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martedì 15 ottobre 2013

Vittorio habet armadium (?)

Lo sapevo che era solo questione di ore. Prima io, ora il nano. Poi sicuramente la passeremo anche al terzo elemento della famiglia. L'influenza maledetta.

Sono due giorni che sto a casa. Più in bagno che a casa, per la verità. Il che non ha nessun pro evidentemente, se non quello di poter ultimare un paio di cose alle quali non ero riuscita a mettere mano.

La prima è il famoso baule armadio. Dopo la scartavetrata, dopo la cementite, dopo la verniciatura doppia, dopo la carta adesiva e soprattutto dopo una lunga serie di santi che ho scomodato nel metterla... Ecco il risultato. Vittorio habet armadium (?). Sono assai fiera di me.











sabato 5 ottobre 2013

Un baule antistress

Non è che racconto bugie, io.

Beh quando ero piccola sì. Dicevo alle suorine dell'asilo che mia madre mi picchiava selvaggiamente. È stata richiamata, una volta. Quando siamo tornate a casa immagino me le abbia date davvero, quel giorno.

Comunque non ne racconto più. Mi sono sempre messa nei casini con le bugie. Perché non ho memoria e l'impalcatura prima o dopo mi cade addosso, è inevitabile. Ormai ho imparato.

Non ho detto una bugia nemmeno quando raccontavo qui che mi sarei messa all'opera rimettendo a posto un vecchio baule lasciatomi quasi in forma di dispetto (qualcosa tipo "voglio proprio vedere che ci fai") dalla vecchia inquilina. Quando dopo mesi mi sono fatta coraggio tirandolo giù dalla soffitta ho scoperto un tesoro. Diciamo che ci ho messo un paio di giorni a capire cosa avessi per le mani, perché l'arpia lo aveva chiuso portandosi via le chiavi. Dopo averlo spolverato e aver spaccato le serrature (posticce rispetto al resto) l'ho aperto trovando un armadio da viaggio, degli anni trenta, forse. Di quelli pieni di cassetti, con dentro le cinghie. E con tutte le stampelline in legno, ancora in perfette condizioni. Un gioiello.

Ho scelto di adattarlo e metterlo in camera di Vittorio, ma avevo sottovalutato un paio di aspetti. Ad esempio il fatto che negli anni ha subito diversi interventi con la carta adesiva, senza contare la miriade di minuscoli chiodini arrugginiti e ormai inutili. Morale: riportarlo "vergine" del tutto non è stato possibile, ma ci sono andata molto vicino.

Sono a un ottimo punto: mancano solo da dipingere e rifoderare i cassetti. Poi ci siamo.

Ho comunque capito, dopo settimane di unghie spaccate e vernice in faccia, che per un recupero del genere non basta essere solo molto motivati. Bisogna essere anche mediamente fuori di testa. Solo così si fa in modo che diventi un antistress, anziché l'ennesimo elemento che lo stress te lo fa venire.





lunedì 23 settembre 2013

Del grasso che se ne va e del baule che voleva essere un armadio.

Ho smesso di suonare il pianoforte proprio quando i vicini di casa non insonorizzavano più le finestre al mio strimpellìo.

Ho smesso di praticare lo sci nautico al lago proprio mentre cominciavo a perdere le sembianze di un'esca viva attaccata all'amo.

Ho deciso che il francese poteva cavarsela anche senza di me proprio quando i francesi non avevano più un enorme punto interrogativo stampato in faccia mentre mi rivolgevo a loro.

Insomma ho interrotto tutto, sempre. Storie d'amore sul più bello, sport, arti, svaghi vari ed eventuali, letture. Tanto da fornire a mio padre nel tempo un potente elemento col quale minare la mia autostima a colpi di "non finisci mai quello che cominci".

Poi invece arriva il fatidico giorno della riscossa.

Il 7 gennaio 2013 lo avevo annunciato: "da oggi dieta e torno com'ero prima di Vittorio".

Otto mesi, dodici chili e venti sogni a base di amatriciana e hamburger dopo, ho portato a termine la mia mission e oggi peso tre chili in meno rispetto all'ottobre del 2011, quando ignara di stare per trasformarmi in una costa concordia spiaggiata, svenivo qua e là e davo di stomaco anche nel sonno.

Foto di allora mi ritraggono col verme solitario, perennemente alle prese con cibi di ogni fattezza. Manuela con la maxi pizza all'autogrill: ce l'ho. Manuela che addenta sei chili di torta al cioccolato: fatto. Manuela che si spara un hamburgerone come se non vi fosse un domani, con sorriso a 50 denti: presente.

Poi a un certo punto ho pensato che non mi sarebbe piaciuto un figlio che intorno ai quattro anni mi dicesse "mamma sei tanto bella anche se sei grassa". I bimbi notano il sovrappeso altrui proprio come i grandi, solo che poi i grandi hanno il buon cuore di tenerselo per sé (o - se sono bastardi - renderlo argomento di conversazione a cena con amici comuni. "Hai visto Maria che panza che ha messo?" "eh sì però hai visto pure quanto magna?"). I piccoli no, sputano fuori tutto senza rete drenante tra il cervello e la lingua. Croce e delizia dell'infanzia.

Vabè. Quindi mio figlio da adesso al massimo dirà "mamma sei tanto bella anche se sei un po' scema". A questo avrò qualche difficoltà in più per porre rimedio. Anche perché è vero.

