per la presenza al suo interno di sacco gestazionale normoimpiantato contenente embrione unico vivente dotato di attività cardiaca, il cui CLR di 14 mm circa depone per una epoca gestazionale in accordo con il periodo di amenorrea riferito (8 settimane + 2 giorni)."
Tradotto: "No, quella nausea non era il goulash con polenta di ieri sera. Sveglia, sei incinta di un affare che ti si è già correttamente appiccicato addosso come una sanguisuga e misura poco più di un pisellino verde; tranquilla, non aveva ragione tua madre con la storia dei gemelli (perché tua nonna anche era gemella e quindi "vuoi vedere che questa ci tira fuori due piccioni con una fava", in barba ad ogni doppia lettura del detto). Aspetti un figlio solo, che per ora - ma solo per ora - non è ingrassato: contrariamente a te è grosso esattamente quanto dovrebbe essere".
Ultima ecografia: "attività cardiaca presente. Movimenti fetali evidenziati. Presentazione cefalica. Liquido amniotico normalmente rappresentato. Accrescimento fetale nei limiti MEDIOSUPERIORI della norma per l'epoca di amenorrea (38 settimane + 2 gg). Valutazione del peso fetale: 3600 gr."
Tradotto: "Sì, lo sappiamo, si muove come un'anguilla. È tutto a posto. Sappiamo anche che fai parte delle migliaia di donne che urlano come oche quando il coso gioca a fare Alien e vedete passare mani/piedi/testa/culone/ginocchia sottopelle. Il coso è già in rampa di lancio, occhio che te lo perdi per strada. Se può consolarti ha acqua sufficiente per sguazzare sereno ancora un po' nel caso in cui volesse intrattenersi. È già grasso, quindi è proprio figlio tuo. Pesa già come un abbacchio e ha ancora due settimane per diventare una vacca. In bocca al lupo e tanti cari saluti, divertiti in sala parto quelle 15/16 ore di travaglio".
L'avevo presa alla leggera. Invece ci avevano quasi azzeccato. È nato in ritardo di dieci giorni sulla tabella di marcia e dopo otto ore di sofferenze inenarrabili (mie, perché lui è uscito fuori fresco come una rosa e con un battito come quello dei vecchi dopo una passeggiatina al parco dopo pranzo). Non pesava 3600 grammi. Nemmeno 3800. Pesava 4130 grammi e aveva un capoccione da diciottenne. Capelli lunghi, tanti e neri, piedi grandi, occhi a mandorla, mani affusolate e bellissime. L'ho amato fin dal primo sguardo sfinito.
venerdì 14 dicembre 2012
Una data, una garanzia
14 dicembre 2010. Divento giornalista professionista. La sera brindo con champagne e amatriciana alla Taverna Trilussa; poi torno a casa, la mia casa nuova di trinca, a piedi con il mio boyfriend. Mi faccio un bagno caldo, ascolto un po' di musica. Il pensiero del giorno è: nella vita non mi manca niente.
14 dicembre 2011. Poggio una provetta sul lavandino, dopo tre secondi si colora una tacca. Dopo 5 anche l'altra. Scopro così, da sola a casa mia, di essere incinta. Piango ininterrottaamente - di gioia / di paura / di tutto - fino all'ora di cena. E brindo all'Enoteca Ferrara con gulash e brunello. Una cosetta leggera che Vittorio deve aver gradito. Torno a casa a piedi col mio boyfriend. Mi stendo sul letto con lui e comincio a realizzare che l'anno prossimo di questo periodo avrò un figlio di circa quattro mesi. Oddio. Però che bello, il prossimo Natale siamo in tre. Pensiero del giorno: nella vita non mi sto facendo mancare niente.
14 dicembre 2012: eccolo qua. Il mostro ieri ha compiuto i famosi 4 mesi e nel frattempo:
- Sono andata in groppa a un cammello nel cuore del deserto marocchino mentre lui era un fagiolo di 3 cm, per la gioia dei nonni e del mio ginecologo.