MA c'è un ma. Quando mio figlio mi dirà così - oltre a beccare una serie lunga di mazzate sulle gengive - potrò sempre dirgli "tu quoque, fili mi. Tu, figlio ingrato come tuo padre, che denigra la sacra arte del recupero. Tu, che a un anno ricevesti in dono un vecchio baule che la tua mamma dalle mani d'oro trasformò in uno splendido armadio. Quella mamma tanto paziente e tenace da trascorrere un'ora in un negozio di vernici e colori. Non un negozio di scarpe. Non un negozio di borse. Non un negozio di vestiti. Un negozio di vernici e colori. Per scegliere la gradazione perfetta di VERDE SALVIA per il tuo armadio recuperato da un baule. E per vedermi umiliare dal titolare al suon di ma lei il concetto di PALETTE non lo conosce?. Tu. Cattivo."

Sì. Ho tutto.

Pennelli due.
Cementite a pioggia.
Vernice Boero color verde salvia, alias codice 49B-40 - fatta ad hoc per me - chili uno.
Carta vetrata metri tre.
Carta adesiva protettiva, rotoli due.
Giornali vecchi, a pacchi.
Buona volontà e pazienza, quanto basta.

Domani si parte. Evvai col DIY. Sparatemi.







giovedì 19 settembre 2013

Comodino e libreria, torna il DIY. E dei pro e contro della nuova dimora

Vabè, dicevamo. La casa nuova. Il marasma. Manco un mobile in giro. E allora le scelte erano due: buttarmi dal terrazzo nuovo - anche lui zozzo incasinato e improponibile - oppure rimboccarmi maniche e cervello ed autoprodurmi un po' di cosette.

Insomma il loop del Do It Yourself è ripartito alla grandissima. Diciamo che al momento mi sono un filino inchiodata sulle cassette della frutta, ma conto di sfogarmi presto su altro (ad esempio su quel meraviglioso baule che mi ha lasciato la vecchia inquilina, di cui allego foto. Diventerà l'armadio di Vittorio). Il fatto è che ho il mercato rionale sotto casa e ogni volta che passo là davanti con la macchina arraffo sei o sette casse di legno. E ogni volta, rigorosamente, Lui mi cazzia dicendo che si vergogna di me - che (testuali parole) "frugo nella spazzatura come una barbona". Lui, che del magico mondo del recupero e dell'arredo non capisce una mazza. Lui, che ha ricevuto in dono un meraviglioso comodino sul quale poggiare le cose che fino a quel momento giacevano per terra. Lui, uomo ingrato.

Dunque un bel comodino con le rotelle. Quattro, chiaramente. 3 euri l'una. bomboletta di smalto azzurro spray, 5 euri. Tempo di realizzazione 20 minuti.

E poi una libreria piccolina. In un paio d'ore era finita. Ho usato direttamente la cementite bianca, una sola passata. Poi ho dipinto le lettere in grigio.
Vantaggio: non ho più i libri negli scatoloni e non ho la fretta di comprare un mobile tanto per comprarlo.
Svantaggio: per ora puzza (è cementite naturale e atossica ma fa un odore repellente) e se non ci metto una vernice flatting opaca probabilmente tra qualche mese sarà ingiallita e non lavabile. Ma chissenefrega.

A proposito di vantaggi e svantaggi, tirando fuori oggetti dagli scatoloni è spuntato un blocco di carta diviso in due, PRO e CON (per gentile concessione natalizia della mia amica Vale). In un momento di grande depressione da tempochecorre/vittoriosenzaunacamerettapronta/nientefrigoperconservarelattefrescoeavocado ho compilato la sua prima pagina. Ed ecco qua. Ho scoperto che in fondo questa casa ha un certo numero di pro che sono altamente competitivi con i contro.

Esempio uno: avere in camera da letto una porta a specchio in ferro battuto che ho disegnato io. Specchio il cui di me riflesso è assai assai dimagrente - il che di prima mattina fa un gran bene.

Esempio due: lo specchio assai dimagrente dà accesso a una cabina armadio. Ancora non ha proprio tutte le sembianze della cabina armadio, sembra più Nagasaki dopo lo sgancio dell'atomica. Però diventerà presto una cabina armadio vera, ed io la sogno da quando avevo sei anni.

Esempio tre: la quasicabina contiene una scarpiera fatta da me medesima (costo tra mensole e strutturina circa 120€ e un paio d'ore per assemblarla), dove riporre i miei tacchi e venire finalmente a conoscenza del fatto di averne una valanga ingestibile. Quando non hai una scarpiera e le tue scarpe giacciono raminghe seppellite qua e là (sottoilletto/sottoleborse/sottoivestiti/dilàall'ingresso/nellosgabuzzino) te le dimentichi. O meglio, fingi di dimenticarle e corri a comprarne delle altre. Morale, otto virgola cinque metri lineari di ripiani sono già sgionfi ed esauriti.

Esempio quattro: se apri gli occhi all'alba c'è una luce rosso fuoco che penetra nelle fessure della tapparella regalandoti il migliore dei risvegli. Nei tre anni a Trastevere mi è mancata la luce. È un dono, davvero.

Esempio cinque: hai la mamma due piani sotto. Questo punto devo ancora capire bene se si collochi sulla sinistra o sulla destra del foglio.