- Ho adottato felicemente il metodo "ciò che non strozza ingrassa", mangiando ogni cosa commestibile per quasi dieci mesi e prendendo DICIOTTO CHILI CIRCA. Da lì ho capito quanto mi ama mia madre, che mi incontrava e diceva "amore, come sei bella, non ti sei ingrassata per niente". A Parigi il commesso di Ladurée mi guardava con gli occhi di fuori: "ma sono tutti per lei?". Ed era solo l'inizio, ero incinta e non lo sapevo. Figuriamoci dopo.

- All'ottavo mese ho contratto la Toxoplasmosi (in un mare di cretinate, consentitemi una parentesi molto seria). Quante ne ho sentite... "un pezzetto di prosciutto crudo che sarà mai? Ti pare che uso l'amuchina per lavare la verdura? La carne stracotta mi fa schifo, se la mangio al sangue non mi succederà niente". Bene, mettete su un piatto della bilancia il vostro irrinunciabile pezzo di prosciutto; sull'altro, la possibilità (poi non così remota) che vostro figlio nasca malformato, epilettico, ritardato, sordo, cieco, autistico. Che scegliete? Io sono stata fortunata perché ho contratto il parassita tardi, Vittorio era già perfettamente formato. Ma mi sono imbottita di antibiotici e non ho chiuso occhio per due mesi. Oltre ad essermi sentita una perfetta idiota. Chi si imbatte nella toxo nel primo trimestre rischia molto, molto di più. Datemi retta, il gioco non vale la candela.
- Torniamo alle stupidaggini. Ho assistito a una delle estati più calde della storia, con punte di 44 gradi reali e 120 percepiti (da me): mi aggiravo per il quartiere con Birkenstock taglia 40 ai piedi, leggings vecchi di vent'anni, magliette XXXXL, una pancia che di profilo ero Vito Catozzo, le mani sui lombari e con scritto in faccia "se non ti muovi a uscire da qui il motorino te lo scordi". La gattara di Trastevere in confronto a me era una pariolina snob.
- Il fatto di nascere non era una prerogativa di mio figlio. Stava bene là dentro, mangiava come un camionista e nuotava felice in litri di liquido amniotico. Il 13 agosto gli ho dovuto dare lo sfratto esecutivo. Per convincerlo che c'erano cose interessanti anche qui fuori mi ci sono volute otto ore più due di anestesia totale, un'anemia che ero gialla come un limone, un livido sulle chiappe che sembravo il capo del Pianeta delle scimmie. Insomma, Vittorio è un osso duro.
Ieri ho festeggiato la sua presenza sulla Terra e le sue prime OTTO ore di sonno (seguirà post) con massaggio rilassante, doccia chilometrica e sushi. Che sensazione di... benessere, leggerezza, mancanza. L'ho sbolognato per la prima volta ai nonni. Ha giocato, ha guardato la televisione, ha emesso i suoi urletti spaccatimpani, ma soprattutto ha pianto come solo lui sa fare. L'osso duro. Quando sono tornata a prenderlo, il tempo di suonare al citofono e ho trovato la guida rossa dal portone alla macchina, Vittorio già vestito e mio padre che apriva le porte per aiutarci a uscire. Della serie, ripigliatevelo.
Pensiero di oggi: nella vita mi manca il sonno, ma per il resto ho proprio tutto tutto.
14 dicembre 2011. Poggio una provetta sul lavandino, dopo tre secondi si colora una tacca. Dopo 5 anche l'altra. Scopro così, da sola a casa mia, di essere incinta. Piango ininterrottaamente - di gioia / di paura / di tutto - fino all'ora di cena. E brindo all'Enoteca Ferrara con gulash e brunello. Una cosetta leggera che Vittorio deve aver gradito. Torno a casa a piedi col mio boyfriend. Mi stendo sul letto con lui e comincio a realizzare che l'anno prossimo di questo periodo avrò un figlio di circa quattro mesi. Oddio. Però che bello, il prossimo Natale siamo in tre. Pensiero del giorno: nella vita non mi sto facendo mancare niente.
14 dicembre 2012: eccolo qua. Il mostro ieri ha compiuto i famosi 4 mesi e nel frattempo:
- Sono andata in groppa a un cammello nel cuore del deserto marocchino mentre lui era un fagiolo di 3 cm, per la gioia dei nonni e del mio ginecologo.
- Ho adottato felicemente il metodo "ciò che non strozza ingrassa", mangiando ogni cosa commestibile per quasi dieci mesi e prendendo DICIOTTO CHILI CIRCA. Da lì ho capito quanto mi ama mia madre, che mi incontrava e diceva "amore, come sei bella, non ti sei ingrassata per niente". A Parigi il commesso di Ladurée mi guardava con gli occhi di fuori: "ma sono tutti per lei?". Ed era solo l'inizio, ero incinta e non lo sapevo. Figuriamoci dopo.
- All'ottavo mese ho contratto la Toxoplasmosi (in un mare di cretinate, consentitemi una parentesi molto seria). Quante ne ho sentite... "un pezzetto di prosciutto crudo che sarà mai? Ti pare che uso l'amuchina per lavare la verdura? La carne stracotta mi fa schifo, se la mangio al sangue non mi succederà niente". Bene, mettete su un piatto della bilancia il vostro irrinunciabile pezzo di prosciutto; sull'altro, la possibilità (poi non così remota) che vostro figlio nasca malformato, epilettico, ritardato, sordo, cieco, autistico. Che scegliete? Io sono stata fortunata perché ho contratto il parassita tardi, Vittorio era già perfettamente formato. Ma mi sono imbottita di antibiotici e non ho chiuso occhio per due mesi. Oltre ad essermi sentita una perfetta idiota. Chi si imbatte nella toxo nel primo trimestre rischia molto, molto di più. Datemi retta, il gioco non vale la candela.
- Torniamo alle stupidaggini. Ho assistito a una delle estati più calde della storia, con punte di 44 gradi reali e 120 percepiti (da me): mi aggiravo per il quartiere con Birkenstock taglia 40 ai piedi, leggings vecchi di vent'anni, magliette XXXXL, una pancia che di profilo ero Vito Catozzo, le mani sui lombari e con scritto in faccia "se non ti muovi a uscire da qui il motorino te lo scordi". La gattara di Trastevere in confronto a me era una pariolina snob.
- Il fatto di nascere non era una prerogativa di mio figlio. Stava bene là dentro, mangiava come un camionista e nuotava felice in litri di liquido amniotico. Il 13 agosto gli ho dovuto dare lo sfratto esecutivo. Per convincerlo che c'erano cose interessanti anche qui fuori mi ci sono volute otto ore più due di anestesia totale, un'anemia che ero gialla come un limone, un livido sulle chiappe che sembravo il capo del Pianeta delle scimmie. Insomma, Vittorio è un osso duro.
Ieri ho festeggiato la sua presenza sulla Terra e le sue prime OTTO ore di sonno (seguirà post) con massaggio rilassante, doccia chilometrica e sushi. Che sensazione di... benessere, leggerezza, mancanza. L'ho sbolognato per la prima volta ai nonni. Ha giocato, ha guardato la televisione, ha emesso i suoi urletti spaccatimpani, ma soprattutto ha pianto come solo lui sa fare. L'osso duro. Quando sono tornata a prenderlo, il tempo di suonare al citofono e ho trovato la guida rossa dal portone alla macchina, Vittorio già vestito e mio padre che apriva le porte per aiutarci a uscire. Della serie, ripigliatevelo.
Pensiero di oggi: nella vita mi manca il sonno, ma per il resto ho proprio tutto tutto.
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